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Lo
Studio Virtuale A
metà strada tra la ricerca grafica e l'arte erotica tridimensionale,
questa serie di opere ci riconduce ad un concetto particolare della
filosofia artistica di G.Deno.
E' la stessa filosofia che lo conduce, da anni, a riportare il Tutto
al centro della gravità indotta dalla femminile presenza.
Di fatto si vuole simulare la rappresentazione in studio (still-life,
modelle riprese con fondali, ...), di per sè già fuori
dalla realtà ed artificiale in quanto ricostruzioni di immagini
inesistenti e, al contempo, si porta all'esasperazione la presenza
umana elementarizzandone la sua connotazione fisica.
Non modelle in carne ed ossa, quindi, ma "porzioni", dettagli
del corpo femminile e particolari dell'immaginario feticista: calze,
tacchi alti, ...
Non uno studio reale, ma uno studio virtuale in cui è davvero
possibile tutto.
Come in uno studio fotografico, è possibile gestire luce e
colore ma, ancora di più, è data l'opportunità
di stravolgere le leggi delle fisica.
Nel gioco inverosimile del virtuale, accade che tutto diventa pesantemente
reale.
E' così possibile ricostruire tridimensionalmente una sedia,
poggiarci un pannello con delle gambe accavallate per far scaturire,
comunque, una carica sensuale dall'immagine generata a computer.
G.Deno diventa ancora più esplicito nella rappresentazione
del desiderio ("In Attesa"); più feticista in "Pezzo
di Femmina", in cui riesce a rappresentare la femminilità
con 7 distinti e distanti dettagli; più "dark" nel
pannello appeso ad una trave con viti dorate che "penetrano"
l'immagine di un fondo schiena propiziatorio.
Il gioco del domino, in cui però ancora nessun tassello cade,
dove è l'equilibrio instabile il motivo essenziale, diventa
generatore di dubbi ("Question") e di partenze ed arrivi,
il destino forse, che non si incrociano mai.
L'opera che diventa Opera è una rappresentazione comune nell'Arte.
Qui ("Sul Cavalletto") diventa così evidente l'ironia
ed anche la sottolineatura che nulla, al di fuori del tema proposto
(il sesso considerato Centro del Mondo), puo' essere considerato più
importante.
E' una evoluzione, quella di G.Deno, verso un feticismo non greve,
ma raffinato, carico comunque e sempre di sensualità.
Le sue immagini lasciano il segno, l'artificialità del processo
generativo scema di fronte alla creatività dei temi rappresentati.
Proprio la complessità delle tecniche adottate (fotografia,
foto ritocco, 2d & 3d computer graphic), la commistione di più
metodi di comunicazione, fanno di ogni opera un'esperienza unica in
cui emerge prepotente l'erotismo, frutto della ricerca su uno dei
temi "caldi" affrontati da questo artista.
Il capovolgimento del significante dell'immagine, già sperimentato
in "Millenium Bug" e in "Toys Was Us", viene qui
esasperato, raffinato e condotto all'estrema semplificazione visiva.
(Hugo 2004) All'estremo dell'Ipermedialità
Artista
multimediale e ricercatore dell'ipermedialità, G.Deno sconfina
spesso nei meandri di una pseudo-arte, una cripto-arte che attraversa
e manipola temi vicini all'erotismo e al feticismo, passa per l' immagine
televisiva e pone al centro dell'attenzione il "gioco" nella
sua più disarmante ed inaspettata solitudine.
Il "gioco" come oggetto abbandonato, il non - gioco, che
mostra la sua espressiva inettitudine quando è fuori dal ciclo
vitale del gioco stesso (Toys Was Us).
Attraverso le sue opere (mini e macrominimalismi, visioni ed elaborazioni
in computer grafica, pennellate scansionate elettronicamente) spesso
si intuisce e, a volte, si evidenzia il corpo femminile attraverso
l'uso spregiudicato del mezzo di acquisizione di immagini, sia esso
una fotocamera, uno scanner o una videocamera.
La serie "Il Centro del Mondo", nata da un cd sperimentale
del 1998 in cui si rendeva interattivo nel suo coinvolgimento lo "spettatore
navigatore", propone punti di vista assolutamente inusuali del
corpo femminile.
Corpo che prende colore e sostanza nella serie "Erotikolor",
grandi pannelli 70x100, da cui "escono" le visioni cromatiche
di un incauto ottimista.
Il narrare, accompagnando riferimenti visivi, della piu' grande "bufala"
mediatica dello scorso secolo (Millenium Bug) lo pone sempre più
vicino a quella ricerca multimediale che, da sempre, lo accompagna
nella sua vita professionale ed artistica.
Le serie "Liquid Soul" e "Pictures At An Sexhibition"
segnano una nuova linfa vitale nelle sue opere.
La prima "acquarella" le immagini digitalizzate, le rende
fluide e al contempo le rinnova di ritrovato fulgore, la seconda serie
fa emergere, in una sovrapposizione provocatoria, il corpo femminile
su particolari di tele dei grandi artisti contemporanei.
L'approccio inconsueto all'utilizzo della grafica tridimensionale
(Terrain, SunCity, Studium Series) coinvolge lo spettatore in nuove
esperienze in mondi visionari ed immaginifici permeati da erotismo
e feticismo.
Territori ed ambienti che nascono da fantasie e desideri, in cui le
immagini assumono nuove colorazioni, mappature e dimensioni inconsuete.
Lo stretto spazio del reale offre l'opportunità a G.Deno di
costruirsi un "suo" spazio espositivo, il SunCity Virtual
Museum: una Piramide, eretta al centro di una città virtuale
"ma desiderabile", al cui interno trovano collocazione le
espressioni erotiche e le perfomances multimediali delle sue opere.
Il tutto, sempre, portato all'estremo.
(testo a cura di Hugo 2002, agg. 2004)
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