di Ennio Bianco.

Nel panorama dell’arte contemporanea, intriso delle urgenze del nostro tempo, emerge una figura artistica la cui traiettoria e poetica si innestano con forza e originalità nel dibattito cruciale sull’Antropocene e le sue cicatrici più visibili: l’inquinamento da plastica.
Corrado Novello si distingue non solo per la profondità della sua denuncia, ma per la paradossale e magistrale capacità di trasformare i simboli di questo disastro in opere di abbagliante bellezza, seducendo lo sguardo per poi assestare un colpo alla coscienza. La sua storia è un viaggio che dall’entusiasmo per la materia sintetica si trasforma in una riflessione amara e consapevole sul suo impatto, culminando in opere che sono un ossimoro vivente di bellezza e rovina.
L’arte di Novello si colloca al crocevia di diverse tendenze artistiche contemporanee, ma le sue radici affondano in un periodo storico cruciale: la fine degli anni ’60. È in questo clima di fervore sperimentale e di fiducia illimitata nel progresso tecnologico che il giovane Novello, allora un artista emergente, fu profondamente affascinato dal perspex. Questo materiale, lucido, trasparente, malleabile e dalle infinite possibilità cromatiche, incarnava la modernità, l’innovazione e la promessa di un futuro plasmabile.

Le sue prime opere, realizzate con il perspex, erano intrise di un’estetica costruttivista. Sculture geometriche, installazioni luminose che giocavano con la trasparenza e il riflesso, composizioni rigorose e minimaliste che evocavano architetture utopiche e strutture modulari. Erano opere che riflettevano una fede quasi ingenua nella capacità dell’uomo di dominare e ridefinire l’ambiente attraverso la razionalità e la tecnologia.
Il perspex, in quel contesto, non era solo un materiale, ma una metafora di purezza, chiarezza e di un futuro non ancora inquinato dalle conseguenze della produzione di massa. Negli anni ‘60 partecipò, con i maggiori artisti dell’epoca, a mostre dedicate all’arte cinetica e programmata, a progetti che esploravano le interazioni tra luce, spazio, materiali innovativi e riproducibilità seriale delle opere.
La sua formazione, dunque, non si è limitata agli studi accademici in arti visive, ma è stata forgiata da un’esperienza diretta dell’onda lunga del modernismo e della sua fiducia quasi cieca nella tecnologia. Tuttavia, con il passare dei decenni, questa visione ottimistica ha ceduto il passo a una consapevolezza più amara. L’artista ha assistito, come un’intera generazione, all’esplosione della produzione e del consumo di plastica, alla sua pervasività in ogni aspetto della vita quotidiana, e soprattutto, all’accumulo inarrestabile nei paesaggi naturali, negli oceani, e persino nei nostri corpi. Il perspex, da simbolo di purezza e progresso, si è trasformato nella sua mente in metafora di una promessa tradita, di un’eredità tossica.
Questa profonda riflessione e disillusione ha segnato una svolta radicale nella sua poetica. Corrado Novello ha iniziato a riconsiderare il suo rapporto con la plastica, non più come un materiale da celebrare, ma come un sintomo del disastro antropocentrico. La sua arte è diventata un dialogo complesso tra la memoria di un passato utopico e la cruda realtà di un presente compromesso. È un’arte che, pur mantenendo un innegabile fascino estetico, si è fatta portatrice di un messaggio di urgenza e di un monito contro l’indifferenza.
Il suo percorso si è caratterizzato quindi da questa sorprendente metamorfosi, un’evoluzione che lo ha condotto da un approccio celebrativo a uno e profondamente etico. La sua attuale poetica è un capolavoro di ossimoro, dove il vecchio amore per il materiale sintetico si fonde con la denuncia della sua devastazione.



Le sue opere più recenti, in particolare, rivelano una stratificazione di significati toccanti. Alcune delle sue sculture più emblematiche presentano nudi tronchi d’albero, spogliati delle loro fronde, quasi a simboleggiare la deforestazione, la fragilità della natura e la debolezza del mondo organico di fronte all’avanzata dell’artificiale. Questi tronchi, spesso recisi o erosi, sono il corpo della natura ferita. Ma da questi fusti, con un gesto artistico dirompente e concettualmente potente, Novello fa emergere delle seducenti foglie realizzate proprio in perspex.
Queste foglie non sono rappresentazioni realistiche, ma piuttosto forme stilizzate, quasi perfette nella loro trasparenza e luminosità, che riflettono la luce con una brillantezza quasi artificiale. La tecnica di Novello nella lavorazione del perspex, frutto dell’esperienza accumulata fin dagli anni ’60, è impeccabile: le superfici sono levigate, le forme precise, i bordi netti, conferendo a queste foglie una parvenza di perfezione quasi irreale.
Questa scelta è cruciale: il perspex, un tempo simbolo di purezza e progresso, è ora utilizzato per rappresentare l’elemento vitale della natura, ma in una forma sintetica, artefatta. Le foglie di perspex sono un simulacro, una rappresentazione della natura non più autentica, ma riprodotta attraverso il materiale che più di ogni altro ne minaccia l’esistenza. L’effetto è straniante e potentissimo: lo spettatore è attratto dalla bellezza lucente e quasi ipnotica di queste foglie, solo per rendere conto che sono fatte del materiale che sta soffocando il pianeta. È la bellezza del pericolo, il fascino perverso di ciò che ci sta distruggendo.

Novello non nasconde la provenienza dei suoi materiali, ma li manipola con una maestria tale da trascendere la loro natura originaria. Le plastiche, spesso dai verdi vivaci o rese tali da un’attenta selezione, vengono tagliate, modellate, fuse, assemblate con una precisione quasi maniacale. Il risultato sono opere che, a prima vista, incantano per la loro complessità visiva, per la ricchezza cromatica, che spesso evoca forme organiche o cristalline, geometrie ipnotiche o paesaggi fantastici.
Questa strategia estetica è fondamentale. L’artista sa che la nuda denuncia, per quanto legittimamente, rischiando di generare una saturazione emotiva o un senso di impotenza. La sua opera, invece, agisce su un piano più sottile: attira lo spettatore con la sua bellezza intrinseca, lo invita ad avvicinarsi, a toccare, a indagare. Solo a quel punto, con lo sguardo catturato e la mente ricettiva, l’osservatore scopre la vera essenza dell’opera: l’identità del materiale, la sua provenienza da un ciclo di consumo industriale. È in quel momento che la bellezza si trasforma in un monito, che l’incanto cede il passo alla riflessione sull’emergenza ecologica. La contraddizione tra l’estetica seducente e il messaggio di denuncia è il cuore della sua poetica, un pugno nello stomaco che arriva dopo una carezza visiva.
Due opere in particolare illuminano la profondità e la complessità della poetica di Novello fungendo da archetipi della sua indagine sulla relazione tra natura, artificio e percezione.

In “Natural & Artificial Feathers” Novello ci confronta con un dittico concettuale di potente impatto. Un primo insieme presenta piume naturali, nella loro fragile perfezione organica, con le sfumature discrete e la leggerezza autentica conferite dalla loro stessa natura. L’artista le espone con una reverenza quasi museale, sottolineandone l’intrinseca bellezza e la loro funzione ecologica. Accanto a queste, un secondo insieme di piume, identiche nella forma e nelle dimensioni, ma realizzate con quel perspex che ha segnato la sua giovinezza artistica. Queste piume artificiali sfoggiano una brillantezza e una gamma cromatica inaspettate e seducenti, dai rossi incandescenti ai gialli vibranti. La loro lucentezza e la loro palpabile solidità contrastano con la delicatezza delle piume autentiche. Quest’opera è un’allegoria perfetta della nostra epoca: le piume in perspex sono più appariscenti, forse più “perfette” nell’immaginario consumistico, ma la loro perfezione è una simulazione, un’imitazione del vivente. L’opera invita a riflettere su cosa consideriamo bello e prezioso, e su come l’artificiale sta gradualmente rimpiazzando il naturale, non senza un costo invisibile. Ancora una volta il perspex, da materiale utopico di un futuro promettente, si fa qui veicolo di un monito: la bellezza plastica è una bellezza ingannevole, che cela una realtà di depauperamento e sostituzione.

Ancora più pungente è l’installazione “Copy and Paste” . Qui, Novello mette in scena un confronto diretto tra l’organico e il replicato. Da un lato, la sezione di corteccia di un Juglans Nigra , un noce nero, con le sue fessure profonde, le sue venature intricate e la sua texture ruvida, frutto di decenni di crescita e di dialogo con gli elementi. È un frammento di storia naturale, un testimone silenzioso del tempo e dell’ambiente. Accanto a essa, con una precisione quasi ossessiva, l’artista posiziona la sua replica in silicone. Questa copia è visivamente distinguibile dall’originale, non fosse altro che per il suo colore bianco, tuttavia cattura ogni dettaglio, ogni ruga della corteccia autentica. Ma al tatto, alla vista, e nella consapevolezza del materiale, si rivela la sua natura artificiale. L’opera solleva interrogativi fondamentali sull’autenticità nell’era della riproducibilità tecnica e della pervasività del simulacro. La metafora del “copia e incolla” è lampante: la natura è ridotta a un modello da replicare, svuotata della sua vitalità intrinseca e della sua storia evolutiva. La replica in silicone è perfetta, seducente nella sua fedeltà, ma è muta, priva della forza vitale dell’originale. L’artista ci spinge a chiederci: cosa perdiamo quando sostituiamo l’autentico con la sua replica artificiale? Qual è il valore della “copia perfetta” se il “naturale” è sempre più sotto assedio? È un commento amaro sulla nostra tendenza a consumare la natura fino al punto di doverla poi “riprodurre” per nostalgia o per un’illusoria conservazione.
Corrado Novello, quindi, rappresenta l’archetipo dell’artista contemporaneo che, pur denunciando con acuta sensibilità i guasti dell’antropocentrismo e in particolare l’uso e abuso della plastica, non cade nella trappola della retorica o della mera illustrazione. La sua forza risiede nella capacità di forgiare un ponte tra la bellezza più seducente e la più scomoda delle verità, un ponte che attraversa la sua stessa storia artistica e personale. Attraverso l’estetica, egli non solo eleva la plastica a materiale artistico, ma la carica di una potenza concettuale che costringe lo spettatore a una riflessione profonda sulla fragilità della natura e sulle conseguenze delle nostre scelte tecnologiche. Le sue opere non sono semplici oggetti da ammirare, ma catalizzatori di consapevolezza, promemoria visivi di un’emergenza globale che richiede un’azione immediata e un ripensamento radicale del nostro rapporto con il pianeta.
L’arte di Corrado Novello è, in definitiva, un invito a vedere il mondo con occhi nuovi, a riconoscere la fragilità del nostro ecosistema anche là dove si nasconde sotto un manto di apparente normalità, e ad immaginare un futuro in cui l’armonia tra uomo e natura possa essere ristabilita, anche a partire dai “rifiuti” della nostra civiltà e dalle utopie svanite. La sua capacità di intrecciare la memoria del perspex costruttivista con la denuncia della plastica contemporanea lo rende un testimone privilegiato della storia del nostro rapporto con il progresso e le sue conseguenze.
Ennio Bianco
Contatti
noveo.c@gmail.com
Immagine in evidenza
Hybridized Magnolia Grandiflora (2009), Villa Badoer, Fratta Polesine, Rovigo
