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La Galleria Comunale
d’Arte
E' un’elegante edificio circondato dal vasto scenario dei Giardini
Pubblici a nord della rocca del quartiere Castello.
Il prospetto principale, di gusto neoclassico, fu realizzato nel 1828
su progetto di Carlo Boyl di Putifigari mentre il blocco originario
del fabbricato risale alla fine del 1700.
In origine sede della polveriera regia, alla fine degli anni ’20
fu oggetto di una radicale ristrutturazione che coinvolse anche l’area
dell’attuale terrapieno, ad opera del raffinato progettista
cagliaritano Ubaldo Badas.
Nel 1928 venne trasformato in galleria d’arte permanente. Le
raccolte patrimoniali si sono costituite in massima parte nel XX secolo
mediante donazioni, lasciti e acquisizioni. Oggi annoverano la più
importante collezione di opere realizzate da artisti sardi; una prestigiosa
e specifica raccolta di apertura nazionale, legata alle tendenze ’60/’80;
una collezione di materiali etnografici della Sardegna, datati tra
la fine del ’700 e la prima metà del ’900, tutti
di raffinata fattura; una capillare e completa raccolta di stampe
recentemente ampliatasi con la donazione Valle.
È dal 1999 che la Galleria Comunale d’Arte, avendo il
Comune acquisito il lascito Ingrao, custodisce le prestigiose opere
del XX secolo di questo generoso collezionista. Francesco
Paolo Ingrao
Nasce a Lenola (provincia di Latina) il 30 aprile 1909 da Giuseppe
Ingrao e Teodolinda De Simone. Orfano di padre a 12 anni, entra
in un collegio vicino a Napoli.
Frequenta gli studi superiori a Roma, si laurea in Giurisprudenza
a Napoli all’età di 23 anni. L’anno dopo è
impiegato al Ministero dei Lavori Pubblici andando successivamente
a ricoprire la carica di Direttore Generale.
Guarda all’arte e colleziona opere fin dalla giovinezza, passione
intensificatasi nel dopoguerra. Tuttavia è negli anni ’50,
oramai in pensione, che vi si dedica completamente. Muore a Cagliari
il 2 marzo 1999.
La Collezione
I
rinnovati spazi della Galleria Comunale d’Arte ospitano le
opere della “Collezione d’Arte Francesco Paolo Ingrao”,
donate al Comune di Cagliari il 28 luglio 1999.
Esse coprono un arco temporale che dalla metà dell’Ottocento,
attraversando tutto il secolo XX, testimoniano soprattutto dei movimenti
artistici sviluppatisi a Roma, dal Secessionismo degli anni Dieci
ai travagliati anni della seconda guerra mondiale, dal dopoguerra
agli anni ’80. Si tratta di una selezione di circa 250 opere,
delle quali 40 sono sculture, presentata in un percorso espositivo
allestito sui due livelli della Galleria, piano terra e primo piano,
a seguire una scansione di 15 sale.
Altre 250 opere, tra pitture, disegni, incisioni, terrecotte, bronzi,
gessi, marmi, sculture lignee, sono invece ospitate in tre sale
al piano terra, sorta di “depositi visitabili” definiti,
con rimando alla figura di F. P. Ingrao, “stanze del collezionista”.
Ambienti che oltre a completare l’intero corpus delle collezioni
d’arte moderna e contemporanea del lascito Ingrao, vorrebbero
suggerire il “caos” tipico della quadreria dalla quale
provengono e della quale citano la fitta stratificazione: opere
accostate con criteri di gusto, “affastellamento” che
ha caratterizzato i palazzi principeschi romani fin dal Rinascimento,
originando l’attuale concetto di museo.
Piano terra
L’Ottocento apre il percorso di visita con l’opera Ritratto
di Signora, del bresciano Angelo Inganni (1807-1880), decisa immagine
femminile dall’incarnato luminoso sul quale spiccano i fiori
vermigli di camelia. Contraltare all’eleganza severa della
provincia lombarda è il Ritratto di giovinetto, attribuito
al leccese Gioacchino Toma (1836-1893); libera composizione che
anticipa la tecnica dell’esecuzione impressionistica, come
i tre “bozzettistici” paesaggi del piemontese Enrico
Reycend (1855-1928).
Al clima verdiano e carbonaro, che tanta eco ebbe durante il secolo,
ben si associa l’opera del marchigiano Ercole Rosa (1846-1893),
autore del toccante monumento ai Fratelli Cairoli sul Pincio a Roma,
a Cagliari presente con il bronzo Uomo seduto. Col fluire nel secolo
nuovo, la pittura diventa “divisionista” e le forme
raffigurate sono composte da infinite pennellate staccate tra loro
e tenute volutamente pure nei toni di colore, dissonanti ma armoniosi
nell’effetto finale.
Il toscano Luigi Gioli (1854-1947), con la tela Buoi all’abbeverata,
si fa interprete di questa nuova sensibilità “atmosferica”
e pulviscolare, resa in scultura dal piemontese Leonardo Bistolfi
(1859-1933).
Del pittore fiorentino Armando Spadini (1883-1925), isolato caposcuola,
è presente un Ritratto femminile.
Sul suo solco ma con esiti differenti si muovono alcuni più
giovani pittori, residenti nella capitale, Roma, caratterizzata
dal gusto umbertino.
Sono Arturo Noci (1874-1953), qui in un Ritratto di signora, e soprattutto
Camillo Innocenti (1871-1961), presente con un grande e noto paesaggio,
Marina.
Giacomo Balla (1871-1958), straordinaria figura di artista e tecnico
abilissimo, da Torino trapiantatosi nell’urbe, è rappresentato
da un pastello che costituisce una delle opere di maggiore orgoglio
del museo cagliaritano.
Esso raffigura lo scultore genovese Giovanni Prini (1877-1958) intento
al lavoro; questo artista è a sua volta presente con il marmo
Busto di giovinetta.
Di Lorenzo Viani (1882-1936), secessionista livornese commosso interprete
dell’umanità derelitta dei paria, è esposto
Figura maschile.
La centrale Sala IV, scrigno dell’intero percorso, raccoglie
ben 31 opere di Umberto Boccioni (1882-1916), massimo esponente
del movimento futurista italiano, illustrando compiutamente l’evoluzione
della sua ricerca estetica, dall’esordio al periodo divisionista
e futurista sino ai dipinti realizzati nell’anno della sua
morte. L’atmosfera degli anni Dieci e la Belle Époque
si chiudono bruscamente con una gouache di notevoli dimensioni,
appartenuta a Margherita Sarfatti, realizzata da Mario Sironi (1885-1961).
Piano primo
Il pittore Carlo Socrate (1889-1967) fu collaboratore romano nel
1917 di Picasso per il sipario dell’opera Parade di Eric Satie,
rappresentata a Roma. Socrate è presente con un nutrito nucleo
di opere fra le quali il “tedesco” Ritratto di signora
del 1926 e la grande tela dal titolo Vestizione della Sposa del
1934, tematica cara agli artisti di quegli anni come Emanuele Cavalli
(1904-1981), pittore “tonale” rappresentato nel museo
da Ragazza seduta con cappellino.
Firmatario del gusto déco in architettura nella Roma di Marcello
Piacentini è lo scultore-ceramista Alfredo Biagini (1886-1952),
presente con due opere. Antonietta Raphael (1900-1975), compagna
di Mafai, è l’autrice della scultura in bronzo Testa
di contadina.
Il toscano Ardengo Soffici (1879-1964), anch’egli aderente
al movimento futurista del 1909, figura con due opere che risentono
del nuovo realismo che dagli anni Venti si sviluppa in Italia e
sfocia nel “ritorno all’ordine” di matrice sociale.
Due gruppi di opere, altrettanti “nuclei di approfondimento”,
sorta di sintetiche mostre monografiche, sviluppano e raccontano
le ricerche di alcuni autori: quelli più amati dal collezionista
Ingrao. Il primo del percorso al piano primo è dedicato al
pittore Filippo De Pisis (1896-1956), con opere significative eseguite
nello stile sintetico per il quale è noto, come il Marinaio
del 1944.
L’altro è interamente dedicato all’opera di Giorgio
Morandi (1890-1964) e si compone di tre Nature morte – la
prima è del 1929 –, tele ad olio la cui ricerca improntata
alla metafora intellettuale lo celebra come uno degli artisti più
moderni dello scenario internazionale; e ancora un’acquaforte,
nove disegni a china o matita e ben 241 lettere, delle quali l’esposizione
presenta una scelta.
L’opera di Ottone Rosai (1895-1957), artista anch’egli
presente con un folto nucleo di lavori, introduce al vasto ambiente
dell’ampio salone quadrato che assomma le Sale IX e X.
Il suo costante tema dei “giocatori di carte” è
qui rappresentato in due tele di epoca differente; curioso è
l’Autoritratto giovanile con cappello, serena rappresentazione
opposta al grottesco e potente Ritratto senile.
Sono di questi anni a cavallo fra il ’30 e il ’40 il
Ritratto d’uomo di Carlo Carrà (1881-1966); il cristallino
Case alpestri in grigio di Fortunato Depero (1892-1960); una “picchiata
aerea” del futurista di seconda ondata Tullio Crali (1910).
Una grande tempera Le sette virtù, grigia secondo il registro
cromatico più noto, è opera di Gino Severini (1883-1966).
Di Luigi Colombo, in arte Fillia (1904-1936), la Galleria possiede
un dipinto su compensato intitolato La città di Dio, databile
1931-32.
L’astrattismo geometrico di Atanasio Soldati (1896-1953) è,
con la tempera Composizione, testimone solitario delle difficili
ricerche in tale direzione nel nostro Paese; così come risulta
isolata la satira del geniale fondatore dei periodici L’Italiano
e Omnibus, Leo Longanesi (1905-1957), qui con un’opera del
1931 dal titolo Il sogno del vecchio capitano.
Unica nello scenario italiano di allora è anche la ricerca
espressiva di Massimo Campigli (1895-1971), documentata dal dipinto
datato 1931 Sole e Ombra.
Sotto il profilo plastico tiene alto il vessillo della scultura
Adolfo Wildt (1868-1931), con il bronzo che ritrae Nicola Bonservizi,
realizzato nel 1925.
Di Francesco Messina (1900-1995) figurano una testa colossale in
bronzo dorato del Duce e uno studio per una Minerva forse destinata
ad essere tradotta in dimensioni monumentali.
Un capolavoro del dopoguerra caratterizza la Sala XI: la notissima
e raffinata natura morta Vaso di fiori di Antonio Donghi (1897-1963),
uno dei due dipinti di questo ricercato autore, affiancato da un
nucleo di tele realizzate da Mario Mafai (1902-1965), caposcuola
del gruppo romano di via Cavour; fra questi spicca il Suonatore
di fisarmonica, soffuso di sommessi toni grigio-celesti e dal rosso
dello strumento.
Significativo di questa sezione è il nucleo di 20 opere su
tavola firmate Pio Semeghini (1878-1964), chiarista fragile e delicato.
Il più aristocratico dei pittori italiani, Felice Casorati
(1886-1963), è rappresentato da due opere di particolare
forza come Natura morta con maschera rossa e Le uova sul tappeto.
Si contraddistinguono per la consueta e riconoscibile eleganza cromatica
i tre paesaggi di Amedeo Bocchi (1883-1976) – sono cinque
in totale quelli posseduti –, artista del nucleo romano identificato
come gruppo di villa Strohl-Fern. L’ultima sala è dominata
dalle accese ed espressioniste cromie che vivono in 34 opere realizzate
in un ventennio dal pittore e giornalista Mino Maccari (1898-1989).
Il nucleo presenta rari lavori come la Zingara, esposti in una nota
mostra del 1947 le cui opere andarono in maggioranza disperse.
Molti dipinti sono stati concepiti dall’artista sulle due
facciate dello stesso supporto secondo modalità a lui tipiche.
Chiudono il percorso di visita alla Galleria le opere più
recenti della collezione, tra gli altri un’astratta composizione
a tempera del genovese Enrico Paulucci (1901-1999), artista del
Gruppo dei Sei; un olio astratto anch’esso di grandi dimensioni
di Piero Dorazio (1927), esponente del gruppo Forma Uno, ed un dipinto
del goriziano Antonio Zoran Music (1909).
Le stanze del collezionista
Sono così denominati tre ambienti al piano terra adibiti
a “depositi visitabili”, la cui visita è prevista
nella fase finale di uscita.
Contrariamente al precedente e selettivo percorso museale, qui le
opere sono disposte fittamente accostate sulle pareti, superfici
non più neutre e bianche ma colorate e “presenti”
come quelle di un’abitazione.
Tra i dipinti, oltre a ulteriori testimonianze di Camillo Innocenti,
Carlo Socrate, Francesco Menzio (1899-1979), Deiva De Angelis (1885-1925),
Pippo Rizzo (1900-1964), Amerigo Bartoli Natinguerra (1890-1971),
già presenti in altre sale, si segnalano, tra gli altri,
lavori di Filippo Anivitti (1876-1955), Orazio Amato (1884-1952),
Emilio Notte (1891-1982), Rosina Viva (1899-1983), Paolo Ricci (1908-1986).
Una sezione è dedicata ai disegni; significativi quelli di
Scipione (Gino Bonichi, 1904-1933), Carlo Carrà, Giovanni
Omiccioli (1901-1975).
Nutrita risulta in quest’ambito la raccolta di sculture; tra
esse la Minerva in bronzo di Davide Calandra (1856-1915), una figura
femminile di Ernesto Biondi (1854-1917), la testa di bambino realizzata
da Luigi Broggini (1908-1983), due piccoli gruppi bronzei di Nicola
D’Antino (1880-1966), ancora due teste in terracotta modellate
da Attilio Torresini (1884-1961).
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Giacomo Balla

Umberto Boccioni

Fortunato Depero

Filippo De Pisis

Camillo Innocenti

Mino Maccari

Mario Mafai

Francesco Menzio

Giorgio Morandi

Enrico Reycend

Ottone Rosai

Gino Severini

Carlo Socrate
Informazioni
e Orari
Galleria Comunale d’Arte di Cagliari
Largo Giuseppe Dessì, Giardini Pubblici
http://www.collezioneingrao.it
Orari di apertura
Invernale: 9.00-13.00 / 15.30-19.30
Estivo: 9.00-13.00 / 17.00-21.00
Chiuso il martedì.
Biglietti
Intero L.6.000 (i 3,1); Ridotto L.2.000 (i 1,03);
Gruppi L. 3.000 (i 1,55);
Cumulativo con il MAS L.8.000 (i 4,13);
Gratuito per bambini sotto i 6 anni
e adulti sopra i 65.
Radiotaxi
070 400101
Autobus
Linea 6, Circolare 7
Dalla stazione ferroviaria e terminal aeroporto
linea M 6
Informazioni e prenotazioni visite guidate
tel. 070 490727 - fax 070 42091
museicivicicagliari@tiscalinet.it
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