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Alain Fleischer. Je ne suis qu’une image

giovedì 25 ottobre 2018 - sabato 19 gennaio 2019

Alain Fleischer. Je ne suis qu'une image

sede: Galleria del Cembalo – Palazzo Borghese (Roma).

Alain Fleischer è un artista multidisciplinare, la cui produzione è tanto eclettica quanto prolifica. Lontano da qualsiasi trasversalità disciplinare, Fleischer utilizza ogni mezzo di espressione nella sua specificità. Non può essere definito “uno scrittore che fa film” oppure “un cineasta che fa l’artista”, né “un fotografo che fa video” ma uno scrittore, un cineasta, un fotografo. La sua produzione annovera più di 50 libri, 350 film e innumerevoli video, fotografie e installazioni.

L’attenzione allo studio della tecnica di ogni mezzo espressivo che utilizza, e la sua reinterpretazione anche facendo ricorso a modalità di bricolage, fanno nascere delle situazioni apparentemente improbabili: si crede di vedere, ad esempio, un vecchio disco di vinile che gira su un giradischi quando invece non si tratta che della sua immagine, filmata quando era in movimento, di cui il giradischi, ora inerte, ne diventa solo il supporto

L’artista nell’esplorare il mezzo fotografico dà vita a immagini che sono liberate dalla necessità di rappresentare il visibile. Le fotografie rivendicano dunque il loro ruolo: “Je ne suis qu’une image”. Questa dichiarazione, a cui si deve il titolo della mostra, prende spunto dalla constatazione che nel cinema il suono si trasforma in un’immagine. La banda sonora presente sulla pellicola è un segnale ottico che in realtà presenta tutte le caratteristiche di una fotografia: contrasto, definizione della grana, nitidezza. Alain Fleischer ha così reinterpretato e trasferito l’immagine ottica della frase registrata “Je ne suis qu’une image” su diversi supporti. Il contorno del segnale, costituito da ondulazioni più o meno serrate, si trasforma nel rilievo di un paesaggio, nel ritaglio di un pezzo di carta, nel profilo di una lama, eccetera.

Alcuni temi sono ricorrenti nella sua opera: il viso e il corpo femminile, l’erotismo, il senso della sopravvivenza, la spettralità, l’illusione, il riflesso e il doppio, il rituale, il mondo dell’infanzia e il gioco, la trasfigurazione delle forme, la rovina, la natura selvaggia.
Tracce di avvenimenti o di situazioni che non hanno mai avuto luogo, memorie obiettive e pertanto menzognere dell’impronta fotografica, immagini fisse messe in movimento e immagini animate improvvisamente cristallizzate. E poi ancora riflessi, ricezioni, proiezioni, rotazioni propongono dubbi sulla loro natura e sulla loro stessa realtà. Emozioni, seduzioni e divertimenti vissuti dall’artista, vengono riproposti per essere condivisi intuitivamente dallo spettatore, senza la necessità o la costrizione di andare a cercare necessariamente un significato recondito oppure un valore simbolico. Nella serie Lumières oubliées, attraverso l’utilizzo di lanterne e tracce luminose, l’artista affronta il senso etimologico della parola “fotografia”. Nel percorso espositivo, tra i video e le installazioni illusionistiche, il visitatore scoprirà il fenomeno della “crestazione” dei cactus – termine botanico per definire la loro metamorfosi mostruosa, riconfigurata in algoritmo, poi applicato a qualsiasi tipo di oggetto.

Inaugurazione: Giovedì 25 Ottobre ore 18.30

Dettagli

Inizio:
giovedì 25 ottobre 2018
Fine:
sabato 19 gennaio 2019
Categoria Evento:
Tag Evento:
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Luogo

GALLERIA DEL CEMBALO
Largo della Fontanella di Borghese, 19
Roma, 00186 Italia
+ Google Maps
Telefono:
06 83796619
Sito web:
www.galleriadelcembalo.it