Cerebral landscapes e la catalisi dell’arte: lo svelamento dell’invisibile di Susan Aldworth

di Giorgia Mocci.

Cerebral landscapes e la catalisi dell'arte: lo svelamento dell'invisibile di Susan Aldworth

La scienza dell’arte o l’arte della scienza? A questa domanda tenta di rispondere Susan Aldworth, che con le sue opere cerca di creare una rappresentazione visiva delle indagini scientifiche, dai meccanismi del cervello ai processi dell’inconscio. L’artista inglese ha una formazione in filosofia e da sempre è stata affascinata dal funzionamento della mente umana, con particolare attenzione alla coscienza e al senso di sé; alla fine degli anni ’90, si è avvicinata al movimento inglese dell’Art & Science. Dopo aver effettuato numerosi studi sul sonno, l’epilessia e la schizofrenia, ha realizzato numerosi lavori sperimentali su disegno e su stampa in cui si pone delle domande sulle narrazioni personali, scientifiche e filosofiche attorno cui si costruisce la nozione di sé.

Da una collaborazione iniziata nel 2013 con la Parkinson’s Society ha avuto luce Transience, una serie di incisioni stampate del tessuto cerebrale umano per la prima volta esposte al Fitzwilliam Museum nel 2017. In Transience, ciò che più ha colpito l’artista è la fragilità umana, la dipendenza del sé del cervello: un blocco di un chilo e mezzo di tessuto grasso, il quale a sua volta è racchiuso nel cranio. Il sé emergerebbe da quest’organo dotato di unicità e coscienza. La Aldworth ha potuto constatare come il cervello umano sia suscettibile a malattie, traumi, disturbi di tipo degenerativo, disfunzioni e danni di ogni genere, dunque il nostro sé è instabile. In questa serie di lavori sull’identità umana, l’artista inglese ha lavorato soprattutto in bianco e in negativo utilizzando un linguaggio visivo e i tracciati delle scansioni cerebrali per rappresentare il sé e la sua connessione con il cervello, avvicinandosi maggiormente all’identità umana a partire dal tessuto cerebrale. Le immagini in Transience sembrano esporre una coscienza in atto.

Successivamente, l’artista ha sentito la necessità di indagare sulla chimica del cervello e ha deciso di utilizzare la stampa. Nel 2005 realizza l’acquaforte Cerebral Blue I in cui, gettando alcune sostanze chimiche nell’acqua tinta sul piatto, permette al pigmento di esplodere, e la reazione chimica degli elementi che ne deriva incarna, nella sua confusione e imprevedibilità, l’energia della coscienza.

Sempre su stampa sono realizzate le incisioni della serie Brainscapes, ispirate alle scansioni cerebrali di un paziente che la Aldworth ha osservato nel corso della sua permanenza al Royal London Hospital dal 2000 al 2006. Giungendo alla conclusione che il cervello è legato in modo indissolubile all’identità personale, l’artista ha poi allargato la sua osservazione a più pazienti e, a partire dalle loro scansioni cerebrali, ha realizzato una sorta di ritratto “inconscio” delle persone prese in esame. Le immagini di Brainscapes non sono solo rielaborazioni di scansioni mediche, ma un tentativo di rappresentazione del fenomeno della coscienza. L’intento della Aldworth era ottenere una traduzione grafica della relazione tra cervello fisico e mente, lavorando soprattutto con il tratto negativo per poi ottenere una serie di incisioni in continua evoluzione. Le stampe sono spontanee e incontrollate, a rispecchiare il cervello che sprigiona un’energia gassosa di sinapsi; dal miscuglio tra l’acquaragia e l’alcol sopra l’acquatinta si è ottenuta la rappresentazione di un’emorragia cerebrale. Questi lavori sono stati realizzati grazie alla collaborazione dell’artista con il tipografo Nigel Oxley. Il colore predominante delle incisioni della serie Brainscapes è il blu, che lei stessa definisce “blu cerebrale” perché si tratta di un colore che vari pazienti associano al trauma cerebrale. Esso è un colore significativo a cui si ricorre in vari ambiti: dall’arte alla filosofia fino alla sua applicazione in ambito scientifico, dove viene considerato il colore della mente e dello spirito, assumendo significati legati all’ambito del mistero e dell’ignoto.

Il colore blu ritorna nel 2020 con Out of the Blue, in cui l’artista indaga sull’esperienza dell’epilessia. La stessa espressione “Out of the blue” descrive un qualcosa che avviene improvvisamente o in maniera inaspettata come le crisi epilettiche che colpiscono gli individui senza preavviso, sebbene nel cervello vi possano essere dei segnali o dei presagi. Le crisi si manifestano nel momento in cui lo schema casuale degli impulsi elettrici nel cervello diviene più sincronizzato portando all’insorgenza delle crisi. L’artista riesce a tradurre visivamente questi drammatici momenti in cui il cervello va in tilt per un breve lasso di tempo: un groviglio fluorescente di neuroni sembra fluttuare tra schemi regolari di motivi luminosi che rappresentano gli impulsi che attivano l’attacco. L’idea del trauma cerebrale viene resa mediante materiali molto semplici: limatura di ferro e pietre e capelli umani collocati sulla carta cianotipica alla luce del sole.

Un altro lavoro molto interessante è Modern Alchemy (2023) nato dalla collaborazione tra la Aldworth e Amanda Jarvis dell’Università di Edimburgo. Circa l’85 % dei prodotti industriali vengono ottenuti con i processi di catalisi, e parallelamente alla ricerca della Jarvis – concentrata sull’obiettivo di ottenere catalisi più economiche e sostenibili – l’artista cerca di catturare a livello visivo il processo stesso della catalisi. Utilizzando la tecnica dell’incisione mediante lastre di acciaio che sono meno costose delle lastre di rame e di zinco, proprio per riflettere l’ambizione di Amanda Jarvis di utilizzare metalli meno nobili nel processo di catalisi, la Aldworth ha inserito diversi prodotti chimici nella resina dell’acquatinta prima di fissarla sulla superficie della lastra. Soprattutto l’acqua regia ha dato dei risultati inaspettati sulle lastre d’acciaio: ha lasciato dei segni bianchi che non si sono stampati come si pensava. In seguito la Aldworth ha applicato una foglia d’oro su qualche stampa per rendere l’idea della loro connessione con l’alchimia. Da questa collaborazione l’artista ha ricavato 54 opere.

Il più recente lavoro della Aldworth è Belongings, parte di un programma di eventi organizzati nel 2024 dal Dipartimento di Salute Globale e Medicina Sociale del King’s College di Londra insieme alla Helen Bamber Foundation, la Royal School of Needlework e A&M Consultancy. Lost & Found: Storie di asilo e appartenenza affronta la tematica dell’immigrazione e Belongings propone la storia della nonna dell’artista, Luigia Berni, che lasciò il suo paese natio di Bardi in Italia settentrionale per emigrare a Londra. All’epoca aveva 23 anni e viaggiava sola insieme al suo piccolo. In valigia portava con sé solo pochi oggetti necessari e la camicia di lino della nonna, capo di vestiario tramandato di generazione in generazione. In Belongings viene proposto un viaggio attraverso gli oggetti della valigia di Luigia per ricostruire la sua esperienza migratoria. Quelli mostrati sono ben trentacinque capi d’abbigliamento d’epoca che l’artista ha poi arricchito con fotografie di famiglia, ricette e storie. Grazie a questi lavori viene dimostrato come la migrazione, oggi come in passato, sia un fenomeno doloroso caratterizzato da sfollamenti forzati, discriminazione e razzismo. La camicia da notte, come dichiarato dall’artista stessa, diventa il simbolo per eccellenza della storia dell’esilio; sospesa a mezz’aria insieme agli altri capi di vestiario, rappresenta la natura effimera e transitoria della vita di coloro che si sentono sradicati dalla propria patria e non integrati nel nuovo Paese in cui vivono.

Con le sue opere, Susan Aldworth ha abbattuto il confine tra arte e scienza, tra visivo e non visivo, riuscendo a “fermare” con il colore e le reazioni chimiche i processi sfuggenti della coscienza, dell’inconscio e della mente umana. La sua arte scava a fondo nel sé umano, nel concetto di identità e nelle forme del dolore, restituendo allo spettatore immagini e colori che stimolano una riflessione sulla nostra identità e sul legame indissolubile tra mente e corpo.
Giorgia Mocci

Riferimenti e contatti
Susan Aldworth official website
Immagine in evidenza
Brainscape 5, Susan Aldworth, aquatint and etching, 30 x 25 cms, 2005
Copyright
Tutte le immagini © Susan Aldworth