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Descrizione dell'Opere
di Tiziano da Cador
da "Le vite de' più eccellenti pittori, scultori
e architettori" scritte da M. Giorgio Vasari - Pittore et architetto
aretino - 1568
Essendo
nato Tiziano in Cador, piccol castello posto in sulla Piave e lontano
cinque miglia dalla chiusa dell'alpe, l'anno 1480, della famiglia
de' Vecelli, in quel luogo delle più nobili, pervenuto all'età
di dieci anni con bello spirito e prontezza d'ingegno, fu mandato
a Vinezia in casa d'un suo zio cittadino onorato, il quale veggendo
il putto molto inclinato alla pittura, lo pose con Gianbellino pittore,
in quel tempo eccellente e molto famoso, come s'è detto, sotto
la cui disciplina attendendo al disegno, mostrò in brieve essere
dotato dalla natura di tutte quelle parti d'ingegno e giudizio che
necessarie sono all'arte della pittura.
E perché in quel tempo Gianbellino e gli altri pittori di quel
paese, per non avere studio di cose antiche, usavano molto, anzi non
altro, che il ritrarre qualunche cosa facevano dal vivo, ma con maniera
secca, cruda e stentata, imparò anco Tiziano per allora quel
modo.
Ma venuto poi l'anno circa 1507 Giorgione da Castel Franco, non gli
piacendo in tutto il detto modo di fare, cominciò a dare alle
sue opere più morbidezza e maggiore rilievo con bella maniera,
usando nondimeno di cacciar sì avanti le cose vive e naturali
e di contrafarle quanto sapeva il meglio con i colori, e macchiarle
con le tinte crude e dolci, secondo che il vivo mostrava, senza far
disegno, tenendo per fermo che il dipignere solo con i colori stessi,
senz'altro studio di disegnare in carta, fusse il vero e miglior modo
di fare et il vero disegno.
Ma non s'accorgeva che egli è necessario a chi vuol bene disporre
i componimenti et accomodare l'invenzioni, ch'e' fa bisogno prima
in più modi diferenti porle in carta, per vedere come il tutto
torna insieme.
Conciò sia che l'idea non può vedere né imaginare
perfettamente in se stessa l'invenzioni, se non apre e non mostra
il suo concetto agl'occhi corporali, che l'aiutino a farne buon giudizio;
senzaché pur bisogna fare grande studio sopra gl'ignudi, a
volergli intendere bene, il che non vien fatto né si può
senza mettere in carta; et il tenere sempre, che altri colorisce,
persone ignude innanzi, o vero vestite, è non piccola servitù,
là dove quando altri ha fatto la mano disegnando in carta,
si vien poi di mano in mano con più agevolezza a mettere in
opera disegnando e dipignendo.
E così facendo pratica nell'arte, si fa la maniera et il giudizio
perfetto, levando via quella fatica e stento con che si conducono
le pitture, di cui si è ragionato di sopra, per non dir nulla,
che disegnando in carta si viene a empiere la mente di bei concetti
e s'impara a fare a mente tutte le cose della natura, senza avere
a tenerle sempre innanzi, o ad avere a nascere sotto la vaghezza de'
colori lo stento del non sapere disegnare, nella maniera che fecero
molti anni i pittori viniziani, Giorgione, il Palma, il Pordenone
et altri che non videro Roma, né altre opere di tutta perfezione.
Tiziano dunque, veduto il fare e la maniera di Giorgione, lasciò
la maniera di Gianbellino, ancor che vi avesse molto tempo costumato,
e si accostò a quella, così bene imitando in brieve
tempo le cose di lui, che furono le sue pitture talvolta scambiate
e credute opere di Giorgione, come di sotto si dirà.
Cresciuto poi Tiziano in età, pratica e giudizio, condusse
a fresco molte cose, le quali non si possono raccontare con ordine,
essendo sparse in diversi luoghi; basta, che furono tali, che si fece
da molti periti giudizio che dovesse, come poi è avenuto, riuscire
eccellentissimo pittore.
A principio dunque, che cominciò seguitare la maniera di Giorgione,
non avendo più che diciotto anni, fece il ritratto d'un gentiluomo
da Ca' Barbarigo amico suo, che fu tenuto molto bello, essendo la
somiglianza della carnagione propria e naturale, e sì ben distinti
i capelli l'uno dall'altro, che si conterebbono, come anco si farebbono
i punti d'un giubone di raso inargentato, che fece in quell'opera;
insomma fu tenuto sì ben fatto e con tanta diligenza, che se
Tiziano non vi avesse scritto in ombra il suo nome, sarebbe stato
tenuto opera di Giorgione.
Intanto avendo esso Giorgione condotta la facciata dinanzi del Fondaco
de' Tedeschi, per mezzo del Barbarigo furono allogate a Tiziano alcune
storie, che sono nella medesima sopra la Merceria.
Dopo la quale opera fece un quadro grande di figure simili al vivo,
che oggi è nella sala di Messer Andrea Loredano, che sta da
San Marcuola; nel qual quadro è dipinta la Nostra Donna che
va in Egitto, in mezzo a una gran boscaglia e certi paesi molto ben
fatti, per aver dato Tiziano molti mesi opera a fare simili cose,
e tenuto perciò in casa alcuni tedeschi eccellenti pittori
di paesi e verzure.
Similmente nel bosco di detto quadro fece molti animali, i quali ritrasse
dal vivo e sono veramente naturali e quasi vivi; dopo, in casa di
Messer Giovanni d'Anna gentiluomo e mercante fiamingo suo compare,
fece il suo ritratto, che par vivo, et un quadro di Ecce Homo, con
molte figure che da Tiziano stesso e da altri è tenuto molto
bell'opera.
Il medesimo fece un quadro di Nostra Donna, con altre figure come
il naturale d'uomini e putti, tutti ritratti dal vivo e da persone
di quella casa.
L'anno poi 1507 mentre Massimiliano imperadore faceva guerra ai Viniziani,
fece Tiziano, secondo che egli stesso racconta, un angelo Raffaello,
Tobia et un cane nella chiesa di San Marziliano, con un paese lontano,
dove in un boschetto San Giovanni Batista ginocchioni sta orando verso
il cielo, donde viene uno splendore che lo illumina.
E questa opera si pensa che facesse innanzi che desse principio alla
facciata del Fondaco de' Tedeschi; nella quale facciata non sapendo
molti gentiluomini che Giorgione non vi lavorasse più, né
che la facesse Tiziano, il quale ne aveva scoperto una parte, scontrandosi
in Giorgione, come amici si rallegravano seco, dicendo che si portava
meglio nella facciata di verso la Merceria, che non avea fatto in
quella che è sopra il canal grande.
Della qual cosa sentiva tanto sdegno Giorgione, che infino che non
ebbe finita Tiziano l'opera del tutto e che non fu notissimo che esso
Tiziano aveva fatta quella parte, non si lasciò molto vedere,
e da indi in poi non volle che mai più Tiziano praticasse o
fusse amico suo.
L'anno appresso 1508 mandò fuori Tiziano in istampa di legno
il trionfo della Fede, con una infinità di figure, i primi
parenti, i Patriarchi, i Profeti, le Sibille, gl'innocenti, i martiri,
gl'Apostoli e Gesù Cristo in sul trionfo, portato dai quattro
Evangelisti e dai quattro dottori, con i Santi confessori dietro.
Nella quale opera mostrò Tiziano fierezza, bella maniera e
sapere tirare via di pratica; e mi ricordo, che fra' Bastiano del
Piombo, ragionando di ciò, mi disse che se Tiziano in quel
tempo fusse stato a Roma et avesse veduto le cose di Michelagnolo,
quelle di Raffaello e le statue antiche, et avesse studiato il disegno,
arebbe fatto cose stupendissime, vedendosi la bella pratica che aveva
di colorire, e che meritava il vanto d'essere a' tempi nostri il più
bello e maggiore imitatore della natura nelle cose de' colori; ché
egli arebbe nel fondamento del gran disegno aggiunto all'Urbinate
et al Buonarruoto.
Dopo condottosi Tiziano a Vicenza, dipinse a fresco sotto la loggetta
dove si tiene ragione all'udienza publica, il giudizio di Salamone,
che fu bell'opera; appresso tornato a Vinezia dipinse la facciata
de' Grimani, et in Padoa nella chiesa di Santo Antonio alcune storie,
pure a fresco, de' fatti di quel Santo.
Et in quella di Santo Spirito fece in una piccola tavoletta un San
Marco a sedere in mezzo a certi Santi, ne' cui volti sono alcuni ritratti
di naturale, fatti a olio con grandissima diligenza; la qual tavola
molti hanno creduto che sia di mano di Giorgione.
Essendo poi rimasa imperfetta per la morte di Giovan Bellino nella
sala del Gran Consiglio una storia, dove Federigo Barbarossa alla
porta della chiesa di San Marco sta ginocchioni innanzi a papa Alessandro
Quarto, che gli mette il piè sopra la gola, la fornì
Tiziano, mutando molte cose e facendovi molti ritratti di naturale
di suoi amici et altri, onde meritò da quel senato avere nel
Fondaco de' Tedeschi un uffizio, che si chiama la Senseria, che rende
trecendo scudi l'anno; il quale ufficio hanno per consuetudine que'
signori di dare al più eccellente pittore della loro città;
con questo che sia di tempo in tempo ubligato a ritrarre, quando è
creato, il principe loro o uno doge, per prezzo solo di otto scudi,
che gli paga esso principe; il quale ritratto poi si pone in luogo
publico per memoria di lui nel palazzo di San Marco.
Avendo l'anno 1514 il duca Alfonso di Ferrara fatto acconciare un
camerino, et in certi spartimenti fatto fare dal Dosso pittore ferrarese
istorie di Enea, di Marte e Venere, et in una grotta Vulcano con due
fabbri alla fucina, volle che vi fussero anco delle pitture di mano
di Gianbellino, il quale fece in un'altra faccia un tino di vin vermiglio
con alcune baccanti intorno, sonatori, satiri et altri maschi e femine
inebriati, et appresso un Sileno tutto ignudo e molto bello, a cavallo
sopra il suo asino, con gente attorno, che hanno piene le mani di
frutte e d'uve, la quale opera invero fu con molta diligenza lavorata
e colorita, in tanto che è delle più belle opere che
mai facesse Gianbellino, se bene nella maniera de' panni è
un certo che di tagliente, secondo la maniera tedesca, ma non è
gran fatto, perché imitò una tavola d'Alberto Duro fiammingo,
che di que' giorni era stata condotta a Vinezia e posta nella chiesa
di San Bartolomeo, che è cosa rara e piena di molte belle figure
fatte a olio. Scrisse Gianbellino nel detto tino queste parole: “Ioannes
Bellinus Venetus pinxit 1514”.
La quale opera non avendo potuta finire del tutto, per essere vecchio,
fu mandato per Tiziano, come più eccellente di tutti gl'altri,
acciò che la finisse; onde egli essendo disideroso d'acquistare
e farsi conoscere, fece con molta diligenza due storie, che mancavano
al detto camerino.
Nella prima è un fiume di vino vermiglio, a cui sono intorno
cantori e sonatori quasi ebri, e così femine come maschi, et
una donna nuda che dorme, tanto bella, che pare viva, insieme con
altre figure, et in questo quadro scrisse Tiziano il suo nome.
Nell'altro che è contiguo a questo e primo rincontro all'entrata,
fece molti amorini e putti belli et in diverse attitudini, che molto
piacquero a quel signore, sì come fece anco l'altro quadro;
ma fra gl'altri è bellissimo uno di detti putti, che piscia
in un fiume e si vede nell'acqua, mentre gl'altri sono intorno a una
base che ha forma d'altare, sopra cui è la statua di Venere,
con una chiocciola marina nella man ritta e la Grazia e Bellezza intorno,
che sono molto belle figure e condotte con incredibile diligenza.
Similmente nella porta d'un armario dipinse Tiziano dal mezzo in su
una testa di Cristo maravigliosa e stupenda, a cui un villano ebreo
mostra la moneta di Cesare.
La quale testa et altre pitture di detto camerino, affermano i nostri
migliori artefici che sono le migliori e meglio condotte che abbia
mai fatto Tiziano, e nel vero sono rarissime, onde meritò essere
liberalissimamente riconosciuto e premiato da quel signore, il quale
ritrasse ottimamente con un braccio sopra un gran pezzo d'artiglieria.
Similmente ritrasse la signora Laura, che fu poi moglie di quel Duca,
che è opera stupenda.
E di vero hanno gran forza i doni in coloro che s'affaticano per la
virtù, quando sono sollevati dalle liberalità de' principi.
Fece in quel tempo Tiziano amicizia con il divino Messer Lodovico
Ariosto, e fu da lui conosciuto per eccellentissimo pittore, e celebrato
nel suo Orlando Furioso:
...Tizian, che onora
non men Cador che quei Venezia e Urbino.
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"The Concert"
c.1510. Oil on canvas.
Palazzo Pitti, Galleria Palatina, Florence, Italy 
A Knight of Malta. c.1510-1515. Oil on canvas. Galleria degli Uffizi,
Florence, Italy
"Gypsy Madonna"
c.1512. Oil on wood.
Kunsthistorisches Museum, Vienna, Austria 
"The Miracle of the Newborn Child"
1511. Fresco.
Scuola del Santo, Padua, Italy 
"Noli me tangere"
1511-1512. Oil on canvas.
The National Gallery, London, UK 
"Portrait of a Man"
c.1512. Oil on canvas.
The National Gallery, London, UK 
"Flora. c.1515-1520"
Oil on canvas.
Galleria degli Uffizi, Florence, Italy 
"Venus Anadyomene"
c.1520. Oil on canvas.
National Gallery of Scotland, Edinburgh, UK 
"Salome"
c.1515. Oil on canvas.
Galleria Doria Pamphilj, Rome, Italy 
"Bacchanal of the Andrians"
1523-1525. Oil on canvas.
Museo del Prado, Madrid, Spain |
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