| |
La
Città del Sorriso
La sensazione che si prova di fronte a queste opere di G.Deno è
paragonabile a quella dei nostri emigranti di fronte alla Statua della
Libertà al loro arrivo nella baia di New York.
Ma qui non ci sono braccia levate al cielo con le fiaccole simbolo
di Diritti fondamentali per le umane vicende, figlie di francesità
rivoluzionarie.
Qui i simboli sono rivoluzionari ed internazionali.
Qui si innalzano, svettano, edifici simbolo essi stessi della libertà
di pensiero che incarnano.
Non a caso SunCity, la Città del Sorriso, viene rappresentata
dal grattacielo centrale, più alto di tutti, che inalbera l'immagine
di labbra carnose, denti bianchi, leggermente divaricate a sottolineare
sensualità e desiderio.
Non a caso, quegli edifici, ognuno contrassegnato da immagini di macro
anatomie femminili o particolari di feticistico ricordo, si ergono
da terreni originati da quelle stesse immagini che si elevano verso
un obiettivo ben più alto di quello che possiamo immaginare.
La libertà di pensiero espressa è quella che pochi possono
o vogliono dichiarare: tutto ruota, nasce, si crea attorno al sesso
femminile.
Ed anche l'approccio a misteriosità antiche, la licenza all'uso
di monoliti magici ("Stonehenge") che si ergono dagli anfratti
più remoti (e desiderati) dell'anatomia femminile, viene affrontatata
con estrema disinvoltura erotica e cognizione di causa e fa risaltare
la temporalità di questa serie (passato, presente e futuro)
e la trilogia tematica di cui è pervasa.
Il mistero, l'essenziale e l'apparente vengono evidenziati da ogni
singola immagine che nasce soprattutto dai mosaici territoriali e
dalla mappatura di ogni singolo palazzo.
Palazzi squadrati i moderni, copie degli originali gli antichi; razionalizzati
i primi, ancora da interpretare i secondi.
Le tecniche di realizzazione sfruttano tutta la potenzialità
della computer grafica tridimensionale che qui entra in modo prepotente
a scalfire dettami, luoghi comuni e dicerie su temi legati all'erotismo,
alla sensualità e al feticismo.
Chiaro e limpido appare il pensiero di G.Deno su queste tematiche
che dalla prima serie ("Il Centro del Mondo" del 1999) ha
via via affrontato e sviluppato attraverso l'utilizzo dei più
svariati linguaggi di comunicazione, passando dalla fotografia al
fotoritocco, dal video all'animazione 3d, dalla pittura alla manipolazione
e post-produzione elettronica delle immagini.
(Hugo 2004) All'estremo
dell'Ipermedialità Artista
multimediale e ricercatore dell'ipermedialità, G.Deno sconfina
spesso nei meandri di una pseudo-arte, una cripto-arte che attraversa
e manipola temi vicini all'erotismo e al feticismo, passa per l' immagine
televisiva e pone al centro dell'attenzione il "gioco" nella
sua più disarmante ed inaspettata solitudine.
Il "gioco" come oggetto abbandonato, il non - gioco, che
mostra la sua espressiva inettitudine quando è fuori dal ciclo
vitale del gioco stesso (Toys Was Us).
Attraverso le sue opere (mini e macrominimalismi, visioni ed elaborazioni
in computer grafica, pennellate scansionate elettronicamente) spesso
si intuisce e, a volte, si evidenzia il corpo femminile attraverso
l'uso spregiudicato del mezzo di acquisizione di immagini, sia esso
una fotocamera, uno scanner o una videocamera.
La serie "Il Centro del Mondo", nata da un cd sperimentale
del 1998 in cui si rendeva interattivo nel suo coinvolgimento lo "spettatore
navigatore", propone punti di vista assolutamente inusuali del
corpo femminile.
Corpo che prende colore e sostanza nella serie "Erotikolor",
grandi pannelli 70x100, da cui "escono" le visioni cromatiche
di un incauto ottimista.
Il narrare, accompagnando riferimenti visivi, della piu' grande "bufala"
mediatica dello scorso secolo (Millenium Bug) lo pone sempre più
vicino a quella ricerca multimediale che, da sempre, lo accompagna
nella sua vita professionale ed artistica.
Le serie "Liquid Soul" e "Pictures At An Sexhibition"
segnano una nuova linfa vitale nelle sue opere.
La prima "acquarella" le immagini digitalizzate, le rende
fluide e al contempo le rinnova di ritrovato fulgore, la seconda serie
fa emergere, in una sovrapposizione provocatoria, il corpo femminile
su particolari di tele dei grandi artisti contemporanei.
L'approccio inconsueto all'utilizzo della grafica tridimensionale
(Terrain, SunCity, Studium Series) coinvolge lo spettatore in nuove
esperienze in mondi visionari ed immaginifici permeati da erotismo
e feticismo.
Territori ed ambienti che nascono da fantasie e desideri, in cui le
immagini assumono nuove colorazioni, mappature e dimensioni inconsuete.
Lo stretto spazio del reale offre l'opportunità a G.Deno di
costruirsi un "suo" spazio espositivo, il SunCity Virtual
Museum: una Piramide, eretta al centro di una città virtuale
"ma desiderabile", al cui interno trovano collocazione le
espressioni erotiche e le perfomances multimediali delle sue opere.
Il tutto, sempre, portato all'estremo.
(testo a cura di Hugo 2002, agg. 2004) |
|
|
|