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Presentazione
"L'uomo
fa esperienza di sè come un'entità che non si identifica
col suo corpo, ma che al contrario ha quel corpo a sua disposizione.
In altri termini, l'esperienza che ha di sè oscilla sempre
in equilibrio tra l'essere e l'avere un corpo, e questo equilibrio
deve venire continuamente ristabilito"
(P.L.Berger e T. Lockmann)
Il corpo ha una storia, una storia lunga quale quella dell'uomo e
le sue culture.
Ciò che noi intendiamo per corpo non corrisponde certo a qualcosa
che possa essere comprensibile ad un indigeno delle Trobriand o ad
un buddista zen, nè la nozione che ne ha la medicina occidentale
è sovrapponibile per esempio alla corrispondente nozione della
medicina cinese.
Oggi, come direbbe Baudrillard, il corpo si adatta ai modelli economici
e scientifici.
Da una parte è il robot, la macchina, un oggetto totalmente
funzionalizzato sotto la legge del valore.
C'è però anche un'economia politica del segno per cui
la forza-lavoro diventa un modello di appagamento, il suo valore si
identifica totalmente con la sessualità.
La scienza, che per noi è il reale, con il suo sguardo viene
senza dubbio da lontano, la sua origine è rintracciabile nella
cultura greca, quando da Platone in poi, per tutto l'Occidente, sarà
il luogo dell'unità dell'io, del soggetto.
Psichè e sòma, anima e corpo, res cogotans
e res extensa, spirito e materia.
E' da allora che il corpo è diventato sòma, la
tomba dell'anima, il luogo in cui per il momento esso è sepolto.
Ma il corpo non è primariamente il cadavere sezionato, svuotato,
disgregato, è innanzitutto un'originaria apertura del mondo.
Partecipa della natura dell'oggetto solo quando regoliamo la nostra
esperienza sui simulacri della biologia.
Il corpo è noi stessi, non lo trasportiamo come una mera cosa,
non è in nessun luogo perchè è costantemente
con noi.
Tutto ciò non esclude però l'esperienza dell'alterità.
"Je est un autre", diceva Rimbaud.
L'identità è multipla, già al nostro interno
lavora la differenza.
Siamo eccentrici e questa eccentricità intercorre anche fra
l'io psicologico e l'io biologico dell'uomo.
Da un lato l'uomo è un corpo, nello stesso senso in
cui ciò si può dire per un animale, dall'altro ha
un corpo.
E' in questo squilibrio, in questo stato di peccato, intendendo la
parola nel senso etimologico di peccus, vale a dire nel senso
di difetto podologico, passo malfermo, smarrimento della saldezza
che funziona il rapporto con noi stessi, il nostro corpo e il nostro
mondo.
Forse in questo senso possiamo pensare, sulla scorta di Derrida, le
parole di Amleto: "The time is out of joint", "Il
mondo è privo di sesto".
Dove ci sono le cose, i corpi, ci sono anche gli spettri. Solo in
un pensiero che fa del dualismo il suo presupposto la morte è
separata dalla vita, il corpo dalla sua ombra.
testo critico: Tiziano Santi
videoriprese: dgPIXEL
post produzione: dgPIXEL
allestimento e supporto: Dilia, Ruggero, Luigi, Sabrina |
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Informazioni
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