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Carabinieri: Era
il 13 luglio 1814 Con
la firma dell'atto di abdicazione dell'11 aprile 1814, Napoleone poneva
fine, a Fontainebleau, al suo Grande Impero. Immediatamente in tutta
Europa principi e re spodestati si affrettarono a rientrare nei propri
stati, dando inizio a quella che storicamente doveva prendere il nome
di Restaurazione, sancita dal Congresso di Vienna (22 settembre 1814
- 10 giugno 1815). Anche Vittorio Emanuele I, il quale si era rifugiato
in Sardegna dopo l'annessione del Piemonte alla Francia, s'imbarcò
il 2 maggio alla volta di Genova, ove giunse il 9 successivo, per
entrare il giorno 20 a Torino, capitale del Regno Sardo-piemontese,
fra l'entusiasmo popolare. Prima preoccupazione del sovrano sabaudo
fu di ripristinare tutte le leggi in vigore anteriormente al 23 giugno
1800, abolendo quelle emanate nel periodo napoleonico. E lo fece all'indomani
stesso del suo reinsediamento nel palazzo reale. Fra i fantasmi che
riaffioravano da un passato abbastanza recente emerse un modello di
nuova concezione, un Corpo quale mai prima era esistito, che riunisse
in sé le funzioni al tempo stesso di garanzia per il rispetto
delle leggi, di tutela dell'ordine pubblico e di sicurezza per lo
Stato, oltre che per le persone della casa reale.
Vittorio Emanuele dovette a lungo concepire un tale programma durante
l'esilio, se già nel giugno del 1814 era pronto un progetto
di istituzione di un organismo formato da "militari per buona
condotta e saviezza distinti... colle speciali prerogative, attribuzioni,
ed incombenze analoghe al fine, che ci siamo proposti per sempre più
contribuire alla maggiore felicità dello Stato, che non può
andare disgiunta dalla protezione, e difesa dei buoni, e fedeli sudditi
nostri, e della punizione dei rei". Il 13 luglio successivo firmava
infatti le Regie Patenti che sancivano la nascita del "Corpo
dei Carabinieri Reali".
Prima di entrare nel mondo colorato e affascinante delle uniformi
dei Carabinieri, è importante per completezza divulgativa definire
cos'è l'uniformologia. Si tratta in breve della scienza che
studia l'origine, l'evoluzione e le caratteristiche, tanto estetiche
quanto tecniche, dell'uniforme militare (termine da non confondere
con divisa, che ha una valenza più generica interessando anche
enti, istituti, impieghi non legati al mondo militare che tuttavia
sono ugualmente identificati da un abbigliamento specifico comune
a tutti gli appartenenti).
L'uniforme, nella sua concezione organica, nasce in Francia tra la
fine del XVII e gli albori del XVIII secolo per la duplice esigenza
di identificare gli eserciti amici e nemici distinguendone i vari
reparti ed agevolare la manovra delle proprie truppe, avendo un quadro
generale anche di quella del nemico.
Fu scelto inizialmente un abbigliamento sgargiante e coreografico,
che ebbe il suo picco massimo nel periodo napoleonico del 1° Impero
(1804-1815), per ottenere un effetto psicologico esaltante in colui
che lo indossava e deterrente per il nemico. Poi, con il progresso
tecnico degli armamenti, divennero prioritari la praticità
e il mimetismo. In genere l'aspetto estetico complessivo ed i dettagli
dell'uniforme rispecchiano tradizioni, cultura e costume delle diverse
epoche e di ogni popolo; essi però, pur seguendo in linea di
massima i criteri estetici della moda, oltre che necessariamente quelli
operativi, vengono molto influenzati dai modelli più prestigiosi
del tempo (ad esempio: rosso inglese, azzurro francese, bianco austriaco,
taglio russo, tipo americano ecc.).
Ogni componente od accessorio dell'uniforme ha un preciso impiego
pratico, o comunque l'ha avuto in origine. Alcuni oggetti, superati
sul piano funzionale, possono ugualmente avere un significato di riferimento,
come stabilire una posizione gerarchica (ad esempio le spalline) od
un incarico particolare (le cordelline dell'aiutante). Nell'ambito
poi di ogni esercito, le varie forze armate o reparti personalizzano
in qualche modo simbolicamente nella loro uniforme le radici delle
proprie tradizioni tramite colori e fregi, che divengono connotati
di appartenenza e/o di elezione, non solo nel puro ambito militare,
ma anche di fronte all'intera comunità.
Questo concetto si attaglia perfettamente ai Carabinieri. Infatti
le caratteristiche della loro uniforme, connesse anche con la duplicità
di compiti militari e civili, oltre a rappresentare le tradizioni
dell'Arma e, per estensione, dell'Esercito Italiano, hanno acquisito
un posto di tutto rilievo nell'immaginario collettivo e nella stessa
iconografia nazionale. L'abito turchino scuro a falde lunghe, il cappello
napoleonico con il pennacchio rosso e blu, la bandoliera e le bande
scarlatte ai pantaloni fanno ormai parte integrante del cosiddetto
paesaggio italiano e sono universalmente conosciuti sia per il prestigio
che l'Istituzione ha meritato in quasi duecento anni di storia, sia
appunto come altrettanti emblemi del nostro paese. Tornando al 1814
e al Corpo dei Carabinieri Reali, questo nuovo organismo, a status
militare come la precedente Gendarmeria Franco-piemontese, ebbe, sul
modello di quella, duplicità di funzioni, militare appunto
con il compito di difendere il paese in guerra, civile quale forza
di polizia a tutela della legge.
Tra le prime significative distinzioni che si sono mantenute nel tempo:
gli alamari d'argento, i bottoni e le metallerie bianchi (l'argento
araldicamente precede l'oro), i risvolti rossi (presenti sotto forma
di bordure anche nell'attuale uniforme ordinaria), il cappello a due
punte (la cosiddetta "lucerna"), le cordelline e la sciabola
corta da fanteria (daga) per i militari a piedi. Altre si aggiungeranno
sino al periodo risorgimentale, come la fiamma, il colore distintivo
rosso-blu, le bande scarlatte ai pantaloni e la bandoliera unica,
tramandata sino a noi pressoché immutate in quella splendida
"grande uniforme speciale", vanto per i militari dell'Arma
e oggetto d'ammirazione agli occhi dei cittadini.
(da: http://www.carabinieri.it)
Carabinieri: Nasce il pennacchio rosso-blu
Gli
anni '30 del secolo scorso costituirono un momento storico particolarmente
fervido di innovazioni anche sotto il profilo uniformologico. Infatti,
abbandonati definitivamente i pantaloni napoleonici aderenti ("colanti",
dal francese collants) e gli stivaletti "alla mezza scudiera"
del 1814, la tenuta dei Carabinieri assunse nella sua composizione
la caratteristica fisionomia che ancora distingue l'attuale "Grande
Uniforme Speciale".
Re Carlo Alberto di Sardegna, succeduto allo zio Carlo Felice il 27
aprile 1831, ebbe tra le sue prime cure il riordinamento completo
dell'Esercito sotto l'aspetto strutturale e formale. Come abbiamo
visto, è del 23 febbraio 1832 il "Regolamento per le Divise
degli Uffiziali, Bass'Uffiziali Carabinieri ed Allievi" ove vengono
distinte una "Gran Divisa" ed una "Piccola Divisa"
con le diverse bardature per i cavalli, rispettivamente di "Gran
Montura", e "Piccola Montura".
La Gran Divisa era composta dal solito "vestito" di panno
turchino scuro, con fodera e risvolti scarlatti ornati al fondo con
le granate turchine e argento, sul quale però figuravano alcune
modifiche: paramani di nuovo disegno non più a punta ma di
forma "quadra" (ossia orizzontali con cucitura dritta);
tasche prive di alamari, i quali invece erano doppi su colletto e
paramani; falde lunghe codificate ufficialmente. Verme abolito il
ricamo a "catenella" sul colletto degli ufficiali, di cui
il documento non fa più cenno. Abolito il gallone d'argento,
sul cappello restò quello in seta nera, e sul cappietto ("gancia")
il bottone fu sostituito da una granata d'argento, d'oro per gli ufficiali;
per sottogola, al posto dei precedenti nastri di seta, fu adottato
un cinturino di cuoio nero lucido (con fibbia pure nera) tenuto nascosto,
fuori servizio, nella cuffia del cappello stesso. Invariati il pennacchio
turchino, l'incerata per la pioggia e l'ornamento delle nappine d'argento
alle punte per gli ufficiali.
Al posto dei pantaloni aderenti, furono adottati con ogni tipo di
uniforme quelli semi-collants (semiaderenti) ossia larghi, di tipo
quasi simile (ma di taglio diverso) a quelli attuali. Il nuovo modello
era di panno "bigio" (color grigio medio "carta da
zucchero") con sottopiede e doppia banda laterale di panno scarlatto
(che da questo momento diverrà un'altra connotazione specifica
del Corpo ed ancor oggi dell'Arma) per ufficiali e militari a cavallo;
privo di sottopiede e con una sola banda per quelli a piedi. Per quest'ultimo
in verità il documento non specifica il tipo di banda, ma esso
si evince dall'iconografia dell'epoca, dall'analogia con le altre
truppe di fanteria e dalla tradizione che vuole i Carabinieri a piedi
con una sola banda per parte. Per quanto riguarda il surtout della
Piccola Divisa, l'unica variazione, oltre al nuovo taglio dei paramani,
fu l'ornamento di un solo alamaro per parte su di essi ed al colletto.
Anche l' "uniforme polacca", con la veste di fatica o di
"scuderia" per i Carabinieri a cavallo, restò invariata.
(da: http://www.carabinieri.it)
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Guarda anche l'Esposizione Virtuale 3d
Uniformi Militari
Le Tavole del Codice Cenni
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Uniformi in uso negli anni 1860, anche estere.
In alto, da sinistra, Ufficiale dei Cadetti (Prussia), Cacciatori
a piedi (Belgio), Ufficiali e Soldati dei Volontari italiani. Al centro,
da sinistra, Guardia Municipale di Molfetta, Volontari portaferiti,
Bersaglieri volontari, Allievo dei Collegi Militari. In basso, da
sinistra, Guardia Daziaria di Bologna, Guardie di Finanza, Truppe
di Amministrazione e della Sussistenza, Compagnia Sanitaria Sussidiaria
al Corpo Volontari italiani. 
Uniformi varie degli anni 1860 e precedenti, anche estere
In alto, da sinistra, Trombettiere della Guardia Imperiale (Francia
1854-62), Cacciatori a piedi francesi della Guardia e della Linea.
Al centro, da sinistra, Ufficiale della Legione Universitaria Veneta
(1848-49), Bersaglieri italiani (Ufficiale in alta tenuta, Colonnello
in tenuta invernale con mantellina e con cappotto, Ufficiale e Soldato
in tenuta di marcia). In basso, da sinistra, Guardia Nazionale di
Roma (1848), Esercito Meridionale italiano (Cacciatore dell'Etna,
Figlio della Libertà, Volontario inglese, Volontari di Linea,
Cacciatori delle Alpi).
Uniformi di Guardie Daziarie Comunali negli anni 1860
In alto, da sinistra, Torino, Rimini, Bologna (fino al 1865), Bologna
(dal 1866), Novara. In basso, da sinistra, Parma, Reggio Emilia, Cesena,
Livorno, Palermo, Verona e Vicenza. In basso, da sinistra, Ascoli
Piceno, Pavia, Piacenza, Lodi, Crema, Mantova. 
Corpo Volontari 1866
In alto, Ufficiale di Stato Maggiore.
Al centro, da sinistra, Ufficiale delle Guide, Sergente delle Guide
(in tenuta arbitraria), Soldato delle Guide, Ufficiali di Fanteria
di Linea e dei Bersaglieri, Vivandiera. In basso, da sinistra, Generale
di Brigata, Colonnello Medico, Sottotenente dell'Intendenza, Capitano
di Amministrazione, Tenente di Contabilità. |
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