| |
Ghiaccio profondo
Si sa, il freddo polare preserva all'infinito oggetti e corpi.
Il ritrovamento nei ghiacci di reperti archeologici stimola la conoscenza
dell'umanità nei confronti del suo passato remoto.
Ma un'altra potenzialità del gelo risiede nella sua capacità
di ibernazione, mantenendo vivi corpi altrimenti relegati al ciclo
naturale della umana esistenza.
Un abbassamento di tutte le funzioni vitali che consente, al contempo,
l'apparenza del sonno mortale e la potenza del risveglio.
Questa serie di opere di G.Deno è un compromesso tra queste
due funzionalità polari.
Il congelamento istantaneo di corpi femminili atteggiati e vestiti
di una calda sensualità antitetica con il freddo che li circonda,
tanto da sciogliere parte di esso, trova la sua ragione di essere
attraverso la cristalizzazione dell'immaginario che persevera e penetra
le menti (non solo maschili).
Vengono in mente i fatti e le gesta dei supereroi con superpoteri
(ag)ghiaccianti, in grado di sparare fasci di nonsocosa che istantaneamente
ibernano malcapitati buoni di turno.
Istantanee perchè le pose non riguardano corpi privi di vita,
abbandonati e sepolti, ma scorci di femminilità che pare sul
punto di riprendersi, di rivivere e di far rivivere evidenti emozioni
feticistiche.
Al contraio degli zombies, il risveglio di queste anime non incute
orrido timore ma reca sollievo, determina una mistica illusione di
insperata vitalità.
Oltre alla cornice di ognuna di queste opere si intuisce un bianco
deserto polare, una distesa la cui solitudine è rotta solo
dal veloce sciogliersi di gambe velate di nylon, fiche aperte e seni
prosperosi.
Ma è dentro l'immagine che si colgono sfumature che nascono
dal candore bianco per impattare nell'intensità delle situazioni
raccontate.
Il "fermo immagine" televisivo (guarda caso "freeze"
in inglese) prende qui sostanza e si manifesta nel suo vigore più
letterario.
Ecco, appunto, è come se si fosse premuto il tasto "pausa"
del nostro videoregistratore per mantenere, negli occhi e quindi nella
memoria, vive le istantanee erotiche di fantasie e di desideri.
La magia di questa serie nasce da un'intuizione che, forse, si genera
dal più profondo della nostra anima.
Buon gioco ha avuto la particolare tecnica di esecuzione che ha unito
la ripresa fotografica, il fotoritocco elettronico e la generazione,
attraverso computer grafico 3d, di veri e propri spaccati di terreno,
sezioni o porzioni di un'Artide immaginaria.
La resa qualitativa sui pannelli in grande formato, stampati su pseudo-canvas,
è stimolante.
Blocchi di ghiaccio, iceberg che si staccano dagli anfratti della
nostra mente (perversa, a volte) e fluttuano verso la nostra retina
a causare sconquassi emotivi.
Ghiaccio bollente che rinnova ed esalta, nel più inconsueto
dei modi, la continua ricerca che G.Deno condivide con noi spettatori.
In questo succedersi di immagini, l'unico gelo è quello che
passa per le nostre vene e lì rimane depositato quando ci porgiamo
l'unica domanda che sorge spontanea: quando il Disgelo verrà?
(Hugo 2004) All'estremo dell'Ipermedialità
Artista
multimediale e ricercatore dell'ipermedialità, G.Deno sconfina
spesso nei meandri di una pseudo-arte, una cripto-arte che attraversa
e manipola temi vicini all'erotismo e al feticismo, passa per l' immagine
televisiva e pone al centro dell'attenzione il "gioco" nella
sua più disarmante ed inaspettata solitudine.
Il "gioco" come oggetto abbandonato, il non - gioco, che
mostra la sua espressiva inettitudine quando è fuori dal ciclo
vitale del gioco stesso (Toys Was Us).
Attraverso le sue opere (mini e macrominimalismi, visioni ed elaborazioni
in computer grafica, pennellate scansionate elettronicamente) spesso
si intuisce e, a volte, si evidenzia il corpo femminile attraverso
l'uso spregiudicato del mezzo di acquisizione di immagini, sia esso
una fotocamera, uno scanner o una videocamera.
La serie "Il Centro del Mondo", nata da un cd sperimentale
del 1998 in cui si rendeva interattivo nel suo coinvolgimento lo "spettatore
navigatore", propone punti di vista assolutamente inusuali del
corpo femminile.
Corpo che prende colore e sostanza nella serie "Erotikolor",
grandi pannelli 70x100, da cui "escono" le visioni cromatiche
di un incauto ottimista.
Il narrare, accompagnando riferimenti visivi, della piu' grande "bufala"
mediatica dello scorso secolo (Millenium Bug) lo pone sempre più
vicino a quella ricerca multimediale che, da sempre, lo accompagna
nella sua vita professionale ed artistica.
Le serie "Liquid Soul" e "Pictures At An Sexhibition"
segnano una nuova linfa vitale nelle sue opere.
La prima "acquarella" le immagini digitalizzate, le rende
fluide e al contempo le rinnova di ritrovato fulgore, la seconda serie
fa emergere, in una sovrapposizione provocatoria, il corpo femminile
su particolari di tele dei grandi artisti contemporanei.
L'approccio inconsueto all'utilizzo della grafica tridimensionale
(Terrain, SunCity, Studium Series) coinvolge lo spettatore in nuove
esperienze in mondi visionari ed immaginifici permeati da erotismo
e feticismo.
Territori ed ambienti che nascono da fantasie e desideri, in cui le
immagini assumono nuove colorazioni, mappature e dimensioni inconsuete.
Lo stretto spazio del reale offre l'opportunità a G.Deno di
costruirsi un "suo" spazio espositivo, il SunCity Virtual
Museum: una Piramide, eretta al centro di una città virtuale
"ma desiderabile", al cui interno trovano collocazione le
espressioni erotiche e le perfomances multimediali delle sue opere.
Il tutto, sempre, portato all'estremo.
(testo a cura di Hugo 2002, agg. 2004)
|
|
|
|