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Galleria di Palazzo Reale di Genova



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Presentazione

Galleria di Palazzo RealeLa "Galleria di Palazzo Reale" è un museo - residenza: infatti di una dimora di grande prestigio conserva la natura, gli arredi, le opere d'arte, gli oggetti d'uso. La sua eccezionalità sta, oltre che nella straordinaria rilevanza di quadri ed affreschi, nell'ottimo stato conservativo dell'Appartamento, pervenuto nei primi anni venti al Demanio dello Stato senza aver subito sostanziali sottrazioni negli arredi e poi via via restaurato dalle due Soprintendenze liguri con sapienti e calibrati interventi del suo apparato decorativo e delle collezioni.
E', quindi, una "casa", della quale si può ancora sentire il respiro e la vitalità, che con soddisfazione presentiamo ai visitatori sempre più numerosi ed interessati.
Per accompagnarli abbiamo negli ultimi anni predisposto alcune iniziative: le visite guidate, l'apparato didattico delle sale ed una piccola guida della Galleria.

L'Appartamento del Duca degli Abruzzi

La principesca suite nell'ala orientale del primo piano nobile ancor oggi conserva il nome di uno dei suoi ultimi inquilini storici, Luigi Amedeo di Savoia-Aosta, duca degli Abruzzi, celebre esploratore, navigatore, alpinista, ammiraglio, nato a Madrid il 29 gennaio 1873, mentre suo padre Amedeo era re di Spagna. L'appartamento è formato oggi da dieci sale riccamente arredate, delle quali sette si aprono per la prima volta al pubblico nell'aprile del 1999.
L'inizio della sua storia cade nel 1650, quando l'edificio genovese, dopo otto anni di intensi lavori fu finalmente completato.
I disegni allegati al progetto seicentesco documentano l'esistenza dell'appartamento sebbene fosse allora di dimensioni sensibilmente inferiori e, soprattutto, si sviluppasse verso sud.
La seconda fase della storia dell'appartamento coincide con la costruzione dell'ala di levante del palazzo.
E' questo il momento in cui la facciata principale a nord raggiunge le dimensioni attuali. Rispetto alla situazione di metà Seicento, si ampliò di sole due camere l'appartamento esistente e si allestì contemporaneamente un secondo alloggio con entrata indipendente su Strada Balbi.
Decorazioni settecentesche superstiti sono quelle della cosiddetta anticamera o "sala degli staffieri" e nella volta del salotto "dello stucco lucido". Le altre sale saranno completamente ridecorate a metà del secolo successivo.
Sarà solo nei primi anni quaranta del 1800 che l'alloggio con entrata indipendente, già detto della duchessa del Chiablese, fu ingrandito a spese del secondo e il grande appartamento che se ne ricavò fu trasformato secondo l'allestimento visibile ancora oggi.
L'appartamento sarà detto a lungo di Vittorio Emanuele II. Non è possibile stabilire con precisione quando il re lo avesse messo a disposizione di Luigi di Savoia, ma è certo che il duca degli Abruzzi, appassionato di nautica, avesse risieduto a Genova e il suo appartamento a Palazzo Reale fu certo sua residenza abituale tra un'impresa e l'altra.

Galleria degli Specchi

Questo è certamente uno degli ambienti più celebri di tutto il Palazzo e ne rappresenta quasi l'emblema. In origine, nel 1650, la galleria era di dimensioni inferiori e decorata solo dai quadri e dalle statue di Giovanni Battista Balbi. figlio di Stefano, primo proprietario del Palazzo.
L'assetto attuale, di straordinario impatto scenografico, si deve invece a Domenico Parodi (1668-1740) che qui realizzò una delle sue opere più felici e celebrate.
Il modello è quello della galleria sei-settecentesca romana, Palazzo Colonna (1665-1675) e Doria Pamphilj e, naturalmente, la Galerie des Glaces di Versailles (1679-1686), modelli tutti, questi ultimi, ingentiliti nella versione genovese, databile attorno al 1730 dalle proporzioni contenute e dall'estrema eleganza delle soluzioni decorative.
Vizi e divinità viziose (Bacco. Venere e Apollo) si contrappongono alle Virtù (Speranza. Temperanza, Fortezza e Carità) nella ricchissima decorazione a fresco commissionata con ogni probabilità da Gerolamo Durazzo: stucchi veri si mutano sotto gli occhi dell'osservatore in quelli dipinti, mentre la pittura finge la scultura, l'oro vero si confonde con quello falso, specchi e luci dilatano lo spazio, allegorie e figure del mito si mescolano a personaggi della storia antica, in una serie di espedienti illusionistici di straordinaria inventiva e varietà.
Alla base di tutto, un programma didascalico - moraleggiante di autocelebrazione della famiglia Durazzo, i cui stemmi giganteggiano nella campata centrale. Nel Settecento la galleria fu utilizzata spesso come sala da pranzo di rappresentanza per rendere omaggio ad ospiti prestigiosi e in occasioni di gaIa

La Sala del Trono

Questa sala introduce nell'ala di levante del Palazzo, quella che conserva più evidenti le tracce delle trasformazioni sabaude.
Qui, in origine, i Durazzo avevano allestito un fastoso salotto, ma dell'antica decorazione sopravvive solo la volta caratterizzata da splendidi stucchi con figure di satiri ad altorilievo ridipinti e ridorati nell'Ottocento.
Noto in quella fase come Salotto del Giordano per la presenza dì tre grandi tele di Luca Giordano (1635-1705), due delle quali ancora visibili, rappresentava l'analogo simmetrico del Salotto del Veronese, sul lato opposto rispetto alla Galleria della cappella.
L'attuale, fastosa sistemazione fu realizzata sul modello di quella di altre residenze sabaude all'epoca di Carlo Alberto, intorno al 1842.
Le pareti furono rivestite di tappezzerie di velluto rosso cremisi sulle quali risaltano i vistosi stemmi della casa reale sopra le porte di sapore neobarocco che presero il posto dei quadri ricordati qui dallo scrittore genovese Carlo Giuseppe Ratti nel 1780.
Sotto l'alto baldacchino a bandinelle in velluto e frange di seta dorata è il trono in legno intagliato e dorato, forse opera dell'ebanista inglese Henry Thomas Peters (att. 1817-I 849).

Il Salotto del Tempo

Questo salotto è affacciato sul grande terrazzo monumentale, aperto sulla vista luminosissima del porto antico della città e sull'ampio orizzontale del mare.
Fu forse la posizione favorevole ad un'illuminazione abbondante il motivo primo del suo uso come quadreria.
Fra i ventitré dipinti esposti si contano numerosi autori veneti, dal Tintoretto al Bassano, affiancati da alcuni dei nomi pittori prestigiosi della scuola genovese Piola, Vassallo, Grechetto.
Anche in questa sala un recente restauro ha ripristinato i colori di fine Settecento, caratterizzati da grande luminosità e trasparenza. recuperando anche l'oro prezioso delle cornici.
Sulla volta è l'affresco di Domenico Parodi (1668 - I 740) che ha dato fin dalle origini il nome alla sala: vi si rappresenta La Verità svelata dal Tempo, mentre in un angolo la menzogna, smascherata, fugge.
 

Galleria Immagini
Galleria di Palazzo Reale
 
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Informazioni

Direttore: Direttore dott. Luca Leoncini
Descrizione:
Dimora storica completa dei suoi arredi fissi (stucchi e affreschi)e di quelli mobili (mobili, soprammobili, dipinti, sculture, ecc.). Costruita dai Balbi nel XVII secolo, ingrandita dai Durazzo nel XVIII secolo, diventata Palazzo Reale nel 1824 e infine ceduta dal re Vittorio Emanuele III nel 1919 perché diventasse museo aperto al pubblico.
Giorni e orario apertura: martedì e mercoledì 9.00/13.30; da giovedì a domenica 9.00/19.00
Chiusura settimanale: lunedì
Proprietà: Statale
Città: Genova
Indirizzo: Via Balbi, 10
CAP: 16126
Provincia: Genova
Regione: Liguria
Telefono: 010-2710272
Fax: 010-2710272
E-mail: ambientege@arti.beniculturali.it
Sito web: www.palazzorealegenova.it
Informazioni telefoniche: 010-2710272

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