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SunCity Virtual Museum - Robots Series
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  Robotica Erotica

Robots Series - Particolare Nella fantascienza, le "Tre Leggi della Robotica" sono un insieme di comandamenti scritti da Isaac Asimov, ai quali sottostanno i robot che compaiono nei suoi racconti.
A quelle stesse rigide raccomandazioni si ispirano scienziati e sviluppatori di automi antropomorfi.

Le tre leggi della robotica sono:
1. Un robot non può recare danno a un essere umano, né può permettere che, a causa del suo mancato intervento, un essere umano riceva danno.
2. Un robot deve obbedire agli ordini impartiti dagli esseri umani, purché tali ordini non contravvengano alla Prima Legge.
3. Un robot deve proteggere la propria esistenza, purchè questa autodifesa non contrasti con la Prima e la Seconda Legge.

A questi tre imperativi dell'Intelligenza Artificiale potrebbe essere necessario aggiungerne un altro: 4. Un robot deve prestarsi al piacere e al desiderio dell'essere umano, purchè questo non contraddica le prime tre leggi.

Ma questo è solo il primo grado di lettura di questa serie di opere di G.Deno.

L'Essere androide raccontato in queste immagini ha le fattezze umane, ma, al pari degli angeli, non ha un sesso definito per poterlo usare più facilmente come riconoscimento di se stessi e si presta ad interpretazioni caratteriali multi-livello.

E' "robot" da mettersi in fila per lasciarsi "colorarizzare" dal desiderio delle immagini scolpite sui pannelli cubici, è "voyeur" al punto da quadruplicarsi e osservare, benvoluto, evidentemente, l'apertura delle gambe della compiacente figura femminile, è intelligente perchè dotato di un cervello positronico, è remissivo/a ed ubbidiente perche di fronte all'imponenza sensuale di quella modella che verso lui si china raccomandando o comandando, si erge in posizione eretta ma indifesa, pronto a eseguire, docilmente, qualsiasi suggerimento venga colto dalle sue orecchie elettroniche.

E se alle sue spalle si intravvedono piramidi di fattezza Maya, ai suoi piedi e, soprattutto, sopra la sua testa, la volta celeste è quanto di meno "umano" si possa pensare. Forse, al contrario dell'apparenza, è rappresentato un essere primordiale venuto a contatto con la sua stessa evoluzione.

Ma, al tempo stesso, è tanto "uomo", nella divinazione della femminilità, da far sorgere il dubbio che sotto quelle texture metalliche pulsi una vita più umana dell'umanità.

I grandi volti posizionati ai vertici o sui lati dell'immagine colorizzata, ricordano, al contempo, le grandi statue dalle orecchie lunghe dell'isola di Pasqua e la deizzazione tecnologica e stratosferica di Zardoz.

Il volto "inscatolato" tra le quattro immagini ad alto contenuto erotico, dichiara la difficoltà comunicativa, la solitudine interiore, il grido di rabbia di fronte alla razionalità che troppo spesso si vuole dare ad un mondo che, nemmeno dotati di circuiti supercomputerizzati, si è in grado di restituire ad una quadratica definizione.

Ed emerge la parafrasi di "nessun dio è tanto dio da non essere lo stesso uomo" con "nessun robot è tanto robotico da non essere lo stesso uomo".

Come in quasi tutte le opere ospitate nel SunCity Virtual Museum, anche qui G.Deno ha usato tecnologie (non solo tecniche) miste: fotografia, video grabbing, fotoritocco, computer grafico 3d e poi di nuovo, prima della restituzione su pannelli, rielaborazioni elettroniche esaltanti.

(Hugo 2004)



All'estremo dell'Ipermedialità

IMMAGINE DI G.DENOArtista multimediale e ricercatore dell'ipermedialità, G.Deno sconfina spesso nei meandri di una pseudo-arte, una cripto-arte che attraversa e manipola temi vicini all'erotismo e al feticismo, passa per l' immagine televisiva e pone al centro dell'attenzione il "gioco" nella sua più disarmante ed inaspettata solitudine.

Il "gioco" come oggetto abbandonato, il non - gioco, che mostra la sua espressiva inettitudine quando è fuori dal ciclo vitale del gioco stesso (Toys Was Us).
Attraverso le sue opere (mini e macrominimalismi, visioni ed elaborazioni in computer grafica, pennellate scansionate elettronicamente) spesso si intuisce e, a volte, si evidenzia il corpo femminile attraverso l'uso spregiudicato del mezzo di acquisizione di immagini, sia esso una fotocamera, uno scanner o una videocamera.

La serie "Il Centro del Mondo", nata da un cd sperimentale del 1998 in cui si rendeva interattivo nel suo coinvolgimento lo "spettatore navigatore", propone punti di vista assolutamente inusuali del corpo femminile.

Corpo che prende colore e sostanza nella serie "Erotikolor", grandi pannelli 70x100, da cui "escono" le visioni cromatiche di un incauto ottimista.

Il narrare, accompagnando riferimenti visivi, della piu' grande "bufala" mediatica dello scorso secolo (Millenium Bug) lo pone sempre più vicino a quella ricerca multimediale che, da sempre, lo accompagna nella sua vita professionale ed artistica.

Le serie "Liquid Soul" e "Pictures At An Sexhibition" segnano una nuova linfa vitale nelle sue opere.
La prima "acquarella" le immagini digitalizzate, le rende fluide e al contempo le rinnova di ritrovato fulgore, la seconda serie fa emergere, in una sovrapposizione provocatoria, il corpo femminile su particolari di tele dei grandi artisti contemporanei.

L'approccio inconsueto all'utilizzo della grafica tridimensionale (Terrain, SunCity, Studium Series) coinvolge lo spettatore in nuove esperienze in mondi visionari ed immaginifici permeati da erotismo e feticismo.

Territori ed ambienti che nascono da fantasie e desideri, in cui le immagini assumono nuove colorazioni, mappature e dimensioni inconsuete.

Lo stretto spazio del reale offre l'opportunità a G.Deno di costruirsi un "suo" spazio espositivo, il SunCity Virtual Museum: una Piramide, eretta al centro di una città virtuale "ma desiderabile", al cui interno trovano collocazione le espressioni erotiche e le perfomances multimediali delle sue opere.

Il tutto, sempre, portato all'estremo.

(testo a cura di Hugo 2002, agg. 2004)
 
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