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A Porte Socchiuse - Oscar Girardin

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  Presentazione

fotoQuesta mostra è il risultato di una storia, di lunghe discussioni e di una annosa amicizia.

Parlando e discutendo si mette a fuoco talvolta uno spunto, si ripetono delle frasi.

Nei discorsi di Oscar ricorrono queste due espressioni: " A porte socchiuse" e "Val la pena di continuare per ripetersi ?".

Da questo sono nate alcune riflessioni e l'idea di un incontro fra amici.

Ed ora qualche nota "critica"...

Una delle tante situazioni di ambiguità, d'incertezza, anche sensoria, in cui ci si può imbattere, può essere quella di trovarsi davanti ad una porta socchiusa.

Di fronte ad una porta chiusa tutto sembra semplice: si bussa, si suona il campanello, si apre forzando la serratura o con una spallata.

Anche quando ci si trova di fronte ad una porta aperta non si hanno troppe remore, ci si annuncia ad alta voce, si entra senza troppe difficoltà o paure di incorrere in qualche disavventura legale, almeno mi pare.

Tutt'altra situazione è quella che ci si vede davanti ad una porta socchiusa, perplessità, senso del misterioso, curiosità, desiderio di spalancarla, voyerismo.

Socchiusa è la porta che è accostata, non del tutto chiusa, il socchiudere è quell'operazione con la quale chiudiamo od apriamo solo in parte, lasciando uno spiraglio.

Ma, abbandonando questo stile stucchevole, entro subito nel merito del titolo, della metafora della porta socchiusa.

Ogni realtà, ogni persona, ogni testo, sono delle alterità, ed in quanto tali non possono fornire mai, se non agli sprovveduti, degli accessi agevoli ed immediati, delle porte aperte in una parola.

Ogni via d'accesso è perciò una porta socchiusa, un momento ermeneutico indispensabile, un dubbio salutare che, lungi dall'inibirci la comprensione, ce la rende possibile, specialmente nei luoghi che pensiamo più disponibili ed accessibili.

Qual è allora l'accesso, l'ipotesi che ci permette di comprendere i lavori di Oscar, le loro caratteristiche, le loro motivazioni?

I rimandi, le ascendenze, sono abbastanza evidenti, le manifestazioni di quella particolare modalità dell'arte contemporanea, che si usa oggi in generale definire "concreta", i suoi stilemi fondamentali, il gusto per l'immagine e l'organizzazione geometrizzante, con qualche allusione agli effetti optical.

In alcune opere prevale il senso dell'ordine, nella sua dimensione statica.

Ma quasi sempre c'è il tentativo di esprimere una tensione, l'equilibrio del dinamismo, di relazionare l'oggetto estetico con l'ambiente, di rompere lo spazio del "quadro", di creare la dissonanza, senza renderla dirompente.

Oscar, Tiziano, Ruggero e Martino Credo che uno dei suoi interessi sia proprio quello di armonizzare materiali freddi e materiali caldi, materiali raffinati e materiali grezzi, di unire alla forma uniforme, un tour de force che costituisce una tentazione sempre fascinosa.

Fin qui nessuna novità.

Ognuno può formulare, più o meno avvedutamente, dei giudizi di carattere critico ed estetico, a seconda magari dei suoi gusti e delle sue tendenze.

Si tratta di un lavoro che percorre certe situazioni dell'arte e della sua storia, rielaborando e trasformando, una sorta di transanvanguardia che preferisce all'ironia l'esercizio formale.

Al di là di queste considerazioni mi pare ci sia un'altra dimensione alla quale riferirsi, un altro punto di vista dal quale muovere per comprendere, è la dimensione in cui la proposta di Oscar nasconde una particolare riflessione sulla natura di ciò che continuiamo a chiamare "arte" ed "artista".

In un'epoca in cui la figura dello specialista, dell'addetto ai lavori tendono ad esercitare un ruolo eslusivo anche nel determinare lo status dell'"operatore culturale", persino del "pensatore" e dell'"artista", qualcuno ha cominciato, e non oggi, a riflettere e a dubitare.

Come non pensare che questo complesso di problemi non abbia a che fare con la riduzione dell'uomo a funzione di un sistema, del prodotto letterario a funzione dell'industria culturale e dell'opera d'arte a residuo finale di un processo che chiama in causa primariamente il mercato e la critica come marketing ed agenzia pubblicitaria?

La dimensione-indicazione di Oscar la definirei come esercizio ludico.

E penso alle belle pagine di Black Spring, in cui Henry Miller ci descrive la genesi e la produzione di un suo acquerello, l'arte come gioco.

Ha tutto l'aspetto di una banalità, di un luogo comune, un'ovvietà, una tautologia.

Non riflettere su questo concetto, non prenderlo sul serio in tutte le sue implicazioni, concerne però una buona dose di cattiva coscienza.

E' ciò che sembra ovvio che si deve inanzitutto problematizzare!

Ma cosa significa veramente che l'arte deve essere autenticamente gioco, cosa fa si che l'uomo-artista sia veramente un homo ludens?

Non si può decidere in assoluto quali siano i contenuti di questa identità, la sua verità è di volta in volta diversa, la libertà e l'intelligenza si esprimono nella differenza.

Ciò che significava spregiudicatezza ieri può rappresentare oggi il suo contrario.

I giochi cambiano, ciò che deve restare identico è la disponibilità e l'assenza di pregiudizio, l'innocenza.

I giochi cambiano, ora si identificano nell'estenuazione della riflessione, ora nella furia iconoclasta, ora nell'abbandono ai materiali e alle forme.

Comunque chi vuol autenticamente giocare non bara, pena l'estromissione dal gioco stesso.

Nel "diletto" di Oscar mi pare che manchi ogni barare.

La sua ricerca (bisogna purtroppo usare ancora questo termine) non è il nascondersi dietro ad uno slogan, non è una parola, che taluni proclamano come una formula magica, il maquillage che nasconde un esercizio esaurito e scontato.

Il suo operare è comunque un incontro-scontro con forme e materiali, fatto di ipotesi e di verifiche, di impasses e di ritrovamenti.

Ecco come definirei in conclusione il suo fare, un libero e disinteressato provocare materiali e forme alla luce di un dialogo con la recente storia dell'arte.

"Val la pena di continuare per ripetersi"?

(Tiziano Santi)




A PORTE SOCCHIUSE
Via Motte, 11 - S. Martino di Lupari
OTTOBRE '84 DI SABATO 20

critica: Tiziano S.
foto e sviluppi: Tiziano F.
impostazione catalogo: Oscar - Tiziano S.- Tiziano F.
esterni e allestimento: Ruggero R.,
fornitura materiali: Giuseppe C.
vivandieri : Luigi - Sabrina
trattenimento e simpatia: Dilia G.
pubbliche relazioni: buon vino
fantasmi: Malevic, Van Dogsburg, Mondrian, Vaserely, Max Bill etc..

OSPITI D'ONORE:
gli amici.
 
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Oscar Girardin - Opera

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Informazioni

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