David LaChapelle, l’artista che crede nei miracoli. Intervista a Denis Curti

di Alisia Viola

David LaChapelle. I Believe in miracles” è l’ultima esposizione italiana di David LaChapelle, firmata dalla curatela di Reiner Opuku e Denis Curti insieme allo studio LaChapelle. La grande retrospettiva dedicata al poliedrico fotografo americano è in corso al piano superiore del Mudec Museo delle Culture di Milano. Un percorso inedito e visionario mediante oltre 90 opere tra grandi formati, scatti site-specific, nuove produzioni e una video installazione.

Un’inedita antologica mette in luce un racconto fluido e colmo di suggestioni di LaChapelle, presentando alcune opere fotografiche già note al grande pubblico e proponendo al contempo scatti nati da un nuovo percorso di ricerca. Alla base del lavoro di David LaChapelle vi è una profonda analisi e conoscenza della storia dell’arte, dell’iconografia cristiana e del contesto contemporaneo; la magia che si cela dietro alla sua produzione è intrinseca ad una egregia reinterpretazione simbolica squisitamente personale, attraverso elaborati scatti di grande potenza estetica e concettuale.

David LaChapelle. I Believe in Miracles, MUDEC, Milano

Il lavoro di David LaChapelle è noto al grande pubblico soprattutto in riferimento ai ritratti delle maggiori celebrità del cinema e della musica divenute nel tempo iconiche. Tuttavia, è importante sapere e riconoscere che la sua ricerca è frutto di un disegno più grande rispetto a ciò che vuole intenzionalmente mostrare. Se da una visione macro si osserva una perfetta composizione e una struttura impeccabile dove appare una visione fantastica e surreale, è osservando realmente l’immagine e analizzando ogni elemento costitutivo che si comprende la vera natura del suo lavoro. Dietro ogni immagine si celano messaggi e contenuti estremamente potenti e attuali a sfondo sociale, politico e religioso. Importanti le sue denunce nei confronti dell’ambiente e profonde le sue riflessioni in merito al concetto di fede. Il suo lavoro è lo specchio della sofferenza individuale e collettiva volendo trasmettere al contempo il desiderio di riportare in vita il senso di un’umanità che sembra morire giorno dopo giorno.

Un viaggio per immagini che spaziano tra spiritualità, moda, arte e natura. Fotografie che costruiscono mondi ancora da inventare e da esplorare, poiché è come se la realtà circostante non fosse sufficiente per LaChapelle e per questo motivo ogni volta sceglie di ricostruire lui stesso ciò che vorrebbe fotografare. È un navigare verso mete immaginate e non ancora raggiunte, dove la chiave dell’apparenza -spesso magica, surreale, quasi miracolosa- apre la porta dell’esistenza nella sua più cruda e drammatica autenticità. È tutto racchiuso qui. Bisogna credere nei miracoli per riuscire a guardare il mondo mediante occhi nuovi, diversi, con uno sguardo più umano, ma soprattutto, è necessario credere nei miracoli per poter credere nei cambiamenti e nei nuovi possibili scenari di esistenza.

In occasione dell’esposizione al Mudec ho avuto il piacere di confrontarmi e intervistare Denis Curti, co-curatore della mostra, il quale ci ha raccontato il percorso espositivo e il burrascoso e affascinante universo che si nasconde dietro le opere di LaChapelle.

L’intervista

[Alisia Viola]: Come nasce il progetto espositivo “DavidLachapelle. I believe in miracles”?

[Denis Curti]: La mostra nasce dal risultato di tutto il lavoro svolto fino ad ora. L’esposizione è stata organizzata mediante un percorso intervallato da varie fasi espositive tra sorpresa e riflessione. Un racconto frutto di un’utopia che diventa in qualche modo realtà. Noi curatori abbiamo scelto di abbandonare in questo caso specifico l’andamento cronologico, per dare luce invece ad un impatto maggiormente emotivo. L’obiettivo di questa mostra non si limita esclusivamente alla conoscenza dello straordinario lavoro di LaChapelle, ma vuole sicuramente donare un messaggio di speranza e stupore senza perdere però di vista la realtà, poiché è solo dalla consapevolezza delle cose che si può ricostruire il concetto di umanità che a sua volta si riflette sul nostro ambiente e su tutto ciò che concerne le nostre vite. Il titolo dell’esposizione deriva proprio da una credenza molto forte da parte di David, ovvero la sua incredibile capacità di credere nei miracoli che in questo caso significa riporre fiducia nell’essere umano, credere ancora nel concetto di umanità e redenzione. Il suo è un grido di speranza e un invito a credere ancora nei miracoli, poiché tutto possa essere possibile. Allora forse dovremmo tutti credere nei miracoli.

Come si articola la mostra?

La mostra si articola mediante tre differenti percorsi. Il primo, si focalizza sugli esordi della sua carriera. Dalla prima sala si viene accolti da una grande potenza evocativa; un’immagine enorme invade lo spazio e fa immergere immediatamente lo spettatore nel mondo di David. Le più grandi celebrità sono state raggruppate tutte insieme che dialogano con una gigantografia riguardante un’ipotetica tragedia, quella del terremoto del Big One, un episodio catastrofico temuto dagli americani creando sin dall’inizio del percorso espositivo un ambiente che gioca tra realtà e finzione, caratteristica presente in tutte le opere di LaChapelle. Sin dal principio lo spettatore viene accolto da un’immagine dove tutto è distrutto; è sicuramente un inizio di grande coinvolgimento su tutti i fronti, ma è soprattutto un inizio che vuole porre subito l’urgenza di riflettere sul rispetto verso l’ambiente e verso il singolo abitante, soprattutto in un momento come questo, dove ogni aspetto del nostro pianeta sembra crollare. Una delle prime figure presenti in mostra è quella di Andy Warhol, essenziale nella carriera del celeberrimo fotografo, in quanto è proprio quando inizia a lavorare con Warhol che entra in contatto con le più importanti star di Hollywood. La seconda sezione della mostra è invece dedicata al tema dell’antropocentrismo, in particolare con l’esposizione di Aristocracy, un progetto che vede protagonista il rifiuto all’eccesso consumo energetico mediante la messa in scena di un incidente aereo. Infine, si arriva ad un’idea di spiritualità, passando dal buio alla luce, dove David LaChapelle esprime la potenza che ogni singolo uomo è in grado di sprigionare soltanto quando si crede ancora nei miracoli.

Cosa vogliono raccontare le fotografie di David LaChapelle?

Il suo lavoro prende in esame il mondo da svariati punti di vista. La fotografia di David non è mai trovata, bensì profondamente cercata, voluta e poi costruita. Le sue fotografie raccontano ciò che noi conosciamo ma non vogliamo vedere. Vuole fare sentire ciò che in realtà udiamo, ma che non vogliamo ascoltare. Per riuscire in questa ardua impresa ha costantemente bisogno di truccare la realtà, creando così un’immagine totalmente surreale, ma al contempo colma di significato. A tal proposito è incredibile come riesca a creare e a costruire le sue personali visioni. La genialità di David non risiede meramente nell’idea creativa, ma nella messa in scena teatrale della realtà costruendo scenari da lui immaginati prima di iniziare a scattare. Lui è in grado di passare da una complessità assoluta come nel caso di Landscape, ad una semplicità disarmante come Aristocracy. L’effetto finale però è sempre sbalorditivo e ogni volta costruisce le sue immagini diversamente riuscendo sempre a ricreare l’effetto complessivo desiderato.

Sono uscita dalla mostra con molte più domande che risposte. Come sostengo sempre l’arte e in questo caso specifico la fotografia, non possono e non devono risolvere enigmi, bensì è necessario che pongano delle riflessioni sulle quali poter costruire dei ragionamenti…

Sono pienamente d’accordo. È necessario che ognuno abbia una personale lettura del mondo. Ciò che viene messo ogni volta in pratica da LaChapelle è la sospensione dell’incredulità, solo in questo modo si può realmente comprendere il suo lavoro. Immagini che pongono costantemente delle domande alle quali solo il singolo osservatore può trovare una risposta. Alla base del progetto espositivo è presente sicuramente la volontà di ritornare a credere negli altri, nelle connessioni e nella condivisione. Una bellissima riflessione la troviamo ad esempio nell’opera Revelations, dove due anziani si stanno dando un bacio meraviglioso senza tener conto del contesto circostante, ma lasciandosi avvolgere dall’amore che è il sentimento più autentico e puro che esista. Quello che amo di David a dire la verità è proprio questa sua sincerità nell’osservare il mondo e la sua grande capacità di essere estremamente credibile, in quanto ogni cosa che fa è sempre frutto di un pensiero e una riflessione profonda che a me personalmente tocca da vicino.

Quasi tutte le più grandi celebrità sono passate dallo sguardo attento e geniale di David LaChapelle. Oggi è considerato anche lui stesso una star come quelle da lui immortalate. Dove risiede la sua stella?

Anche lui è una star oggi, certo. Le sue fotografie vengono acquisite dalle più importanti istituzioni museali. Attualmente ha in corso cinque mostre contemporaneamente. David oggi è una stella perché conosciuto a livello internazionale e ricordato. La sua stella risiede nell’essere inclassificabile.

Immagine in evidenza: David LaChapelle, Annunciation, 2019, Hawaii

venerdì 22 Aprile 2022 – domenica 11 Settembre 2022
David LaChapelle. I believe in miracles

MUDEC MUSEO DELLE CULTURE
Via Tortona 56, 20144 Milano
mudec.it