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Abbracci di luce – Opere dalla Collezione Kiron

sede: Villa Arconati (Castellazzo di Bollate, Milano).
cura: Martina Bortoluzzi, Valeria Foglia.
La Fondazione Augusto Rancilio organizza la mostra Abbracci di Luce, un appuntamento dedicato all’arte contemporanea e alla riflessione interiore.
La mostra Abbracci di Luce, a cura di Martina Bortoluzzi e Valeria Foglia, presenta una selezione di opere dalla Collezione Kiron, proponendo un percorso di arte contemporanea che invita alla riflessione e alla riscoperta della dimensione interiore. Un itinerario simbolico, in cui la luce diventa metafora di conoscenza, rinascita e speranza, guidando il visitatore attraverso le molte sfumature dell’esperienza umana.
All’ingresso, una Madonna col Bambino accoglie il visitatore: è il punto d’origine, il grembo della luce e dell’amore, la soglia da cui si apre un cammino interiore. Il suo sguardo dolce e assorto invita al silenzio e alla contemplazione, predisponendo l’animo a un viaggio che tocca le corde più profonde dello spirito umano.
In questa stessa sala, il dialogo cromatico tra Amanda Bayard e Andrei Prychodko, dai toni gioiosi e luminosi, preannuncia il percorso verso la luce: un annuncio visivo di speranza e rinascita che accompagna lo sguardo del visitatore.
L’esposizione si sviluppa come un percorso simbolico nella ricerca del senso della vita, attraversando le zone d’ombra e le rivelazioni della luce. Dalla luminosità iniziale, evocata da Antoni Taulé, che si irradia come un atto di nascita e di consapevolezza, lo spettatore è condotto in un territorio più complesso, dove il labirinto e la sfinge, nelle opere di Emanuele Gregolin, diventano metafore della riflessione: interrogativi che non sempre trovano risposta, ma che proprio nel loro farsi domande generano conoscenza.
Gli occhi, in Architetture dell’anima di Pierluigi Bellacci, che osservano e si lasciano ammirare rappresentano la tensione continua verso la felicità, la gioia e la verità: un desiderio che si rinnova ogni volta che si apre lo sguardo sul mondo e sugli altri. È il momento della consapevolezza, del riconoscersi parte di un tutto più grande.
Dal disordine del caos emerge poi l’opera di Jean-Marie Fadier, Cosmov, come una rinascita: l’uomo, smarrito tra frammenti e incertezze, ritrova il proprio cammino verso una dimensione più concreta e reale. Accanto, le vedute montane di Marco D’Anna celebrano il ritorno alla terra, l’amore per i propri luoghi, la purezza della natura che consola e orienta.
Infine, con Jean-Luc Guérin, l’amore diventa movimento e dono. Dalla quiete contemplativa iniziale si giunge all’espansione, alla luce che si propaga e abbraccia il mondo. L’angelo di Le départ de l’ange custodisce e accompagna, simbolo di una presenza che protegge e sostiene il cammino umano.
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(part.)