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Gli anni degli
elettrodomestici
I
portariviste in vimini erano collocati in un angolo del salotto, su
un tappeto finto persiano, accanto a divani e poltrone ben disposte
a fronte dei primi "scatoloni tv" che i più fortunati
della borghesia di quegli anni, correvano ad accaparrarsi.
Il più delle volte, come per altri beni di consumo, a costo
di firme in calce a cambiali e pagherò.
Le riviste e i settimanali che facevano bella mostra di se in quei
salotti, erano la tessera di appartenenza ad una schiera di italiani
che ambivano ad essere tali e quali la pubblicità mostrava
e che, ancora, non si sognavano di essere in procinto di varcare la
soglia del boom degli anni '60.
Ma in cuor loro, già nascevano desideri e spinte emotive consumistiche,
voglia di avere per essere, brama di potersi confrontare con il vicino,
il cugino dell'amica, lo zio del portiere, il carogna capo-ufficio.
Poco è cambiato da allora: sono passati 50 anni e i sogni del
possesso hanno cambiato solo il linguaggio mediatico, più raffinato,
più "marketing".
Tra quei mensili e settimanli, spesso si intravvedeva una "rivista
di gastronomia e convivialismo fondata nel 1929", come se l'adeguamento
della posizione sociale dovesse necessariamente passare per la tavola,
lo stomaco e quello che consegue.
"La Cucina Italiana" ci rende una "fotografia"
di come avrebbe dovuto essere la donna italiana.
Ancora di più delle immagini di copertina, con i piatti succulenti
in primo piano, le pubblicità in "quarta di copertina",
pubblicate in questa mostra, ci sono necessarie per leggere le ondate
di comunicazione commerciale che entravano nelle case, nei salotti,
negli occhi e nelle menti degli italiani.
E' vero che "La Cucina Italiana" era un periodico dedicato
specificatamente alle donne, ma la sua presenza nei caldi focolari
degli anni 50, non passava inosservata ai mariti, ai figli e agli
invitati, ai quali, le casalinghe nostrane, imputavano credo di giudizio
sul proprio apparire attraverso oggetti e cose dell'arredamento.
L'ordine di messa in dimora frontale dei giornali non era sempre rispettato
da tutti i membri familiari e, ci immaginiamo, che occhi italici abbiano
più volte guardato quelle pubblicità "posteriori",
traguardando, così, verso lidi del desiderio comune.
Elettrodomestici, cibi e leccornie, oli e condimenti, biscotti e crackers,
bevande e vini entravano nell'immaginario collettivo anche attraverso
quel "posteriore" cartaceo che spesso si guardava con lo
stesso desiderio che potrebbe suscitare altro posteriore di umana
natura.
I piani di lettura di queste locandine commerciali possono essere
molteplici.
Non ho voglia di indagare oltre quello che appare ad una prima occhiata
e, forse troppi, sono i ricordi che innescano a chi, come me, ha vissuto
con occhi di bambino quei momenti di collettiva allucinazione post-bellica
e pre-boom economico in piena fase di omologazione culturale ai nuovi
valori della società dei consumi.
Si parla degli anni dal 1954 a 1959: succedevano cose strane in quel
periodo.
Il 3 gennaio del '54 veniva ufficialmente inaugurata la Radio Audizioni
Italiana che, a dispetto del nome, vantava anche la tecnologia di
video trasmissione e il suo acronimo, RAI, iniziava ad entrare in
modo prepotente nei bar e nelle case degli abitanti dello stivale.
E se la prima trasmissione culturale offerta fu "L'Osteria della
posta" di Carlo Goldoni, i più significativi successi
furono determinati dal Telegiornale e dal Musichiere (1957-1960).
Mentre i mezzibusti video giornalistici ci informavano della sconfitta
francese nella guerra di Indocina, altrove, a Bandung, in Indonesia,
i rappresentanti di 29 paesi afroasiatici si accordavano per non essere
fagocitati tra i blocchi economici, politici e militari della Nato
e del Patto di Varsavia. Dei cosiddetti "non allineati",
non ne fece notizia alcuno e i 29 paesi vennero comunque, successivamente,
ingurgitati da uno e dall'altro.
Anche perchè, dall'altra parte dell'universo consumistico,
in America e più precisamente in un sobborgo di Chicago, nasceva
McDonald's (1955), marchio destinato dimostrare come si conquista
il mondo; stesso destino per un altro brand, quel Coca Cola pluri-presente
nelle pubblicità di tutto il mondo.
Il Piano Autostradale Nazionale venne varato dal governo DC nel 1955
e da li a poco, le inaugurazioni di tratte stradali videro protagonisti
politici, portaborse e forbici taglia nastri, sempre benedetti dallo
spasimo viaggiatore di tutti noi connazionali Fiat utilitarie dipendenti.
Ma la Casa degli Agnelli non produceva solo autovetture: in fabbrica
gli operai torinesi assemblavano, tra le altre cose, frigoriferi e
lavabiancheria destinati ad incocciare su un mercato popolato da americanissimi
elettrodomestici CGE e nordici Philco.
La prima delle battaglia perse!
Altre battaglie si profilavano all'orizzonte di questi anni cinquanta.
Per alcuni interpretate come vinte, altri le vissero come sconfitte.
La denuncia dei crimini di Stalin al Congresso del Partito Comunista
sovietico nel 1956, portò alla ribalta un uomo di nome Krusciov
e, nello stesso anno, la rivolta d'Ungheria provocò l'intervento
dei carri armati che soffocarono nel sangue un primo risveglio oltre
cortina di ferro.
La politica internazionale rimbalzava nei giornali radio, nei filmati
del telegiornale, nei titoli, a caratteri cubitali, dei quotidiani.
La crisi del Canale di Suez, apertasi con la nazionalizzazione egiziana
del passaggio, si risolse solo dopo una fortissima pressione internazionale
che pose termine alla "politica delle cannoniere".
E mentre Inghilterra, Francia e Israele ritiravano le loro truppe,
e la loro ingerenza, a Roma si ponevano le basi di quei trattati fondatori
della Comunità Europea. L'idea base per la costituzione del
primo nucleo dell'Unione, iniziò a svilupparsi qualche anno
prima (CECA) su esigenze di cooperazione prettamente economica.
Ma due grandi fatti dovevano oscurare la stella occidentale: lo Sputnik
e Cuba.
La messa in orbita del satellite artificiale (1957) fece aggiudicare
all'Unione Sovietica il primo posto nella gara dell'esplorazione spaziale.
Una piccola sfera (58 centimetri!) orbitava, il 4 ottobre, intorno
ad una Terra attonita ed incredula. I bip bip trasmessi dallo Sputnik
1 venivano ascoltati in tutto il mondo e si trasformarono in una nota
di diapason quando per Cuba iniziò una nuova era.
Il dittatore Batista sconfitto, Fidel Castro al potere, una spina
nel fianco degli Stati Uniti.
Un altro segnale radiofonico arrivava alle orecchie degli italiani:
la voce del Papa buono, che, attraverso le antenne di Radio Vaticano,
diffondeva carezze e messaggi (Pacem in terris) destinate ai credenti
e ai non credenti.
Il cinema, già scalfito dall'avvento della televisione, intonava
le sue lodi a Roberto Rossellini e a Mario Monicelli.
Alla Mostra di Venezia (1959) si assegnava, ex aequo, il Leone d'Oro
a "il Generale Della Rovere" e a "La Grande Guerra"
con Alberto Sordi, Vittorio Gassman, Silvana Mangano.
Nonostante l'ambientazione bellica, entrambi i film esprimono quel
carattere sociologico che porrà le basi alla commedia italiana
degli anni sessanta. avanti >> |
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1954 "Aspirapolvere e lucidatrici CGE" 
1954 "Olivetti - Lettera 22" 
1954 "Crema da tavola Elah" 
1955 "Elettrodomestici Fiat" 
1955 "Rossella Lanerossi"
Informazioni
"Quarta di Copertina"
e' una mostra ideata da Giorgio De Novellis
con il supporto di Arte.Go;
immagini tratte da "La Cucina Italiana"
1954 - 1959
Realizzazione dgPIXEL
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