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Presentazione
Forse
si dovrebbe rivedere la teoria della predestinazione alla luce dei
giochi come il "Gratta e vinci".
Chi sarà l'eletto?
Chi sarà prescelto da Dio tra la moltitudine degli esseri umani?
Può sembrare paradossale e anche blasfemo, ma è grosso
modo quello che sta avvenendo in tutto il mondo.
Gli Dei sono ormai irraggiungibili e sempre meno cercati, i miracoli
ormai li fanno le madonnine che piangono sangue o la bella defunta
Grace di Monaco: tra breve anche Lady D. produrrà opere di
bene dall'aldilà.
Invece la ruota della fortuna non smette mai di girare, "Fortuna imperatrix
mundi" recitava un famoso canto goliardico medievale, allora tanto
vale prendere una moneta e grattare…
Ma se è vero che la Fortuna governa il Mondo, può diventare
pericoloso porre il Caso allo stesso livello della Provvidenza.
Nel mondo contemporaneo non c'è più il tempo di interrogare
il Destino.
Si ha troppo fretta per cercare il futuro nel volo degli uccelli o
nel fondo di una tazza di tè o nell'ombra del plenilunio.
Il Destino è un biglietto da poche migliaia di lire.
Basta grattare una polvere dorata (eterna illusione dell'oro!) per
conoscere se gli Dei ci hanno prescelto, la predestinazione è
un fenomeno random orchestrato dal Poligrafico dello Stato: Calvin
non avrebbe certo approvato.
In effetti lo Stato biscazziere ha deciso che vale la pena di sfruttare
la propensione della gente a perdere.
Senza conoscere la psicologia del giocatore descritta da Dostojewskij,
i nostri governanti hanno capito che far pagare le tasse è
più dolce se si dà l'illusione alla gente di poter essere
vincenti, almeno una volta nella vita.
Lo stato incassa e la gente perde felicemente i propri soldi.
Inoltre le vincite non ritirate vengono spartite tra i dipendenti
del Ministero delle Finanze che, come è noto, soffrono di malattie
professionali legate allo stress e all'ipertensione per l'alto consumo
di cappuccini.
Ma gli stessi Beni culturali ricevono benefici dai giochi di stato.
L'estrazione infra-settimanale del lotto va in parte alla tutela del
patrimonio artistico italiano.
In pratica se si smette di grattare si rischia di nuocere alla nazione,
quindi grattare, grattare, grattare…
Franco Vaccari è un artista colto, ha una laurea in fisica
e crede che l'arte non sia soltanto una questione di forme e colori,
ma sia soprattutto libertà di interpretare il mondo.
Il "gratta e vinci" per lui è non solo una delle illusioni
a poco prezzo che tutti possono permettersi, ma uno dei nomi della
Stupidità della società contemporanea.
Secondo lui questa mania collettiva riflette il vuoto di valori tipico
dei nostri tempi.
Nessuna ideologia, nessuna religione, nessuna speranza.
Il gioco non è più un modo per conoscere il mondo, per
prepararsi alla vita, come sanno e fanno i bambini e i cuccioli degli
animali.
Non è quello strumento elevato e unico di comunicazione tra
gli esseri umani, analizzato da Huizinga in "Homo ludens".
Il gioco è assimilato al colpo di fortuna: "It's a lucky strike",
tutti vorrebbero esclamare, come in un film americano dall'immancabile
Happy end.
Per
questo Franco Vaccari, esperto in paradossi quanto un filosofo presocratico,
pensa che l'intero Stato potrebbe basarsi su "gratta e vinci".
Perché non eleggere i politici con questo sistema?
Perché non fare partecipare tutti i cittadini alla possibilità,
per esempio, di diventare Presidente della Repubblica?
La possibilità tecnica esiste.
Tra il caso e i compromessi della politica, forse è meglio
il primo.
Nell'assenza di valori è forse opportuno inserire questo nuovo
modello di partecipazione.
Costa poco, è democratico e il risultato è immediato.
Operando dal 1969 sul concetto delle "esposizioni in tempo reale",
Franco Vaccari non poteva che elaborare il suo progetto in forma di
interazione con il pubblico.
Questa è sempre stata la caratteristica del suo lavoro.
L'arte nasce dall'incontro del pensiero dell'artista con la risposta
della gente, è un modo per capire di più e per conoscersi
meglio.
(Valerio Dehò)
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Informazioni
Tratto dal Catalogo "Gratta e Vinci"
Ed. ArtForum Gallery - 1998
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