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Esercito Italiano:
Il Grigio Verde L'Uniforme
con cui il soldato italiano affrontò la "Grande Guerra",
era il frutto degli esperimenti condotti ai primi novecento con le
prime divise grigioverdi.
E' curioso notare come il via alla ricerca di una uniforme di combattimento
più adatta ad una guerra moderna, venne dato da un civile.
Luigi Brioschi infatti, presidente della sezione milanese del Club
Alpino Italiano, colpito dai resoconti sulla guerra russo giapponese
e dal numero inaudito delle perdite provocate dalle nuove tecniche
di combattimento, si pose il problema se non fosse tempo di sostituire
le uniformi blu scuro del nostro esercito, con qualcosa di meno appariscente.
Questo signore, entrato in contatto con il comandante del Battaglione
alpini "Morbegno" del 5° Reggimento, Tenente Colonnello
Donato Etna, anche lui interessato al problema, e presentato da questi
al Colonnello Stazza, Comandante del Reggimento, offrì per
primo parte dei fondi necessari ad avviare la sperimentazione.
In breve, dimostrata la validità delle loro teorie con una
dimostrazione a fuoco, dove delle sagome di legno verniciate con i
colori delle uniformi in uso venivano centrate dai fucilieri a 600
metri di distanza quasi il cento per cento delle volte mentre quelle
grigie lo erano infinitamente meno, il terzetto ottenne il finanziamento
del progetto.
E così nacque l'Uniforme Grigio Verde che ha accompagnato il
soldato italiano per circa un quarantennio.
(da: http://www.esercito.difesa.it)
Esercito Italiano: la Prima Guerra
Mondiale L'Uniforme
Grigio Verde entrò ufficialmente in uso con la circolare n.458
del 4 dicembre 1908 per tutte le Armi ad eccezione della Cavalleria
che inizierà ad indossarla soltanto dall'anno successivo (Circolare
n. 97 del Giornale Militare del 3 febbraio 1909).
Lungo fu il periodo di accavallamento fra le vecchie uniformi blu
e la nuova tenuta che equipaggiò al completo l'Esercito a partire
dal 1913.
Composta da una giubba ed un pantalone di panno pesante, con piccole
differenze se destinata ad Armi a Piedi (Fanteria, alcune specialità
di Artiglieria e Genio) o Armi a Cavallo (Cavalleria, Artiglieria
e Carabinieri) subirà costanti modifiche per meglio adattarla
alla vita di trincea.
La giubba, ampia e comoda "ma in modo che si acconci con garbo
alla persona" era ad un petto, con colletto in piedi, chiusa
da una bottoniera nascosta di cinque bottoni di frutto. Spallini a
salsicciotto erano fissati all'attaccatura delle maniche che terminavano
con dei paramano a punta. Un gilet di taglio classico veniva indossato
sotto la giacca.
I pantaloni erano per le Armi a Piedi di due tipi, da montagna e non,
differenziati sostanzialmente dalla lunghezza ed ampiezza dello stesso.
(da: http://www.esercito.difesa.it)
Esercito Italiano: Arditi della
Prima Guerra I
primi reparti arditi furono costituiti in ambito 2^ Armata nell'estate
del 1917.
La loro tenuta fu presto definita e si caratterizzava per la giubba
da ciclista, dal colletto rivoltato, portata aperta "alla borghese"
ed i pantaloni "corti" da alpino. Fasce mollettiere o calzettoni.
Sotto la giacca un maglione grigio verde a collo rovesciato. Il copricapo
era quello di provenienza ed in azione l'elmetto.
La tenuta resterà pressocche invariata fino allo scioglimento
della specialità. Soltanto nel 1918, a causa della scarsa disponibilità
di maglioni, questi ultimi saranno sostituiti da camicia grigio verde
e cravatta nera. Come copricapo unificato il fez da bersagliere in
colore nero.
Di colore nero erano anche le fiamme a due punte portate sui baveri.
Il colore sembra sia stato scelto dal colonnello Bassi, comandante
della Scuola della 2^ Armata di Sdricca di Manzano (UD), per onorare
la memoria di un antenato materno, tale Pier Fortunato Calvi, ispiratore
e guida della rivolta antiaustriaca del 1848 in Cadore. Il Calvi,
di cui ricorreva il centenario della nascita proprio nel 1917, portava
come simbolo della carboneria e della rivolta veneta, una cravatta
nera.
I reparti arditi provenienti dai Bersaglieri e dagli Alpini, continuarono
ad indossare la mostreggiatura di provenienza con il particolare distintivo
adottato per i militari arditi al braccio sinistro ed il particolare
trofeo da copricapo, composto da una granata fiammeggiante simile
a quella dei bersaglieri ma sfuggente a sinistra (per chi guarda)
e due pugnali incrociati sotto la granata, contenente il numero romano
del reparto.
I plotoni arditi reggimentali invece portavano la giubba ed i pantaloni
da ciclista, il distintivo da militare ardito al braccio sinistro
mentre le mostreggiature ed il fregio sul berretto rimasero quelli
del reggimento di appartenenza.
(da: http://www.esercito.difesa.it)
La Sfilata del Reparto Uniformi
della Marina
Il
reparto delle Uniformi storiche della Marina rappresentano il periodo
dal 1821 al termine della seconda guerra mondiale. Il 2 giugno 2003
aprono il reparto due marinai ed un ufficiale dalla Reale Marina Sarda
nel 1848, con la bandiera ancora azzurra, precedente l'adozione del
tricolore. Accanto due marinai ed un ufficiale con la bianca bandiera
borbonica del Regno delle Due Sicilie nel 1859. All'unificazione furono,
infatti, le flotte di questi due stati che fondendosi diedero inizio
allo sviluppo della Marina Militare del regno d'Italia.
Seguono tre marinai con l'uniforme indossata dal Marinaio Giuseppe
Garibaldi arruolatosi nel dicembre 1833 nel Corpo reali Equipaggi
del Regno di Sardegna. Durante il periodo di servizio prese parti
ai moti della Giovane Italia, venendo condannato in contumacia e costretto
a fuggire prima a Marsiglia. e poi di lì verso il Sud America
dove lottò per la liberazione di quelle terre.
L'uniforme del tempo era costituita da un giubbino corto in panno
blu, un pantalone bianco ed un cappello di cuoio bollito; già
all'epoca il fazzoletto nero al collo caratterizzava la divisa dei
marinai.
La terza fila vede un gruppo con le uniformi dei primi anni di vita
del Corpo delle Capitanerie di Porto. Con l'unificazione del 1861
anche per i Porti del nuovo Regno erano necessari interventi di riorganizzazione
e di riordino ed il 20 luglio 1865 venne Costituito il Corpo della
Marina, che da allora vigila sull'attività dei porti e sulla
sicurezza dei nostri mari.
Accanto ad essi sono tre uomini del corpo di spedizione a Creta nel
1896 - 1898.Scontri interetnici costrinsero le Nazioni europee ad
un intervento per garantire la pace alle popolazioni locali.
La missione cui presero Francia Germania, Austria-Ungheria Russia
e Regno Unito ed Italia venne comandata dall'Ammiraglio Italiano Napoleone
Canevaro, a cui i governi dell'epoca riconobbero grandi meriti di
pacificatore. Le operazioni a Creta possono essere considerate la
prima vera missione di peace-keeping.
Con la quarta fila, dalle missioni di pace si passa alla difesa del
fronte italiano nel 1917 con i marinai sbarcati dalle navi e vestiti
del colore dei fanti. Quattro battaglioni ed un raggruppamento artiglieria
furono posti a difesa della foce del Piave.
Verso la fine della Guerra, la città di Venezia volle donare
la bandiera di combattimento a quei reparti che così divennero
il Reggimento San Marco.
Il reggimento da allora ha operato su quasi tutti i fronti di guerra
come proiezione della flotta a terra.
Ed infatti in quinta fila sfilano tre Marò nella tenuta indossata
sino al termine del II Conflitto.
E' quella da marinaio ma in Grigio Verde e con sulle maniche i caratteristici
Leoni di San Marco con la coda alzata. Durante l'ultimo conflitto
un battaglione del San Marco combattè, tra l'altro in Africa
Settentrionale dove, sul fronte di el Alamein con operazioni di commando
rappresentò il reparto italiano più avanzato.
A quel reparto si rifanno i tre marò in tela Kaki.
Chiude un gruppo di marinai nella tenuta indossata dal 1940 al 1945,
a simboleggiare tutti coloro che durante l'ultimo conflitto servirono,
sulle navi o nelle basi, in Marina
(da: http://www.marina.difesa.it) |
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Guarda anche l'Esposizione Virtuale 3d Uniformi
Militari
Le Tavole del Codice Cenni
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Uniformi ed equipaggiamento di Armi varie - 1861.
In alto, da sinistra, Deposito Cavalli Stalloni, gualdrappa speciale
per Usseri, Reggimento Real Navi o, nuova denominazione, Fanteria
Real Marina (Tenente ed Ufficiale superiore in grande tenuta, Sottotenente
in cappotto, Capo Musica in grande tenuta, Soldato in piccola tenuta
e in cappotto con berretto). Al centro, oggetti vari di arredamento
per la Cavalleria. In basso, da sinistra, Lancieri di Milano e di
Vittorio Emanuele in grande tenuta. 
Uniformi di Armi Varie - 1861
In alto, da sinistra, Corpo dei Volontari Italiani (Generali in alta
e piccola tenuta, Ufficiali di Stato Maggiore, di Artiglieria, del
Genio, del Treno), Sergente di Cavalleria. Al centro, da sinistra,
Ufficiale Medico, dell'Intendenza, della Giustizia Militare, di Sussistenza,
di Linea, delle Guide. In basso, da sinistra, basto per muli dell'Artiglieria
da montagna, Guardia Nazionale (Tenente in tunica, Capitano in cappotto
con cinto, Tamburino, Furiere, Musicante, Capitano in cappotto).
Uniformi e distintivi di Armi varie - 1861
In alto, da sinistra, Marina: Ufficiali Ammiragli (in pastrano, alta
tenuta, cappotto, spencer, piccola tenuta), Ufficiali di Vascello
(capitano di Vascello, Sottotenente di Vascello e Capitano di Fregata
in grande tenuta estiva, Tenente di Vascello in grande tenuta invernale).
Al centro, da sinistra, Marina: particolari dei nuovi distintivi di
grado, uniformi dei Guardia Marina di 1^ e di 2^, gradi di Medici
e Farmacisti e della Bassa Forza (dettaglio del nastro dei cappelli
per i Dipartimenti marittimi Settentrionale, Meridionale ed Adriatico).
In basso, da sinistra, Collegio Militare, Stato Maggiore della Guardia
Nazionale e delle Piazze, Sergente Tamburino. 
Uniformi in uso negli anni 1860 e precedenti, anche estere.
In alto, da sinistra, Cavalleria napoletana, Guardia Nazionale a cavallo
di Modena (1848-1849), Colonnello dei Cavalleggeri, Maggiore del 3°
reggimento. Al centro, da sinistra, Cavalleggero della Divisione Lombarda
in Piemonte (1848-1849), Sottufficiali di Lodi in piccola e in alta
tenuta, Colonnello di Saluzzo, Cavalleggero di Lucca in tenuta di
guerra, Ufficiale di Milano, Capo Musica di Firenze, Musicante di
Lucca, Cavalleggero di Monferrato. In basso, Cacciatori a cavallo
francesi (1854). |
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