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Il
Cinetismo Nelle
ricerche artistiche contemporanee e specialmente nella tendenza che
il Museo documenta il fattore del movimento assume un'importanza decisiva.
Il termine "cinetico" infatti acquista definitivamente il
diritto di cittadinanza nel mondo dell'arte negli anni '50, quando
artisti-teorici come Vasarely e Agam parlano di "arti cinetiche",
di "plastica cinetica" e di "arte cinetica".
A partire dal 1960 l'espressione arte cinetica entra nel vocabolario
degli storici e dei critici d'arte e viene utilizzato per definire
opere bi e tridimensionali in movimento reale e in movimento "virtuale",
ossia di opere che si muovono effettivamente e opere in cui l'occhio
dello spettatore è guidato in modo evidente, vale a dire oggetti
in cui i fenomeni ottici del movimento svolgono una funzione predominante
o che richiedono una partecipazione attiva dello spettatore, vuoi
con il suo spostamento o con la manipolazione che va a modificarne
l'assetto plastico.
Di fatto le opere d'arte cinetiche, secondo una classica categorizzazione,
si possono suddividere in tre gruppi:
- il gruppo delle opere stabili con effetti ottici,
- il gruppo delle opere che richiedono il movimento fisico dello spettatore,
- e infine il gruppo delle opere che sono esse stesse in movimento.
(F.Popper, L'arte cinetica, Einaudi, Torino 70).
In Italia Bruno Munari e Umberto Eco definiscono così l'arte
cinetica: "Un genere di arte plastica in cui il movimento
delle forme, dei colori e dei piani è il mezzo per ottenere
un insieme mutevole.
Lo scopo dell'arte cinetica non è dunque quello di ottenere
una composizione fissa e definitiva."
(Arte programmata, catalogo della mostra, Milano, 1962)
L'opera d'arte cinetica può essere definita anche, secondo
la nozione, introdotta da Eco, di "opera aperta", come un
genere formato da una costellazione di elementi, in modo che l'osservatore
può rivelare, attraverso una scelta di 'interpretazioni', differenti
combinazioni possibili dunque differenti possibilità di distinte
configurazioni: al limite, l'osservatore interviene effettivamente
modificando la modificazione reciproca degli elementi."
(Arte programmata, cit.).
Riferendoci alla nomenclatura appena proposta, possiamo dire che alla
prima categoria, quella delle opere stabili con effetti ottici, appartenga
il gruppo più consistente delle opere del museo.
Se vogliamo trovare degli esempi di movimento virtuale, del cinetismo
come puro fenomeno ottico, possiamo rivolgerci innanzitutto a un gruppo
di opere degli artisti del GRAV che, su una superficie omogenea, con
l'ausilio di forme geometriche anonime, colorate o meno, e composte
a sequenza all'interno di una griglia a scacchiera, creano strutture
instabili e ambiguità percettive.
Nell'opera di Julio Le Parc la serie è formata da un modulo
costituito da un quadrato e un cerchio inscritto: sia la posizione
del cerchio all'interno del quadrato, sia la posizione di alcuni quadrati
all'interno della griglia risultano leggermente eccentriche, facendo
leggere nello scacchiere una forma romboidale in rotazione.
Lo stesso cinetismo è ottenuto da Francisco Sobrino mediante
una serie di quadrati di diverse dimensioni e colori inscritti in
altrettanti quadrati modulari, mentre Joel Stein ottiene una sequenza
di vibrazioni diagonali in un lavoro in cui diventa importante la
componente cromatica, essendo il modulo sempre ripetuto in modo identico
a livello formale.
La percezione di un movimento rotatorio illusorio è più
evidente nelle opere di Horacio Garcia Rossi e Jean Pierre Yvaral,
in cui l'effetto è dato da un accrescimento progressivo e ordinato
di uno stesso elemento.
L'instabilità del campo è ottenuta invece da griglie
di rette parallele che si incrociano con angolazioni diverse da Francois
Morellet e da Mark Verstock o da semplici incroci di fasci di linee
che sembrano emanare pulsioni luminose da Franco Grignani e Edoer
Agostini.
Sempre di movimento virtuale si tratta nelle opere che rivelano la
loro struttura temporale relativamente allo spostamento dello spettatore
e in particolare in quelle di Alberto Biasi, Hans Jörg Glattfelder,
Franco Costalonga, Antonio Asis.
Biasi ottiene l'effetto marezzato con la sovrapposizione di due griglie
di linee riportate su supporti diversi e distanziati, l'uno opaco
e l'altro trasparente. L'occhio
dello spettatore in posizioni diverse percepisce forme e vibrazioni
diverse.
Costalonga sfrutta l'effetto del rispecchiamento di un cilindretto
colorato su uno specchio semisferico, che si riempie di colore in
quantità variabile in ragione del punto di vista.
L'opera di Glattfelder è formata da una serie di rilievi modulari,
piramidi a base quadrata, dipinti a temi diversi di colore che ad
una visione frontale risultano integrati in un insieme armonico e
invece si separano e si riuniscono di volta in volta allo sguardo
di uno spettatore che si sposti da destra a sinistra o viceversa.
Mentre al centro si scorge la totalità delle variazioni cromatiche,
ai lati l'oggetto sembra monocromatico.
Altre opere, di carattere plastico, richiedono la partecipazione attiva
dello spettatore che va a modificarne l'assetto mediante la manipolazione
e lo spostamento di alcuni elementi, creando così nuove configurazioni.
E' il caso degli oggetti di Nato Frascà, Mirella Forlivesi,
Giuseppe Minoretti, Giorgio Scarpa, Victor Simonetti.
Per quanto riguarda l'ultima categoria, quella degli oggetti che sono
essi stessi in movimento,la collezione del museo presenta come esempio
un lavoro di Colette Dupriez, un oggetto tridimensionale posto in
movimento da un motore elettrico.
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Le Opere di questo Percorso
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Edoer Agostini |
Marina Apollonio |
Antonio Asis |
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Alberto Biasi |
Ennio Chiggio |
Franco Costalonga |
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| Colette Dupriez |
Mirella Forlivesi |
Nato Frasca' |
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| Hans Jörg Glattfelder |
Franco Grignani |
Edoardo Jonquieres |
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| Julio Le Parc |
Giuseppe Minoretti |
Francois Morellet |
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| Antonio Niero |
Horacio Garcia Rossi |
Giorgio Scarpa |
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| Victor Simonetti |
Francesco Sobrino |
Joel Stein |
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| Marc Verstockt |
Jean Pierre Yvaral |
Nane Zavagno |
Guarda tutte le Opere del Museo Apollonio

Hans Jörg Glattfelder 
Edoardo Jonquieres
Percorso
di lettura
Allo scopo di orientarsi fra le opere della collezione del museo,
per aprirsi un percorso interpretativo, può essere utile
riferirsi a quattro elementi fondamentali che costituiscono
alcune fra le chiavi di lettura privilegiate: il
modulo e la serie il cinetismo
la percezione il
colore |
INFORMAZIONI
Tutti i materiali sono tratti dal cd-rom "Museo Umbro Apollonio"
- © Museo Umbro Apollonio - Tutti i diritti riservati -
Vietata la duplicazione e la distribuzione non autorizzata.
produzione: Provincia di Padova , Settore Beni Culturali - a
cura di: Tiziano Santi - realizzazione: dgPIXEL Sas, Giorgio
De Novellis, Sabrina Girardin - testi: Tiziano Santi - si ringraziano
: Giuseppina Dal Canton, Davide Banzato e Manfredo Massironi
per aver gentilmente concesso l'uso dei loro testi e si ringraziano
per la gentile collaborazione: Maria Agostini, Giuseppina Agostini,
Ivano Foresta, Gianni Foresta, Oscar Girardin, Antonio Pasqualin.
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