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Museo Umbro Apollonio: La Tendenza Artistica



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  La Tendenza Artistica

Julio Le Parc - Particolare La tendenza artistica che per sua vocazione specifica il Museo Civico documenta viene indicata con più denominazioni, Arte Programmata, Arte Cinetica, Arte Visuale, Arte Gestaltica, Neocostruttivismo, Optical Art, etichette diverse che vanno a definire una costellazione variegata di artisti e di gruppi che in qualche modo tuttavia condividono una medesima impostazione ideologica e culturale che segna un momento importante nell'arte contemporanea, costituendo un fronte vasto e combattivo negli anni '60. Proprio in questo periodo infatti l'Informale aveva ormai esaurito tutte le sue risorse ed era entrato irreversibilmente in crisi. Si sente il bisogno di esplorare nuove possibilità, di ridefinire il ruolo dell'arte e dell'artista sia nei confronti della scienza, delle sue procedure e della tecnologia, sia nei confronti del più ampio campo sociale. In questa prospettiva si tenta di riproporre la lezione delle avanguardie storiche, di rinnovare e portare avanti da un lato il lascito del Futurismo e del Dadaismo, dall'altro lato quello del Costruttivismo, di De Stijl, del Concretismo, della Bauhaus.
Viene rifiutata innanzitutto una concezione dell'arte basata sul gesto, sull'esibizione dei caratteri delle materie nella loro bruta esistenza, sull' esaltazione incondizionata dell' io soggettivo e del suo immediato bisogno di espressività.
L'operazione artistica comincia ad essere concepita come un processo razionale, controllabile e comunicabile con rigore.
Anche il destinatario dell'opera non è più considerato come un passivo recettore, ma viene sollecitato a trasformarsi in un fruitore attivo, protagonista anch'esso dell'evento estetico, intervenendo addirittura nell'atto creativo.
L'interesse per le nuove opportunità che la scienza e la tecnica mettono a disposizione si traduce oltre che nel mutuarne il rigore delle procedure, nell'impiego dei materiali industriali più evoluti, dei congegni elettronici più sofisticati.
L'arte si scopre una sorta di attitudine sperimentale intesa a progettare forme, a produrre modelli da sottoporre a verifica.
I codici linguistici usati sono quasi sempre minimali e geometrici in quanto provvisti di un tasso di esattezza maggiore e quindi più adatti a produrre chiarezza e pulizia nella comunicazione.
Molto spesso gli oggetti artistici costituiscono dei veri e propri stimolatori di effetti visivi, di illusioni ottiche, di meccanismi percettivi destinati a provocare una più autentica presa di coscienza da parte dello spettatore delle condizioni e dei dispositivi della visione.
Se dunque la creatività non è un fatto soggettivo, irrazionale, "magico", anche l'artista deve perdere l'aura, il suo afflato romantico, deve diventare un operatore culturale e lavorare in équipe come il tecnico e lo scienziato.
In questo senso si comprende come in qualche caso, nell'ambito dei vari gruppi, le opere vengano presentate come creazioni collettive e vengano altresì aboliti i confini disciplinari in vista di una collaborazione e di una comunicazione fra le arti.
Questo razionalismo scientifico non rimane però un fatto asettico, ma si coniuga immediatamente con l'ideologia, l'artista si pone come un soggetto politico attivo, impegnato a promuovere un rapporto più diretto fra arte e società, a ristrutturare in termini più democratici lo spazio sociale.
Così Umbro Apollonio delinea questo intreccio di situazioni:
"(...) Esiste sempre, non vi è dubbio, il preannuncio di un mondo vero, incommensurabile e assoluto, ma quando non sia immesso in una storia e diventi quindi vivente, non solo oggetto di contemplazione, esso diviene quale una tirannia che non si può discutere né visualizzare.
H.G.Rossi - ParticolareTant'è vero che le forme elementari assunte dalle ricerche estetiche di cui si parla non sono più il simbolo di un'armonia reale o idealizzata, quale fu nell'atteggiamento degli artisti geometrici, bensì diventano una maniera di essere in una società dove il rigore metodico è legge e non può quindi essere invertito da una regola formale che ne rimuova le attrazioni casuali.
Alla stessa stregua che nell'opera filmica o nello spettacolo teatrale e musicale le varie sfere creative finiscono con il comunicare tra loro e si compongono in un'entità dove non sono più distinguibili perché omogeneizzate, è giusto si sperimenti la possibile cooperazione di scienza e arte, di tecnica e fantasia, in vista di una partecipazione totale al determinare una situazione.
Allora la casualità non è più improvvisazione, né il razionalismo formulazione speculativa, perché il correlato ideativo si vale di esponenti di fantasia, che imprimono al prodotto una propria caratterizzazione. (...)"
(Ipotesi su nuove modalità creative, 1962, in Occasioni del tempo, Studio Forma, Torino, 1979)
L'utopia è quella della conciliazione fra ragione e natura, fra necessità e casualità, fra artificio e natura, ed insieme quella di un'arte universale, a forte valenza didattica, che possa diffondersi in tutte le classi.
E' naturale allora che si cominci a contestare la mercificazione dell'opera d'arte e a pensare un'alternativa al mercato con la realizzazione di multipli, di opere seriali a bassissimo prezzo.
E' questo l'orizzonte in cui in Italia operano il MAC e Azimuth negli anni '40 e '50, ed è proprio negli spazi della galleria Azimuth che vengono ospitati alcuni fra gli artisti e i gruppi più significativi dell'Arte cinetica e programmata.
Tanto per fare alcuni nomi, mette conto ricordare, fra le singole personalità, gli italiani Enrico Castellani, Enzo Mari, Getulio Alviani, Dadamaino, l'inglese Bridget Riley, l'israeliano Agam, l'argentino Soto, e fra i gruppi il GRAV, il Gruppo N, il GruppoT, il Gruppo Uno, il Gruppo Zero, che cominciano ad operare a cavallo degli anni '50 e '60.
Molti di questi artisti e di questi gruppi confluiscono nelle grandi esposizioni di "Nove Tendencije", che vengono organizzate a Zagabria dal critico Marko Mestrovic, in particolare quella del '61.
Yves Millecamps - ParticolareLa grande attenzione e il grande interesse internazionali per questo movimento, che in qualche caso suscitava scandalo proprio perché proponeva un'arte "laica" e tecnologica, giunge con la rassegna "Arte programmata", nel Negozio Olivetti di Milano nel '62 e in seguito riproposta sempre nella sede Olivetti di New York, la IV Biennale di San Marino "Oltre l'Informale" nel '63, e la mostra "The Responsive Eye" nel '65 a New York.
E' proprio con quest'ultima rassegna che l'Arte cinetica, ribattezzata come Op(optical)art, tocca il vertice dell'acclamazione generale ed insieme comincia la sua parabola discendente.
Come afferma Lea Vergine, che di questa tendenza è stata una dei critici più importanti, in questo momento sembra che tutti i giochi si siano fatti: "Le degenerazioni provinciali raccattate nei campi degli esercizi di psicologia sperimentale, i divertissements ottico-retinici, il decorativismo più ovvio si erano propagati fino a determinare la nauseabonda banalizzazione che aveva portato alla moda optical in tutto l'Occidente, all'ottusa estasi del Kitsch, al pattume della bigiotteria firmata e delle teste cotonate.
Si era principiato col laboratorio scientifico e si era finiti in boutique: lo stoico vagheggiamento dell'aurea proporzione aveva ceduto il passo al Biedermeier."
(L. Vergine, L'ultima avanguardia. Arte programmata e cinetica 1953/1963, catalogo della mostra, Mazzotta, Milano, 1984)
L'Arte programmata e cinetica entra in crisi mentre alla ribalta internazionale sale un fenomeno artistico di origine americana, la Pop art, in cui non si trova nessuna traccia della contestazione del sistema dell'arte e dell' impegno politico che caratterizzano la cultura e la prassi dei gruppi europei.
E' il segno della rivincita del mercato e dell' establishment, che ne sanciscono l'immediato e improvviso successo.
Mentre infuriava la polemica sui gruppi e sul revival dell'arte Gestaltica, nel '64 alla Biennale di Venezia esplode con tutta la sua carica irrazionale e anti-programmata la Pop-Art, capovolgendo di colpo la situazione e gli equilibri dell'arte europea.
Le ricerche cinetiche e visuali (nelle loro diverse inclinazioni) sembravano limitare i confini dell'arte, mentre la Pop-Art sembrava ampliarli, rivendicando all'artista la piena facoltà di scegliere.
Di conseguenza anche le ricerche di gruppo venivano viste con sospetto, perché promotrici di esperienze collettive.
Più tardi nemmeno l'Optical-art riuscirà a bilanciare questa situazione.
Così assisteremo, nonostante si organizzassero ancora mostre importanti (specie quelle sull' 'ambiente' o 'environnement'), ad un progressivo ridursi del campo cinetico ( Italo Mussa, Il Gruppo N, la situazione dei gruppi in Europa negli anni '60, Bulzoni, Roma, 1976).
In questo contesto storico-critico che comincia a mostrare insofferenza verso tutto ciò che propone un fare collettivo, in un contesto sociale sempre più caratterizzato dal consumismo, i gruppi cominciano a sciogliersi (il Gruppo N nel 1964, il GRAV nel 1968), quella che è stata definita l'ultima avanguardia sembra essere sconfitta.
Tuttavia "chi pensa che gli autori dell'arte programmata abbiano perduto, che siano stati sconfitti, non ha capito una cosa fondamentale: che, nella vita come nell'arte, non si può giocare un ruolo da protagonisti reali ed essere anche vincenti. I vincenti, socialmente parlando, sono gli adattati, coloro che hanno rinunciato alla libertà intellettuale, a cercare di continuare a capire.
Di fatto, come protagonisti sopravvivono quelli che ancor oggi, conservano prospettive di libertà e desiderio di mutare il mondo" (Lea Vergine, L'ultima avanguardia, cit.).
In questo senso l'Arte cinetica e programmata non è ancora e non sarà mai relegabile in un passato definitivamente morto e archiviato.
Il suo messaggio e il messaggio di chi cerca di praticare ancora oggi l'arte con rigore restano ineludibili come rimangono attuali i problemi che sono stati posti: l'esigenza di un approccio analitico e codificato all'arte, il rapporto fra l'arte, la scienza, la società, il ruolo dell'operatore e del fruitore.
 

Le Opere di questo Percorso

Anna Maria Pia Roncoroni - Opera
Anna Maria Pia Roncoroni
Celestino Facchin - Opera
Celestino Facchin
Edoer Agostini - Opera
Edoer Agostini
Ennio Chiggio - Opera
Ennio Chiggio
Sara Campesan - Opera
Sara Campesan
Grazia Varisco - Opera
Grazia Varisco
Hans Jörg Glattfelder - Opera
Hans Jörg Glattfelder
Marcello Morandini - Opera
Marcello Morandini

Guarda tutte le Opere del Museo Apollonio

Percorso di lettura

Allo scopo di orientarsi fra le opere della collezione del museo, per aprirsi un percorso interpretativo, può essere utile riferirsi a quattro elementi fondamentali che costituiscono alcune fra le chiavi di lettura privilegiate:
il modulo e la serie
il cinetismo
la percezione
il colore
 

Links correlati

Arte Cinetica
Gruppo N
 

INFORMAZIONI

Tutti i materiali sono tratti dal cd-rom "Museo Umbro Apollonio" - © Museo Umbro Apollonio - Tutti i diritti riservati - Vietata la duplicazione e la distribuzione non autorizzata.

produzione: Provincia di Padova , Settore Beni Culturali - a cura di: Tiziano Santi - realizzazione: dgPIXEL Sas, Giorgio De Novellis, Sabrina Girardin - testi: Tiziano Santi - si ringraziano : Giuseppina Dal Canton, Davide Banzato e Manfredo Massironi per aver gentilmente concesso l'uso dei loro testi e si ringraziano per la gentile collaborazione: Maria Agostini, Giuseppina Agostini, Ivano Foresta, Gianni Foresta, Oscar Girardin, Antonio Pasqualin.
 
 
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