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Paesaggi
non terreni Esiste
un territorio, nella fantasia di ognuno di noi, che è individuabile
solo nei sogni, nei desideri.
Un mondo, come quei celebri telefilms degli anni '60, ai confini della
realtà, in cui tutto può accadere e ogni cosa è
permessa e lecita.
Uno spazio in cui la raffigurazione di cose, persone, paesaggi assume
sembianze astruse, inconsuete e ricche di significati reconditi.
La scoperta di quel territorio è lo scopo di queste opere di
G.Deno.
Nell'adottare le più svariate tecniche di manipolazione di
immagine di fotografie e di dipinti, tra cui il computer grafico 3d,
G.Deno entra in uno suo spazio intimo e profondo che raccoglie proprio
quei desideri che stanno alla base della sensualità più
spinta.
Ci fa condividere i suoi sogni e, probabilmente, le sue allucinazioni,
ci porta in su continenti inimmaginabili ad occhi aperti.
Una visione onirica del sesso, della femminilità, dell'erotismo.
Un "taglio" immaginifico propedeutico a viaggi nell'inconscio
umano.
Il comune denominatore di questa serie di opere, il cui titolo "Terrain"
ben si addice, è la collocazione dei soggetti all'interno di
ambienti terreni, materici e spaziali rivisitati e reinterpretati
con il tocco erotico dell'Artista.
Ecco, allora, onde generate da monoliti rivestiti di macro di organi
sessuali femminili, isole caraibiche dai contorni inequivocabili di
femmine invitanti, pannelli che innalzano un inno al feticismo collocati
su terra generata da clitoridi, peli vaginali e altri orifizi.
Ed ancora, le immagini di cosce velate da calze, i glutei scoperti,
le parti femminili più intime innalzate a stendardo della più
assoluta fede nella ricerca del piacere "libertino".
Non-sense ed astrazione vengono qui usati per "spiazzare"
lo spettatore e per provocare i visitatori di questi luoghi già,
per loro creazione, fuori da ogni aspettativa.
E se nella "Scala a Chiocciola" la prospettica visione di
quelle gambe in movimento ci inducono a seguire la direzione a spirale
della nostra fantasia, la raffigurazione dei deserti ci incute sgomento
per poi affascinarci in una lettura più profonda.
L'arido sole illumina elevazioni a guglie del terreno, simil-termitai
che infilzano immagini profondamente intime del corpo femminile.
I fogli superstiti si innalzano in volo sull'orizzonte a raffigurarci
l'indipendenza di una scelta, di un volere o forse ci raccontano quella
trappola che può essere stesa solo dalla mancanza di fantasia,
di desiderio.
In questa serie di G.Deno si materializza l'idea dell'uso di immagini
su pannelli bianchi collocati all'interno delle opere.
In essi vengono proiettati tridimensionalmente i particolari essenziali
che raffigurano l'Essere Donna.
Mai viene esposta la nudità e l'interezza di un corpo femminile.
La visione feticista di G.Deno lo convoglia a interpretare "una"
femminilità.
Un punto di vista sicuramente parziale, maschilista, se vogliamo,
ma che mai travalica nell'osceno e, anzi, offre spunti di riflessione
proprio perchè analizza, scruta, ridimensiona proprio quell'unicità
femminile.
L'estrema ricercatezza di queste opere non ha i confini propri della
spazialità in cui si svolgono, perchè quei limiti non
esistono. Non solo per la tridimensionalità apparente ma, soprattutto,
per l'inconsueta capacità reinterpretativa di immagini scottanti
e di temi ad alto contenuto erotico.
(Hugo 2004) All'estremo
dell'Ipermedialità Artista
multimediale e ricercatore dell'ipermedialità, G.Deno sconfina
spesso nei meandri di una pseudo-arte, una cripto-arte che attraversa
e manipola temi vicini all'erotismo e al feticismo, passa per l' immagine
televisiva e pone al centro dell'attenzione il "gioco" nella
sua più disarmante ed inaspettata solitudine.
Il "gioco" come oggetto abbandonato, il non - gioco, che
mostra la sua espressiva inettitudine quando è fuori dal ciclo
vitale del gioco stesso (Toys Was Us).
Attraverso le sue opere (mini e macrominimalismi, visioni ed elaborazioni
in computer grafica, pennellate scansionate elettronicamente) spesso
si intuisce e, a volte, si evidenzia il corpo femminile attraverso
l'uso spregiudicato del mezzo di acquisizione di immagini, sia esso
una fotocamera, uno scanner o una videocamera.
La serie "Il Centro del Mondo", nata da un cd sperimentale
del 1998 in cui si rendeva interattivo nel suo coinvolgimento lo "spettatore
navigatore", propone punti di vista assolutamente inusuali del
corpo femminile.
Corpo che prende colore e sostanza nella serie "Erotikolor",
grandi pannelli 70x100, da cui "escono" le visioni cromatiche
di un incauto ottimista.
Il narrare, accompagnando riferimenti visivi, della piu' grande "bufala"
mediatica dello scorso secolo (Millenium Bug) lo pone sempre più
vicino a quella ricerca multimediale che, da sempre, lo accompagna
nella sua vita professionale ed artistica.
Le serie "Liquid Soul" e "Pictures At An Sexhibition"
segnano una nuova linfa vitale nelle sue opere.
La prima "acquarella" le immagini digitalizzate, le rende
fluide e al contempo le rinnova di ritrovato fulgore, la seconda serie
fa emergere, in una sovrapposizione provocatoria, il corpo femminile
su particolari di tele dei grandi artisti contemporanei.
L'approccio inconsueto all'utilizzo della grafica tridimensionale
(Terrain, SunCity, Studium Series) coinvolge lo spettatore in nuove
esperienze in mondi visionari ed immaginifici permeati da erotismo
e feticismo.
Territori ed ambienti che nascono da fantasie e desideri, in cui le
immagini assumono nuove colorazioni, mappature e dimensioni inconsuete.
Lo stretto spazio del reale offre l'opportunità a G.Deno di
costruirsi un "suo" spazio espositivo, il SunCity Virtual
Museum: una Piramide, eretta al centro di una città virtuale
"ma desiderabile", al cui interno trovano collocazione le
espressioni erotiche e le perfomances multimediali delle sue opere.
Il tutto, sempre, portato all'estremo.
(testo a cura di Hugo 2002, agg. 2004)
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