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A cavallo di un manico di scopa. Fiaba, mito, narrazione – Mostra collettiva

mercoledì 17 Luglio 2024 - sabato 31 Agosto 2024

A cavallo di un manico di scopa. Fiaba, mito, narrazione - Mostra collettiva

sede: Ex Asilo Viale Duca degli Abruzzi (L’Aquila).
cura: Manuela De Leonardis.

La mostra collettiva “A cavallo di un manico di scopa. Fiaba, mito, narrazione”, che nel titolo trae ispirazione dalla raccolta di saggi “A cavallo di un manico di scopa” (pubblicata nel 1971) dello storico dell’arte Ernst H. Gombrich, attraverso la declinazione fiaba-mito-narrazione permette un attraversamento trasversale delle diverse sfaccettature della vita dell’essere umano, fornendo indicazioni pedagogiche che sono alla base delle regole dell’esistenza.

La favola, il sogno, lo specchio, il mito, il gioco, l’infanzia, la memoria, la narrazione sono anche le “parole chiave” che hanno guidato 18 artiste e artisti internazionali – Ali Assaf, Paola Babini, Cimen Bayburtlu, Marco Bernardi, Massimiliano Camellini, Franco Cenci, Primarosa Cesarini Sforza, Lea Contestabile, Laura De Paolis (Ladepa), Federica D’Ambrosio, Angela Ferrara, Antonella Gandini, Gabriele Lamberti, Claudio Martinez, Ahmed Faizan Naveed, Paola Paganelli, Marina Quaranta, Virginia Ryan – nell’interpretare questo ampio tema, prendendo per mano spettatrici e spettatori di ogni età in un viaggio che è prima di tutto introspettivo.
La favola è anche esercizio di emancipazione dai luoghi comuni, dalla pericolosità di un pensiero ottuso, indottrinato e prevedibile che contempla un improbabile lieto fine.

Dal mito alla favola: seguendo un itinerario che parte dall’antichità e travalica confini temporali e geografici, troviamo subito il leone e il topolino di Esopo modellati da Angela Ferrara in terracotta smaltata come metafora dell’amicizia tra il piccolo e il grande, così come le sirene di Virginia Ryan migrate nell’iconografia di Mami Wata, simbolo dell’archetipo femminile al di qua e al di là dell’Oceano Atlantico e l’uovo cosmico di Federica D’Ambrosio che trae ispirazione dalla creazione dell’universo secondo una tradizione induista.
La narrazione è una trasmissione generazionale affidata tradizionalmente agli anziani, custodi di un patrimonio culturale e identitario che si tramanda ai più giovani. Nelle fotografie di Ahmed Faizan Naveed i loro ritratti sono circondati dagli alberi in plexiglass colorato dell’installazione di Paola Babini: alberi che affondano le radici nella storia passata con le chiome che svettano sui tronchi, rivolti verso il cielo come antenne che si propagano verso il domani.
Al rovesciamento dei ruoli con l’abbattimento degli stereotipi di genere ci pensa, invece, Franco Cenci con la rilettura della favola di Cappuccetto Rosso non più bambina ingenua, vittima delle voraci attenzioni del lupo, ma lei stessa soccorritrice dell’animale “cattivo” minacciato dai cacciatori. L’eco di questa favola, insieme a Le Scarpette Rosse e Barbablù – esemplificazioni della lotta tra il bene e il male – affiora anche nell’installazione di Antonella Gandini con acquarelli e fotografie di matrice onirico-surreale in cui si assiste alla restituzione di potere alle figure femminili per lo più descritte come fragili, indifese e insicure.
Dedicate al tema “deposizione/fiaba” le sculture di Marina Quaranta che mette in relazione la raffigurazione della Principessa sul pisello, Biancaneve e La bella addormentata con l’iconografia del monumento funerario: qui lo slittamento dal mondo reale a quello della fiaba lascia una porta aperta alla rinascita, alla guarigione, al perdono.
Fate e creature mitologiche popolano le coloratissime e poetiche opere tessili di Cimen Bayburtlu in cui le figure ricamate sembrano affiorare dal subconscio e con leggiadria trasformano le paure in momenti di gioia e viceversa. Narrazioni complesse, evidentemente, che incoraggiano nuove possibilità nella percezione di storie e favole tradizionali attraverso un’imprescindibile presa di coscienza da parte del soggetto. L’ambiguità della rappresentazione, in ogni caso, pone di fronte a molteplici considerazioni e quesiti, partendo dalla consapevolezza che il racconto non è mai così immediato diversamente dall’apparenza.
L’immaginario popolare è fonte d’ispirazione anche per Gabriele Lamberti con la sua pittura di velature e sovrapposizioni in cui l’ironia è strumento di negoziazione di meraviglia e crudeltà, divertimento e serietà. La sua palette di colori vibranti si ricollega, in parte, a quella delle illustrazioni di Laura De Paolis (Ladepa) che indaga con grande sensibilità il legame tra l’essere umano e la natura, in un dialogo serrato con il proprio mondo interiore.
Magia, incantesimo e metamorfosi sono altri elementi ricorrenti nell’affrontare mito e fiaba: nei fotomontaggi di Claudio Martinez si parla di un “ipotetico incontro” in cui l’autore, nell’autorappresentazione all’interno di paesaggi improbabili e dalle atmosfere oniriche, diventa presenza metaforica circondato com’è da tartarughe preistoriche e gigantesche lumache, lui stesso nei panni di un moderno centauro.
Al mito della creazione, nella sua deriva di abnorme e mostruoso, ci riportano le fotografie in bianco e nero di Massimiliano Camellini. In questo viaggio fotografico nei laboratori degli effetti speciali per il cinema, dove artisti-scienziati ambiscono a ricreare la vita riproducendo l’uomo dalla materia inanimata, si consuma un’ossessione che dalla notte dei tempi accompagna l’evoluzione dell’essere umano.
Benché linguaggi, tecnica e materiali siano profondamenti diversi, c’è un vero e proprio fil rouge tra le immagini fotografiche di Camellini e le opere tessili di Paola Paganelli in cui la tridimensionalità veicola un immaginario di animali fantastici, bambole, fantocci e “mostriciattoli” in una rappresentazione che sconfina tra visibile e invisibile.
Invece, nel calarsi nel ruolo di Narciso, memore della lezione caravaggesca, Ali Assaf manifesta l’urgenza di rivedere uno dei più raffigurati miti della classicità con uno sguardo contemporaneo.
L’esperienza personale dell’artista diventa un monito nell’affrontare tematiche di estrema urgenza per la collettività, come l’inquinamento dell’ambiente e le sue conseguenze. Un Narciso adulto si riflette, quindi, in acque che diventano torbide e dense di rifiuti, finché l’immagine stessa dell’artista non scompare del tutto lasciando affiorare solo un senso di frustrazione e impotenza.
Ma torniamo al mondo dell’infanzia con la sua carica di leggerezza, ingenuità, colore. Come non perdersi nel mondo incantato di Lea Contestabile che con i suoi ricami, i disegni, le sculture, le installazioni coltiva “giardini” che sono un flusso di ricordi profondamente legati alla famiglia e al territorio?
Anche Primarosa Cesarini Sforza nelle sue piccole lavagne riporta la freschezza di una natura tracciata con trame e fili sospesi: la cifra espressiva del non finito garantisce allo sguardo una maggiore libertà.
Giocare è il verbo che riconduce, infine, alle sculture “soft” di Marco Bernardi: un cubo ad incastro, un aeroplano e anche un carrarmato. Giochi pericolosi a dispetto della natura morbida che li caratterizza.
Immaginifica orchestrazione di una visione corale, A cavallo di un manico di scopa. Fiaba, mito, narrazione trasforma il primo piano dell’ex Asilo di Viale Duca degli Abruzzi in un luogo “incantato”, e anche per questo effimero, per grandi e piccini.

Inaugurazione
mercoledì 17 luglio ore 17
Informazioni
339 6274730; 333 3887274

Immagine in evidenza
Antonella Gandini – A passo di danza, disegno (part.)

Dettagli

Inizio:
mercoledì 17 Luglio 2024
Fine:
sabato 31 Agosto 2024
Categoria Evento:
Tag Evento:
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Luogo

EX ASILO VIALE DUCA DEGLI ABRUZZI
L'Aquila, 67100 Italia + Google Maps