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Plurimi
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"plurimi" questi, nati come armi dinamiche, di un segno
aggressivo che non poteva più rimanere nella dimensione statica,
precostituita del quadro, (superficie passiva), determinata da uno
= 1 = il pittore.
Gestualità che aveva bisogno di farsi corpo in un suo spazio,
articolata, tentacolare, diventata corpo aggressivo, provocatore.
Proiezione diretta di me pittore, come io stesso fossi da potersi
toccare, leggere qui - presente - (oggettivazione come incorporazione)-
rappresentativo dei "quanti" della mia energia.
Segni - colore, gesti - colore, riflettenti volta a volta la "condizione",
diretta traduzione talmente urgente da aver bisogno di strutturarsi.
Inserisco la cerniera nella pittura-gesto, cerniera quale articolazione.
Valore atavico simbolico della cerniera = porta, che apre. Ma che
cosa, da chi aperta? Valore assoluto della cerniera = valore articolazione,
implicito movimento.
Aperture di mondi spirituali metafisici nei vecchi trittici, polittici.
Qui l'improvviso venire avanti di gesti lacerati, di sconquasso, di
tensione. Con
molle, come elementi di scatto - di shock: di paura infine di trauma.
Ancora una volta significazioni insidiose del nostro tempo.
Cerniere che si snodano in multiple alternative muovono un mondo di
scontro.
Puoi entrarci, trasformarlo, esserci, con lo stesso contatto, l'aprire,
immettersi, in reciproca dinamica, è tutta un'altra dimensione.
È realizzare tutto lo spazio in partecipazione attiva.
Esigenza che a Palazzo Grassi Mostra Inter.le "Vitalità
nell'arte", 1959 (.) si articolerà in una sequenza/ambiente
nello "Scontro di situazioni-l", quattro grandi tele di
dimensione e composizione asimmetrica, a diversa incidenza luce.
Una di queste ad "elle"=L (=angolo irregolare).
In "Intolleranza 1960" (opera di Luigi Nono), questo mio
multiplo troverà una sua prima libera-naturale- esplicitazione,
ritrovandosi nella dinamica-luce, costante del mio lavoro.
Dal mio spazio/ambiente in "Vitalità dell'arte" 1959,
questi miei corpi oggi sono scandalistici.
Nascono dal quotidiano.
Non assembramenti di simboli, oggetti trovati, di impaginazione neoplastica,
neo-metafisica.
La mia formazione è dinamica, dal Futurismo come simultaneità
semmai.
Queste superfici rotte, queste improvvise apparizioni, dove lo spettatore-non-più-spettatore
si inserisce, è dentro questa cinetica.
Non "sculture" da girarci intorno (ne in moto autonomo,
in questo limitato senso, dinamico) ma personaggi moventi che invitano
al dialogo, che provocano altri dal pittore a muoverli, a creare nuove
condizioni, rapporti: ad allacciare necessari dialoghi - fare dello,
degli spettatori-non-più-spettatori un terzo attivo, più
partecipazioni attive.
Non elencazioni illustrative; qui la differenza sostanziale degli
attaccatutto in senso acritico, senza tempo, con montaggi allegorici
in una nuova metafisica.
Alfabeti del nostro tempo invece, compenetrati, in rapporto di situazioni
contrastanti simultanee.
Catena di plurime reazioni aventi animazione esplosiva.
Appuntamento di segnaletiche allarmistiche.
Possibili alternative che io precondiziono, d'accordo, ma delle quali
non impongo ne il tempo ne lo spazio.
In qualche modo hanno delle possibilità di riscoperta, - di
altro tempo - inserendosi nella dinamica della comunicazione, in partecipazione
anche come atto fisico, con altri… "opera aperta"
in questo senso. "Icone declassate", si dipinge
dappertutto, a terra, rovesciato dal sotto, sospesi.
Dal gesto la struttura, il suo supporto.
Dal supporto, il gesto.
Non chiudere aprire, in un cerimoniale di sapore "io posso"=
casta.
I quadri da aprire, v. Isenheim, non erano per aprire lo spettatore,
inserirlo, ma per tener chiuso il mistero, da rivelare volta a volta
per poteri dall'alto - v. chiavi del tabernacolo - in ritualità
prestabilita, in rigorosa scala gerarchica di iniziazione.
Qui l'apertura è in funzione dinamica d'aggancio, in multiplo
simultaneo. "Opera-autore-spettacolo" aperto in
multiplo farsi, non morbosità feticistica, ne gusto meccanico
miracolistico, dove lo spettatore si fissa in "ricevente",
perché l'evento gli è rivelato da iniziatore autorizzato,
investito, trait d'union di quel potere esclusivo.
Pitture declassate, a terra, da camminarci anche sopra - che non vogliono
la firma: dove? quale il davanti; hanno un davanti, un sopra, un sotto,
un verso, una gerarchia di movimenti precostituiti di immagine?
Vedova 1961/65
da quaderni-studio: "plurimi"
(.) Invitato da Carlo Scarpa a realizzarvi uno "spazio nel nero",
Venezia agosto 1959, poi Stedelijk Museum, Amsterdam. |
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"Absurdes Berliner Tagebuch '64": plurimo 6 
"Absurdes Berliner Tagebuch '64": plurimo 7 
"Absurdes Berliner Tagebuch '64": plurimo 4 
"Absurdes Berliner Tagebuch '64": plurimo 4 
rilievo "Berlin '64" 
rilievo "Berlin '63/'64"
Informazioni
Tratto dal catalogo "Vedova - Absurdes Berliner Tagebuch
'64"
per la Mostra Internazionale "Ambient Berlin", Biennale
di Venezia - 1990 |
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