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Aldo Tagliaferro. Opere nello spazio – Rappresentazione tra realtà e memoria

venerdì 11 Aprile 2025 - domenica 3 Agosto 2025
Aldo Tagliaferro. Opere nello spazio - Rappresentazione tra realtà e memoria

sede: Ape Parma Museo (Parma).
cura: Cristina Casero.

La mostra “Aldo Tagliaferro. Opere nello spazio – Rappresentazione tra realtà e memoria”, a cura di Cristina Casero, intende analizzare l’importante lavoro di Aldo Tagliaferro (Legnano, 1936 – Parma, 2009), in particolare le grandi opere, le installazioni e i progetti.

Nel percorso espositivo le opere giovanili di Tagliaferro sono messe in relazione con quelle di altri “compagni di viaggio”, tra cui Arturo Vermi, Enrico Castellani e Agostino Bonalumi, con i quali a partire dal 1963 condivide l’esperienza del “Quartiere delle botteghe” a Sesto San Giovanni (Mi), così nominato dal suo ideatore, il costruttore edile e collezionista Felice Valadè. Ad essi si aggiungono poi Bruno Di Bello, Elio Mariani, Gianni Bertini e Mimmo Rotella, insieme ai quali Tagliaferro, nel 1968, aderisce al manifesto della Mec-Art teorizzato da Pierre Restany.

Di Aldo Tagliaferro, fin dagli anni Sessanta, parlano sia giovani critici che storici dell’arte contemporanea di comprovata esperienza — come Renato Barilli, Luciano Caramel, Enrico Crispolti, Gillo Dorfles, Giorgio Kaisserlian, Giuseppe Marchiori, Giancarlo Politi, Arturo Carlo Quintavalle, Pierre Restany, Marco Valsecchi, Lea Vergine — così come teorici del medium fotografico come Daniela Palazzoli, Roberta Valtorta, Giuliana Scimè, Roberto Mutti.
Il pittore, infatti, è indissolubilmente legato alla fotografia quale mezzo di osservazione critica della realtà, come dimostrano, in particolare, due delle opere esposte in mostra, “Analisi di un ruolo operativo” (1970) e “Verifica di una mostra” (1970), in cui il suo lavoro fotografico è orientato all’analisi comportamentale del pubblico durante una sua mostra. Tagliaferro, analogamente a Ugo Mulas, utilizza la parola ‘verifica’ per porre l’attenzione sullo statuto di convenzionalità delle immagini e del loro processo di fruizione.

Nei primi anni Settanta il tema dell’identificazione è oggetto di studio approfondito da parte dell’artista che lo affronta e lo declina in diversi ambiti, come ben testimoniano i progetti esposti in mostra: “Identificazione della propria disponibilità” (1972-74), “Identificazione teatro trasposizione” (1973) e “Identificazione oggettivizzata” (1973-74).
Artista concettuale, Tagliaferro lavora anche sulla frammentazione dell’immagine, sulla sua serializzazione o duplicazione, rientrando appieno con la sua ricerca nel panorama delle avanguardie degli anni Sessanta e Settanta.  In questo senso, è emblematico il ciclo “L’Io- ritratto” (1977-79), altra opera iconica presente nel percorso espositivo.
Il viaggio in Africa che Tagliaferro compie alla fine degli anni Settanta segna una cesura nel suo lavoro e nel suo rapporto con la critica. Di questo periodo, sono i lavori della serie “Dal segno alla scrittura. Analisi della pettinatura africana” (1983), dove il mezzo fotografico è strumentale all’analisi antropologica e segnica delle acconciature tribali.

Ritornato dal Congo, sceglie altre strade, anche di vita, pur continuando a presentare personali e a partecipare ad importanti collettive, in Italia e all’estero, che lo collocano stabilmente in quel territorio ancora dai difficili contorni che sta tra arte e/o fotografia.
Tra i suoi ultimi cicli, “Sopra/Sotto-un metro di terra”(2000): da un lato, immagini di cielo, ciascuna diversa; dall’altro, immagini di una buca nella terra di cui viene registrato il progressivo svuotamento. L’artista ritorna all’analisi intimistica con la quale esplora il rapporto tra il proprio io e “l’esterno” in una relazione temporale, attraverso l’utilizzo di tre elementi: il cielo, la terra e il paesaggio. Nei suoi lavori Tagliaferro usa sempre delle soluzioni formali che aiutano a evidenziare le problematiche; in questo frangente, utilizza due serie parallele di immagini di grandi dimensioni che interagiscono, come in alcuni lavori precedenti, ponendo il fruitore all’interno dell’immagine. Come sostiene l’autore, nella microimmagine è il fruitore che controlla l’immagine, mentre nella macro è l’immagine stessa che interagisce col fruitore.
Con il supporto dei materiali custoditi nell’archivio dell’artista, l’esposizione documenta il lavoro di Tagliaferro senza trascurare il periodo della maturità, quando si fanno più significative le istanze autobiografiche. Ne emerge una figura coerente, che fonda la sua ricerca su una tensione etica oltre che estetica, servendosi della fotografia quale strumento idoneo a mettere in atto quel processo di “rilevamento-rivelamento” che, come un fil rouge, attraversa tutta la sua produzione.

Realizzata da Fondazione Monteparma in collaborazione con Archivio Aldo Tagliaferro (Parma), CSAC Centro Studi Archivio della Comunicazione dell’Università di Parma (Parma), Galleria Elleni (Bergamo), Galleria Niccoli (Parma)e numerosi collezionisti privati

Immagine in evidenza
L’Io ritratto n. 10, 1977, riporto fotografico su tela cm. 82×110 Courtesy Galleria Elleni

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