Presentazione
Superato
il cuore di Reggio Emilia, in una zona che da città diventa
campagna, si trova la sede storica della società Max Mara in
cui è ora abilmente allestita la Collezione Maramotti.
I lavori di restauro lasciano leggere chiaramente l’impianto
della fabbrica con le pareti in cemento armato, il pavimento chiaro
su cui si scorgono ancora le macchie del lavoro e la finestratura
tutto attorno. Bianchissime sono invece le pareti che delimitano le
sale espositive e tamponano gli archi della fabbrica.
L’accesso alla collezione è gratuito, possibile solo
previa prenotazione e in gruppi di 25 persone massimo. La scelta,
molto forte e assolutamente controtendenza, è quella di privilegiare
un rapporto umano con i visitatori. Di accoglierli e lasciare loro
la serenità di una visita gradevole e non sovraffollata. Non
ci sono pannelli pedagogici e le uniche informazioni reperibili nell’arco
di tutto il percorso sono i cartellini con i dettagli delle opere
(artista, titolo dell’opera, data e tecnica). Secondo le parole
della responsabile, Marina Dacci, il desiderio è quello di
condividere un percorso nel contemporaneo, senza però forzare
una lettura univoca. Per questo la persona che accompagna i visitatori
durante il percorso si limita a fornire alcune delucidazioni in merito
ai criteri espositivi per poi restare a disposizione per curiosità
e approfondimenti. La volontà è di creare un dialogo
con i visitatori, un confronto continuo, senza imbalsamare le opere
in una lettura che resti immutata. Di qui la mancanza di un catalogo
ragionato che riunisca le schede delle opere conservate ed esposte.
L’allestimento dei circa duecento capolavori selezionati dall’insieme
della collezione segue principalmente i criteri del collezionismo.
Sono quindi esposti non solo lavori particolarmente significativi
in base al proprio valore artistico, ma anche per il posto che occupano
all’interno della collezione. In alcune sale stanno ad esempio
insieme opere intimamente incongrue ma fortemente legate da un acquisto
simultaneo o da una vicenda collezionistica assimilabile.
Se le opere esposte al primo piano, che datano dagli anni Quaranta
agli anni Ottanta, hanno acquisito un valore artistico ormai quasi
indiscusso, alcune perplessità possono forse sorgere da alcuni
lavori del secondo piano dove sono ospitate opere degli ultimi due
decenni del secolo scorso. La sfida della collezione di Achille Maramotti
è accentuata dal desiderio di acquistare opere significative
del periodo iniziale di ogni artista, nella fase cioè in cui
il lavoro introduce elementi di novità nella ricerca artistica
contemporanea.
Non si tratta a mio avviso di discutere sul valore delle singole opere,
quanto piuttosto di sottolineare il desiderio dei Maramotti di mettere
a disposizione di tutti, e a titolo assolutamente gratuito, un nucleo
importante di opere d’arte contemporanea. Se da un’amministrazione
pubblica esigiamo coerenza e capacità di investimento lungimiranti
(si tratta di denaro pubblico!), al privato è giusto che resti
l’azzardo di scelte personali e di investimenti anche discutibili.
Lodevole e rimarchevole resta l’apertura al pubblico della collezione
in modo che le fortunate possibilità di un singolo possano
comunque giovare ed essere di stimolo per molti.
Paola De Troia
340 7615905
paoladetroia@yahoo.it
Il progetto
Risale a più di trent’anni fa il proposito di Achille
Maramotti di costituire una raccolta d’arte contemporanea che
diventasse poi un luogo esemplare di fruizione estetica e intellettuale,
aperto a un pubblico di conoscitori e interessati. La collezione doveva
essenzialmente rappresentare, nelle sue intenzioni, uno specchio del
movimento delle idee artistiche più avanzate del proprio tempo.
Fino al 2000, un certo numero di opere acquistate venivano esposte
per lunghi periodi negli spazi di passaggio dello stabilimento Max
Mara in via Fratelli Cervi a Reggio Emilia: l’intento era quello
di promuovere una quotidiana, stimolante convivenza fra creatività
artistica e disegno industriale. Non è perciò un caso
che questo edificio, una volta dedicato alla creazione di “collezioni”
di moda, sia ora divenuto la sede permanente di una collezione d’arte.
La continua esplorazione dei linguaggi diversamente espressivi e in
costante evoluzione della moda e dell’arte era stata la passione
centrale di Achille Maramotti.
Le opere
La Collezione comprende diverse centinaia di opere realizzate dal
1945 a oggi, di cui oltre duecento in esposizione permanente, che
rappresentano in profondità alcune delle principali tendenze
artistiche italiane e internazionali degli ultimi cinquant’anni.
E’ fondamentalmente costituita da dipinti, ma vi figurano anche
sculture e installazioni. Gli artisti vi sono presentati con opere
significative della loro irruzione iniziale sulla scena artistica,
quando cioè il loro lavoro introduceva elementi di sostanziale
novità nella ricerca contemporanea.
La Collezione inizia con alcuni importanti quadri europei, indicativi
delle tendenze espressioniste e astratte degli ultimi anni Quaranta
e primi anni Cinquanta generalmente definite “informali”,
e un gruppo di opere protoconcettuali italiane. Presenta poi un nucleo
importante di dipinti della cosiddetta Pop romana, seguito da un numero
consistente di opere di Arte Povera nella sua duplice incarnazione
romana e torinese. A questi movimenti succedono nella Collezione diverse
opere fondamentali del neo-espressionismo italiano (la cosiddetta
Transavanguardia) e significativi esempi di quello tedesco e americano.
Fa loro seguito un gruppo considerevole di opere della New Geometry
americana degli anni Ottanta-Novanta, alle quali succedono infine
le più recenti sperimentazioni inglesi e americane.
Alle opere del XXI secolo, che per la maggior parte non sono state
incluse nell’esposizione permanente, verranno dedicate mostre
tematiche negli spazi del piano terra. La Collezione costituisce dunque
essa stessa un “work in progress”, poiché intende
nel suo futuro continuare ad accogliere e testimoniare i nuovi percorsi
che l’arte d’oggi va esprimendo nella sua evoluzione.
Artisti
Vito Acconci
Franco Angeli
Giovanni Anselmo
Francis Bacon
Donald Baechler
Barry X Ball
Georg Baselitz
Jean-Michel Basquiat
Huma Bhabha
Ross Bleckner
Alighiero Boetti
James Brown
Alberto Burri
Richmond Burton
Peter Cain
Pier Paolo Calzolari
Giuseppe Capogrossi
Enrico Castellani
Bruno Ceccobelli
Sandro Chia
Francesco Clemente
Ettore Colla
Tony Cragg
Michael Craig-Martin
Enzo Cucchi
Karin Davie
Ferruccio De Filippi
Nicola De Maria
Mark Dion
Inka Essenhigh
Jean Fautrier
Tano Festa
Eric Fischl
Lucio Fontana
Ellen Gallagher
Wayne Gonzales
Peter Halley
Nicky Hoberman
Alex Katz
Mike Kelley
Anselm Kiefer
Jannis Kounellis
Annette Lemieux
Sherrie Levine
Osvaldo Licini
Sergio Lombardo
Christopher Lucas
Markus Lupertz
Martin Maloney
Mark Manders
Piero Manzoni
Fabian Marcaccio
Carlo Maria Mariani
Arturo Martini
Fausto Melotti
Gerhard Merz
Mario Merz
Henry Moore
Malcolm Morley
Cady Noland
Gastone Novelli
Nunzio
Luigi Ontani
Mimmo Paladino
Giulio Paolini
Claudio Parmiggiani
Pino Pascali
Richard Patterson
A. R. Penck
Giuseppe Penone
Gianni Piacentino
Michelangelo Pistoletto
Piero Pizzi Cannella
Sigmar Polke
Gerhard Richter
Matthew Ritchie
Tom Sachs
David Salle
Salvo
Mario Schifano
Julian Schnabel
Christian Schumann
Sean Scully
James Siena
Ray Smith
Atanasio Soldati
Philip Taaffe
Cesare Tacchi
Rosemarie Trockel
Cy Twombly
Giuseppe Uncini
Meyer Vaisman
Bill Viola
Joan Wallace
Dan Walsh
Terry Winters
Steve Wolfe
Christopher Wool
Gilberto Zorio |
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Collezione Maramotti - Esterno giorno

Collezione Maramotti - Esterno notte

Anselm Kiefer, Ohne Titel, 1984
Claudio Parmiggiani, Caspar David Friedrich, 1989
Gilberto Zorio, Autoritratto, 1972
Informazioni
Collezione Maramotti
Via Fratelli Cervi 66,
42100 Reggio Emilia
Tel. 0039 0522 382484
Fax 0039 0522 934479
info@collezionemaramotti.org
www.collezionemaramotti.org
L’ingresso alla Collezione è gratuito e la visita
avviene solo su prenotazione.
Orari: giovedì e venerdì 14.30 - 18.30
sabato e domenica 9.30 - 12.30 / 15.00 – 18.00
chiusura 1 e 6 gennaio, 25 aprile, 1 maggio, dall’ 1 al
25 agosto, 25 e 26 dicembre |
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