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Presentazione
Nelle
recenti opere di Nino Walter Riondato immagine e parola concorrono
con la stessa intensità, seppur a titolo diverso, ad isolare
frammenti di realtà, minimi accadimenti della quotidianità
che vengono proiettati, in una atmosfera di sospensione leggera e
di sottile turbamento che conferisce loro un alone enigmatico.
Si tratta di episodi di scrittura verbovisiva che hanno nel fotoromanzo
il loro antecedente più immediato, ma che possono collegarsi
a modelli più antichi ed alti, come la Biblia Pauperum per
esempio, in cui i materiali figurativi e verbali danno luogo a singolari
accoppiamenti.
Il gioco sadico dei bambini che mimano lo strangolamento di una bambola
con il filo del telefono, lordine di una madre al figlio di
prendere un frutto soltanto, lo sguardo di un figlio che osserva il
padre assorto, oppure nel ciclo Terapie, i più
comuni disturbi del corpo e i rimedi che di solito si raccomandano:
questi alcuni dei contenuti.
La quotidianità si staglia in una luce diversa, strana e crudele,
banale e metafisica, ironica e stupita ad un tempo. Il mezzo fotografico
dona a questi lavoro il senso della datità più banale
ed insieme del vuoto.
I complementi linguistici, le didascalie, anche se sono
semplice, colloquiali, accessibili, assomigliano a certi hayku che,
mentre sembrano rendere il senso nella sua completezza quasi tautologica,
invece di svelarlo, sono destinati ad esserne per converso leffrazione.
Tiziano Santi |
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Buon Giorno, come sta? /
Non bene. Spesso sono colto da pallore. /
Ho capito. Si. Lei dovrebbe fare la terapia dell'ortica. Ne raccolga
un rametto e si fustighi il tronco per diversi giorni consecutivi.

Di quante si tratta?
Quante bambole?
Una?
Con che?
Col filo del telefono?
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