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Antonio Bruno. Opere 1997-2018

venerdì 21 settembre 2018 - venerdì 19 ottobre 2018

Antonio Bruno. Opere 1997-2018

sede: Sala Borsa Pippo Tumino (Ragusa).

L’esposizione, come il titolo stesso suggerisce, è una ricapitolazione degli ultimi due decenni di lavoro di un artista appartato, ma dalla produzione ricca di spunti e suggestioni.

Dal testo in catalogo di Andrea Guastella: “La pittura è una poesia muta, e la poesia è una pittura cieca, e l’una e l’altra vanno imitando la natura quanto è possibile alle loro potenze”. Così annotava Leonardo nel suo Trattato della pittura, secoli prima che le sperimentazioni avanguardistiche del Novecento (mi riferisco alle scritte sui dipinti inaugurate dai cubisti e impiegate largamente da Marinetti e dalla sua cerchia) facessero “parlare” la pittura.
La poesia aveva recuperato la vista già qualche decennio prima, nel 1871, fatidico anno in cui Rimbaud donò, nella lirica eponima, colori alle vocali, ed enunciò, in una lettera all’amico Paul Demeny, la necessità per il poeta di farsi “veggente” mediante “un lungo, immenso e ragionato sregolamento di tutti i sensi”. La poesia moderna tende dunque alla visione, la pittura alla dizione. Ed è appunto nel solco di un’arte totale che si colloca il “visibile parlare” di Antonio Bruno, dalla rivisitazione delle Vocali di Rimbaud – cinque lettere a colori su un’accecante fondo bianco – sino alla produzione più recente, dove la pittura non si limita a dettati elementari ma si articola in discorso ampio e serrato, convertendosi in narrazione e quindi in mito.
Il mito, in primo luogo, del nostos, del ritorno alle origini, che per Antonio è da intendersi secondo una duplice accezione: biografica, avendo l’artista deciso, dopo un lungo soggiorno fuori casa, di stabilirsi presso l’isola natale e, non secondariamente, creativa.
La sua ricerca è infatti “un lungo, immenso e ragionato” superamento dei limiti che inchiodano l’immagine al reale, sino a quella che Ungaretti chiamava “prima immagine”, la visione primigenia.

Dal testo in catalogo di Giuseppe Frazzetto: “A suo modo, Bruno si ribella all’idea stereotipata che l’artista debba ormai rassegnarsi a muoversi in un’area metalinguistica. Viceversa, Bruno è interessato all’ambito linguistico: in altre parole, più dimesse, vuol usare la pittura anche per discorrere di qualcosa, letteralmente. Di un poeta, ad esempio; o di un volto che gli si è impresso nella memoria; e perfino della guerra e della distruzione. Ne discorre da pittore, forse non è nemmeno il caso di ricordarlo, e quindi innanzitutto col colore. Ecco: la constatazione che mi si è presentata alla mente la prima volta che ho visto un gruppo di suoi quadri (essendo proprio pittore, Bruno ne dipinge davvero tanti) è stata quella che, da un certo punto di vista, il lavoro del pittore in fondo è così semplice! Così spontaneo! Va da sé: non è affatto vero. La complessità manuale / mentale del dipingere può perfino sgomentare. Tuttavia, non è anche un “gioco” immediato, quello di sporcarsi le dita con i colori, e di ricoprire con essi superfici e superfici? Un “divertimento” immediato, con i suoi momenti di riuscita ed i suoi mille sbagli e vicoli ciechi. Dato questo atteggiamento del loro autore, i quadri di Bruno tendono ad essere drastici, prendere o lasciare: o piacciono o non piacciono, o convincono o non convincono.
Del resto, Bruno è un pittore inquieto, che modifica il suo modo d’essere pittore ed attua anche una tattica di spiazzamento. Valga per tutti l’esempio del ciclo, peraltro qui non esposto, dedicato alla guerra: un’ellittica citazione senza citazione di Goya, là dove le coloratissime superfici dei suoi quadri “letterari” sprofondano in uno sconsolato nero, emotivamente graffiato da sagome di umanoidi ridotti a pupazzetti. E così Bruno rivela la sua affinità e la sua differenza col gruppo non sparuto di pittori suoi coetanei che dell’ironia giocosa mista a slancio lirico / memoriale hanno fatto una cifra stilistica (che può perfino prendersi come un sintomo generazionale, fra Transavanguardia e reinterpretazione del Pop).
Perché risulta chiaro che Bruno non scherza affatto, nei suoi “giochi”, e che si presenta col volto estremamente serio ai suoi appuntamenti pittorici col sentimento.
E questo va preso alla lettera”.

Nato nel 1943 a Camporotondo Etneo, in provincia di Catania, Antonio Bruno ha compiuto la sua formazione artistica frequentando il corso di Pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Torino. Nel 1972, a Mantova, si classifica al primo posto al Premio Lubiam, aggiudicandosi la relativa borsa di studio. Già docente alle Accademie di Belle Arti di Torino, Reggio Calabria e Sassari, della quale è stato vicedirettore, ha concluso la sua carriera accademica come titolare della Cattedra di Pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Catania, città natale cui fa ritorno nel 1997 dopo un’assenza di trentacinque anni. Congedatosi dal servizio attivo, da alcuni anni si è trasferito a Ragusa, dove ha stabilito il suo studio di pittura.

Inaugurazione: 21 settembre 2018, ore 18:00

Dettagli

Inizio:
venerdì 21 settembre 2018
Fine:
venerdì 19 ottobre 2018
Categoria Evento:
Tag Evento:
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Luogo

SALA BORSA PIPPO TUMINO
via Natalelli
Ragusa, 97100 Italia
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