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Emilio Vedova - Absurdes Berliner Tagebuch '64

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  Plurimi

Emilio Vedova  - Al lavoro nello studio di Berlino 1964… "plurimi" questi, nati come armi dinamiche, di un segno aggressivo che non poteva più rimanere nella dimensione statica, precostituita del quadro, (superficie passiva), determinata da uno = 1 = il pittore.

Gestualità che aveva bisogno di farsi corpo in un suo spazio, articolata, tentacolare, diventata corpo aggressivo, provocatore.

Proiezione diretta di me pittore, come io stesso fossi da potersi toccare, leggere qui - presente - (oggettivazione come incorporazione)- rappresentativo dei "quanti" della mia energia.

Segni - colore, gesti - colore, riflettenti volta a volta la "condizione", diretta traduzione talmente urgente da aver bisogno di strutturarsi.

Inserisco la cerniera nella pittura-gesto, cerniera quale articolazione.

Valore atavico simbolico della cerniera = porta, che apre. Ma che cosa, da chi aperta? Valore assoluto della cerniera = valore articolazione, implicito movimento.
Aperture di mondi spirituali metafisici nei vecchi trittici, polittici.

Qui l'improvviso venire avanti di gesti lacerati, di sconquasso, di tensione.

Emilio Vedova  - Absurdes Berliner TagebuchCon molle, come elementi di scatto - di shock: di paura infine di trauma.

Ancora una volta significazioni insidiose del nostro tempo.

Cerniere che si snodano in multiple alternative muovono un mondo di scontro.

Puoi entrarci, trasformarlo, esserci, con lo stesso contatto, l'aprire, immettersi, in reciproca dinamica, è tutta un'altra dimensione.

È realizzare tutto lo spazio in partecipazione attiva.

Esigenza che a Palazzo Grassi Mostra Inter.le "Vitalità nell'arte", 1959 (.) si articolerà in una sequenza/ambiente nello "Scontro di situazioni-l", quattro grandi tele di dimensione e composizione asimmetrica, a diversa incidenza luce.
Una di queste ad "elle"=L (=angolo irregolare).

In "Intolleranza 1960" (opera di Luigi Nono), questo mio multiplo troverà una sua prima libera-naturale- esplicitazione, ritrovandosi nella dinamica-luce, costante del mio lavoro.

Dal mio spazio/ambiente in "Vitalità dell'arte" 1959, questi miei corpi oggi sono scandalistici.
Nascono dal quotidiano.

Emilio Vedova  - Absurdes Berliner Tagebuch Non assembramenti di simboli, oggetti trovati, di impaginazione neoplastica, neo-metafisica.

La mia formazione è dinamica, dal Futurismo come simultaneità semmai.

Queste superfici rotte, queste improvvise apparizioni, dove lo spettatore-non-più-spettatore si inserisce, è dentro questa cinetica.

Non "sculture" da girarci intorno (ne in moto autonomo, in questo limitato senso, dinamico) ma personaggi moventi che invitano al dialogo, che provocano altri dal pittore a muoverli, a creare nuove condizioni, rapporti: ad allacciare necessari dialoghi - fare dello, degli spettatori-non-più-spettatori un terzo attivo, più partecipazioni attive.

Non elencazioni illustrative; qui la differenza sostanziale degli attaccatutto in senso acritico, senza tempo, con montaggi allegorici in una nuova metafisica.

Alfabeti del nostro tempo invece, compenetrati, in rapporto di situazioni contrastanti simultanee.

Catena di plurime reazioni aventi animazione esplosiva.

Appuntamento di segnaletiche allarmistiche.

Possibili alternative che io precondiziono, d'accordo, ma delle quali non impongo ne il tempo ne lo spazio.

In qualche modo hanno delle possibilità di riscoperta, - di altro tempo - inserendosi nella dinamica della comunicazione, in partecipazione anche come atto fisico, con altri… "opera aperta" in questo senso.

"Icone declassate", si dipinge dappertutto, a terra, rovesciato dal sotto, sospesi.

Dal gesto la struttura, il suo supporto.
Dal supporto, il gesto.

Non chiudere aprire, in un cerimoniale di sapore "io posso"= casta.

Emilio Vedova  - "Absurdes Berliner Tagebuch '64": plurimo 1 I quadri da aprire, v. Isenheim, non erano per aprire lo spettatore, inserirlo, ma per tener chiuso il mistero, da rivelare volta a volta per poteri dall'alto - v. chiavi del tabernacolo - in ritualità prestabilita, in rigorosa scala gerarchica di iniziazione.

Qui l'apertura è in funzione dinamica d'aggancio, in multiplo simultaneo.

"Opera-autore-spettacolo" aperto in multiplo farsi, non morbosità feticistica, ne gusto meccanico miracolistico, dove lo spettatore si fissa in "ricevente", perché l'evento gli è rivelato da iniziatore autorizzato, investito, trait d'union di quel potere esclusivo.

Pitture declassate, a terra, da camminarci anche sopra - che non vogliono la firma: dove? quale il davanti; hanno un davanti, un sopra, un sotto, un verso, una gerarchia di movimenti precostituiti di immagine?


Vedova 1961/65
da quaderni-studio: "plurimi"


(.) Invitato da Carlo Scarpa a realizzarvi uno "spazio nel nero", Venezia agosto 1959, poi Stedelijk Museum, Amsterdam.
 

Emilio Vedova  - Opera
"Absurdes Berliner Tagebuch '64": plurimo 6
Emilio Vedova  - Opera
"Absurdes Berliner Tagebuch '64": plurimo 7
Emilio Vedova  - Opera
"Absurdes Berliner Tagebuch '64": plurimo 4
Emilio Vedova  - Opera
"Absurdes Berliner Tagebuch '64": plurimo 4
Emilio Vedova  - Opera
rilievo "Berlin '64"
Emilio Vedova  - Opera
rilievo "Berlin '63/'64"

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Informazioni

Copertina Catalogo Emilio Vedova
Tratto dal catalogo
"Vedova - Absurdes Berliner Tagebuch '64"
per la Mostra Internazionale "Ambient Berlin", Biennale di Venezia - 1990
 
 
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