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Stralci da quaderni
"Sento
rompersi il ghiaccio in me..." scrivevo nel 1950... dal cilicio
accanito delle mie "geometrie nere" contro le estetiche
rigoristiche...
Nessun cilicio a priori.
Consegnarmi nella totalità — tradire me stesso... per
spremere di me, consegnarmi al massimo — fluidità, antenna
aperta — nessuna etichetta — il radar su un massimo di
coraggio.
La "coerenza" — è complessa, non è forzatura
di macchina, imposta, irrigidimento... Vedi l'irrigidimento del '48
ecc., per emergenti pericoli allora: il neorealismo.
L'arte al servizio, l'arte comprensibile del "subito a tutti"
— quale aberrazione.
Una serie di errori ha squinternato, deviato... mentre l'appuntamento
era aperto a ben altro, nella complessa articolazione dai Klee ai
Wols, a tutto quello che si muoveva, da sempre, e che per un mal posto
politico-estetico, ci incastrava...
Non io, ma quanti —, comunque quanto tempo e quanta lotta.
"Astratto" — ? — I miei agganci sprofondano
nel "reale", ma dove comincia e finisce il reale? La vita,
in un continuum, da infinita e mai chiusa sperimentazione ti porta
a estremi di testimonianza, in aperta articolazione. "Scontri"...,
"lacerazioni"..., "No"...? "...la complessità
è fatta anche di sesso, di azzurro, di amore (ma per me scrivevo
nel '62)...
contrastata, lacerata...
da sbarre, da ritmi, di ingiusto fatto".
La coerenza, è questa propulsione di tè nel pieno di
interessi, di vita, comportamento, il tuo possibile totale.
Da farne un conto alla fine dei "quanti" totalizzati: avvenimenti,
anche capillari, scontri, scelte, drammatiche scelte...
Ma anche parti "segrete" di tè, che si riconsegnano
non sempre nella "lucida coscienza".
La mia tensione è di non perdere il sentire — lo sprofondamento
— la possibilità di registrare e di consegnare il captato.
Nessuno stile imposto — nessun "rigore".
Si adopera di sproposito la parola "coerenza", che qualche
volta è soltanto fideistica maniacale — lo sposare uno
stile —; non ho mai lavorato in questo tipo di prefabbricato.
Troppo impastato di vita, di temerarietà, di curiosità,
di inchiesta — di portarmi nei terreni del dubbio, della contraddizione.
Scrivevo: "...
Non ho paura (già nel 1946) delle contraddizioni, esse mi danno
delle evidenze estreme".
All'infuori del "tu di che partito sei": minimal, gestuale,
povera, land art ecc.
concettuale? E si parla dell'arte d'avanguardia, "fine"
ecc.
L'arte: è sempre altro — quando non è forzosa
acrobazia.
L'arte, l'uomo, ha degli aspetti "segreti", di non subito
facile identificazione — meno male! Sì — da recuperare
l'iniziazione dell'artista, la parte "misteriosa" contro
il tutto spiegato, così caro a una critica che sa tutto, e
che si presta a pianificazioni, programmazioni damagogiche "teoriche",
"fissistiche", "settarie", con rituali scaduti
o di limite.
Strada facendo ho constatato la difficoltà di questo lavoro
dello "specchio", = domanda/identificazione, rivelare me
a me, stupito di me.
Nel nostro lavoro quanto non identificabile a noi stessi, parti che
rimangono sotto inchiesta a noi stessi, che si ingigantiscono, proliferano,
invadono il tuo supposto sapere di tè. "Le complesse
stratificazioni..." scrivevo nel '53...
In questa perenne estenuante inchiesta si pone più che mai
la domanda: l'avanguardia?...
Quella vera, non è che questa vita all'osso: questo mordersi
la coda anche — ma anche "toccare fondi estremi di verità
— attimi — sprazzi di verità..." scrivevo
nel '62...
La pratica dell'artista è tutto ciò — egli si
addentra nei territori della temerarietà, si spinge, osa, si
contraddice, — si tradisce.
E in questo senso che sono contro gli stili.
Da romperci, distruggerci, nella verifica perentoria del sentire,
di ogni scelta dello ieri oggi...
E più forte di me consegnare il documento, coi miei errori
esistenziali, "stati bradi" — io/testo, tu/testo.
Nell'ambizione del contributo ti porti "polo di verifica",
in stato di sincero errore eventuale.
Senza riveduto-e-corretto della suprema presuntuosa "Dea Ragione",
che tutto vuoi "porre" e risolvere e spiegare.
Nessuno slittamento qualunquistico possibile però, pericoloso
il rischio oggi, ma forse l'esistenza in fortissimo di un organico
—, di spinte "interne", di documenti del profondo,
di un aggancio di verità.
Consegnati punti, nei "plurimi", nelle "pagine",
nei "binari", nei "frammenti" — là
nelle cose che si nascondono, che si buttano via, nelle prove, là
dove allo scoperto ti metti 'alla mercé',...
al vento...
Il lavoro più grande, dopo aver "capito" l'infinito
libero, è quello dello sprofondamento.
In una costante di antenna di libera esplorazione, disponibile.
Per una penetrazione nei territori segreti di non pronta identificazione
— insisto — ...per un senza^fissa-dimora, per un possesso
di un possibile senza subita catalogazione, in una ginnastica drammatica,
intesa a ricreare — nei terreni dell'equivalente, anche della
metafora, del segno, dello sgorbio — le sottili profonde stratificazioni,
equivalenti di possibili rarefazioni anche...
Tanto più forte il dentro, tanto più trovi l'equivalente
—, in questo senso la ginnastica, i mezzi...
i materiali...
Di quanto "orpello" non ci vestiamo strada facendo...
Nudo il sentito/fatto, nei giorni "diversi".
Sperimentazione — ... "a vuoto"... si incomincia per
caso... "c'entri per gioco" scrivevo ('67) "e poi sei
dentro... queste iniziazioni si compresenziano, a catena,... la materia
si/ti precisa — ti realizza".
Quante volte, anche recente, ieri nello studio, questa materia che
si da, che non si da—è "magica", è personaggio
è dialogo: fino a identificarsi col tuo sentire — ti
equivale...
Sarebbe in questo modo da recuperare frammenti, prove tecniche, verità
automatiche, primo confessionale/brado, indifeso, gestante... senza
prefabbricazione controllo mentale, ritualizzato, paludato, vestito-pontefice-pittore...
Frammenti indifesi, da chiamarsi indifesi... incomincia così.
Le indicibili parole, le difficili.
L'incomunicabile, gli accaniti tesi tentativi degli equivalenti.
I fragilissimi inquietanti territori dell'equivalente.
Le stratificate iniziazioni al "dopo" —, le possibili
verifiche che poi qualche volta non ci sono.
Emilio Vedova - 1980
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"Oltre '86 - XIII"
1986 - 505x355 mm 
"Oltre Opposti '86 - III"
708x500 mm 
"Oltre '86 - II"
1986 - 505x355 mm 
"Oltre '87 - I"
1987 - 505x355 mm 
"Oltre '87 - III"
1987 - 505x355 mm 
"Oltre '87 - VII"
1987 - 505x355 mm
Informazioni
Tratto dal catalogo "Oltre - Radierungen / Incisioni"
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Kulturtage Lana'87 - Incontri -
21-30 Agosto 1987 |
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