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Biografia
Mauro Staccioli è nato a Volterra nel 1937 e si è diplomato
presso il locale Istituto Statale d'Arte nel 1954. La sua attività
artistica, iniziata a partire dai primi anni sessanta, è stata
sempre saldamente intrecciata a quella didattica 1 ed a quella di
intellettuale militante ed engagé, attento a cogliere concretamente
il nesso problematico fra arte e società.
Collocatosi dapprima nel campo della pittura e dell'incisione,
a partire dal 1968 Staccioli si concentra tutto sulla scultura.
E' a partire da questa forte opzione che egli formula la sua personale
concezione ambientale dell'opera sculturale, chiamata ad interagire
con lo spazio fisico della sua destinazione, per il quale essa stessa
è pensata. Le grandi installazioni in ferro e poi in cemento
realizzate nel corso degli anni settanta a Milano (Galleria Toninelli),
Volterra (negli spazi pubblici della città), a Grenoble (Maison
de la Culture), a Parma (Piazza della Steccata) ed infine a Venezia
(XXXVII e XXXVIII Biennali) rappresentano gli esiti più conseguenti
di questa concezione, nei quali prende potentemente corpo il linguaggio
robusto ed essenziale (contrassegnato da geometrie elementari e
dall'uso di materiali non nobili quali il cemento o la pietra serena)
di una ricerca tesa ad affrontare criticamente e concretamente la
realtà fisica e sociale dello spazio, che in tal modo diventa
una parte integrante dell'opera in quanto elemento interagente con
essa. Interazione è del resto una parola-chiave della ricerca
artistica di Staccioli così come si è sviluppata fino
ad oggi ed esprime non soltanto una circolarità di relazioni
di senso fra l'opera e l'ambiente (o, più linguisticamente,
il contesto), ma anche una chiara allusione al rapporto uomo-ambiente
ed alle implicazioni simbolico-concettuali che l'osservatore è
chiamato a rintracciare all'interno di uno spazio contrappuntato
e/o turbato dall'opera.
Gli anni ottanta sono quelli che vedono la consacrazione di Staccioli
come artista di levatura internazionale. Dopo la realizzazione di
una grande installazione in cemento nel parco del collezionista
Giuliano Gori a Celle (Pistoia), le opere di Staccioli risvegliano
una crescente attenzione anche all'estero: prima in Germania (Stadtische
Galerie, Regensburg), poi in Gran Bretagna (Hayward Gallery, Londra),
in Israele (Tel Hai College, Tel Hai), in Francia (ELAC, Lione)
e negli Stati Uniti (Amherst, Massachusetts, University Gallery).
Queste grandi installazioni inaugurano una nuova fase della ricerca
artistica di Staccioli, che tende a mitigare una certa aggressività
visiva dei suoi esordi e che, d'ora in poi, sarà caratterizzata
da una più ardita concezione progettuale che sembra sfidare
gli equilibri statici dell'opera e le armonie architettoniche o
naturali del contesto: si tratta di solidi in cemento di dimensioni
ragguardevoli e dalle geometrie intuitive che appaiono come miracolosamente
sospesi nel vuoto o sprofondati nel terreno o semplicemente appoggiati
a pareti o adagiati su scalinate in una sorta di virtuosismo progettuale
che determina effetti stranianti nella percezione dello spazio e
che tuttavia mantengono inalterata la loro originaria vis polemica,
il loro spirito in qualche modo spazialmente sovversivo.
Fra la fine degli anni ottanta e l'inizio degli anni novanta soggiorna,
in maniera sempre più frequente e per motivi di lavoro, all'estero,
soprattutto in California ed in Corea del Sud. Nel 1987 il Museum
of Contemporary Arts di La Jolla, San Diego gli dedica la prima
personale americana, seguita da un'importante commissione da parte
della Djerassi Foundation per nove grandi sculture da collocare
nel parco della fondazione a Woodside (e che dovrebbero essere completate
entro l'aprile 1998). Sempre nel 1987 è chiamato a Seul con
l'incarico di realizzare una scultura permanente per il parco olimpico;
da qui inizia anche un'attiva frequentazione della Corea del Sud
per conferenze nelle università, progetti di installazioni,
come quella realizzata al Contemporary Art Musem di Kwachon-Seul
nel 1990 e mostre personali (Nine Gallery, Seul, 1994).
Ma i riconoscimenti non mancano neanche in Italia. Già nel
1987 il Comune di Milano gli dedica la prima importante personale
alla Rotonda della Besana ; nello stesso anno realizza la grande
scultura curva per il Centro d'arte Contemporanea "Luigi Pecci"
di Prato. Del 1992 sono due importanti personali ancora a Milano,
alla Galleria Erha ed alla Fondazione Mudima. Tra le realizzazioni
più significative di questi ultimi anni vi è sicuramente
l'installazione per il Symposium Internazionale di Scultura di Andorra,
per il quale realizza una grande cerchio in acciaio rosso alto 12
metri e collocato sul fianco di un monte a Ordino d'Arcalis.
Nel 1996 realizza due grandi sculture per il rinnovato Contemporary
Art Museum di San Diego. Nello stesso anno realizza una mostra di
sculture in cemento rosso collocate presso il Parc Tournay-Solvay
di Bruxelles su invito della Fondation Européenne pour la
Sculpture.
Le opere di questi ultimi dieci anni rappresentano senza dubbio,
per Staccioli, un'ulteriore e più complessa fase artistica,
in cui le componenti più esplicitamente politiche o polemiche
del suo discorso si allentano a favore di un discorso più
raccolto intorno a temi esistenziali, ma sempre collegati ad una
forte considerazione del problema della presenza dell'uomo nel mondo
e del suo rapporto con l'ambiente. Le geometrie elementari delle
opere si fanno così meno rigorose, meno acuminate e pur portando
alle estreme conseguenze quel carattere di temerarietà e
di sfida all'equilibrio statico sviluppato negli anni ottanta, lo
addolciscono visivamente nella scelta delle soluzioni curvilinee,
della rotondità, della circolarità o della sfera,
che alludono al movimento come all'instabilità, alla conclusività
come pure alla ricorsività. La relazione attiva con lo spazio
non discende più da geometrie radicali e stranianti, ma dalla
ricerca di un dinamismo, di un ritmo che sembra alludere ad una
nuova e diversa armonia delle cose.
Il ruolo di primo piano che Mauro Staccioli ha assunto a partire
dagli anni Ottanta nel panorama della scultura internazionale è
comunque tale da accomunarlo meritatamente ai grandi e riconosciuti
protagonisti contemporanei di questa disciplina, quali gli inglese
Anthony Caro, Tony Smith, Philip King e l'italiano Arnaldo Pomodoro.
Ciò avviene anche perché, come questi, anche Staccioli,
in un'epoca di contaminazioni ed azzeramenti dei generi artistici
cui comunemente si ascrive il carattere della postmodernità,
rimane fedele ad una scelta di genere che inerisce, prima che alla
sua personale poetica, alla sua stessa concezione dell'arte come
ultima grande utopia, capace di rendere l'uomo più consapevole
del suo rapporto con il mondo.
Così, per Staccioli la scultura continua a risultare, in
senso tanto "classico" da essere quasi originario, dall'incontro,
dal dialogo, dall'interazione fra opera e ambiente, giacché,
come egli afferma, "Creare scultura significa esistere in un
luogo" 2 . È evidente quindi che egli non pensa l'opera
come oggetto in sé conchiuso ed autoreferenziale i cui confini
possano essere dati dalla sua stessa struttura materiale. Nel suo
caso, infatti, i confini dell'opera si allargano a comprendere il
contesto, la "scena operativa", assumendo l'ambiente come
elemento strutturale di un nuovo contenuto che l'opera accorda allo
spazio e che aspetta di essere interpretato dall'uomo.
Quella di Staccioli è dunque una scultura che ripropone
i temi perenni ed originari di questa disciplina: che vi è
"spazio" solo se l'uomo lo "pensa" instaurando
con esso un dialogo con i mezzi a sua disposizione (siano essi artistici,
architettonici, tecnologici, o culturali); che questi mezzi, in
questo caso la scultura, consentano all'uomo di vivere più
autenticamente - e ciò significa anche più poeticamente
ed insieme più criticamente - in mezzo alle cose.
La passione morale ed il rigore creativo con cui Mauro Staccioli
da sempre svolge il proprio compito di artista fanno sì che
le intense problematiche estetiche, culturali e sociali del suo
lavoro si dispieghino con la forza e l'evidenza probante di un vero
messaggio per l'uomo.
Alessandro Tempi
ISSN 1127-4883 BTA - Bollettino Telematico dell'Arte, 14 Giugno
2002, n. 302
http://www.bta.it/txt/a0/03/bta00302.html |
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| L'Atelier di Mauro
Staccioli |
| durata: |
1'00" |
| anno: |
1996 |
| ideazione: |
Franco Vaccari |
| regia: |
Giorgio De Novellis / Ennio Bianco |
| produzione: |
Franco Vaccari / Ennio Bianco
/ dgPIXEL |
| video produzione: |
dgPIXEL |
| versione: |
Divx
Web |
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| note: |
Video realizzato in occasione
dell'evento / mostra "Atelier d'Artista" di Franco
Vaccari. Approfondimenti
sulla mostra. |
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