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Art Basel 2018

giovedì 14 giugno 2018 - domenica 17 giugno 2018

Art Basel 2018

Art Basel è senza dubbio la più importante fiera del mercato internazionale dell’arte: circa 300 gallerie selezionate, provenienti da ogni angolo del pianeta, espongono opere moderne e contemporanee di grandissima qualità. Artisti, collezionisti e celebrità si incontrano in questi giorni a Basilea, trasformando la città nel fulcro del mondo dell’arte.

“Art Basel 2018: largo ai vecchi” di Ennio Bianco

Salvo poche eccezioni, di cui dirò più avanti, gli artisti che mi hanno più impressionato in questa edizione di Art Basel hanno tutti alle spalle una splendida carriera, perciò, il fatto che continuino a proporre nuove opere e sperimentazioni, denota una inesauribile forza creativa..

Robert Longo, da sempre impegnato in diverse battaglie sociali, ha inteso denunciare la proliferazione delle armi e i conseguenti massacri di massa negli Stati Uniti. L’opera Death Star II è una enorme sfera nella quale sono inserite 40.000 pallottole. Il contrasto tra la bellezza della sfera e il tipo di materiale utilizzato genera profonda emozione. (Death Star II, 2017 – 2018, Metro Pictures, Galerie Thaddaeus Ropac)

Della stessa generazione è anche Jenny Holzer che propone delle panchine di marmo sulla cui seduta ha inciso frasi di critica sociale. I temi trattati sono diversi e importanti: dalle riflessioni sul 20* secolo giunge ad affrontare argomenti più attuali, come quello relativo alla paura diffusa, per esempio. Le panchine, realizzate con marmo Nero Pontormo a forti striature bianche e nere, sono disposte in cerchio e restituiscono un fascino particolare all’opera.(Such Words, 2017, Sprüth Magers)

James Rosenquist, a mio avviso il migliore interprete della pittura nell’ambito del movimento della Pop Art, ripropone le sue ricerche sulle figure, sulla flora e sull’immaginario attraverso l’utilizzazione della pittura elettronica (Television or the Cat’s Cradle Supports Electronic Picture, 1988 – 1989)

Yoko Ono, invita gli spettatori a sedersi attorno ad un tavolo per ri-assemblare i pezzi di piattini e tazzine in ceramica distrutti. (Mend Piece – Galerie Lelong version, 1966 – 2018, Galerie Lelong & Co.)

Carlos Cruz-Diez, artista venezuelano nato a Caracas nel 1923, ha costruito un ambiente luminoso in continuo mutamento, che interagisce anche in relazione ai movimenti delle persone che vi entrano. Ho assistito ad un affascinante balletto di una ballerina cinese improvvisato lì per lì, che ha rivelato, se mai ce ne fosse stato bisogno, questo delicato gioco di apparizioni e sparizioni. (Translucent Chromointerferent Environment, 1974 – 2009, Galeria Raquel Arnaud)

Di un’altra generazione è la scultrice Lara Favaretto. Nella sua sala ha collocato diversi cubi costruiti con coriandoli dipinti in vari colori. La sua battaglia contro l’arte che decora è molto radicale. (Birdman or (The Unexpected Virtue of Ignorance), 2018, Galleria Franco Noero)

Nella mia pur breve lista non può mancare l’arte digitale. Jon Rafman – nasce a Montreal nel 1981 – propone il suo Dream Journal. Un collage di spezzoni di video difficilmente riconducibili ad una narrazione unitaria, se non quella della dimensione onirica, appunto. (Dream Journal 2016-2017, 2017, Sprüth Magers)

Anche Jacolby Satterwhite si affida al surrealismo in chiave Sci-fi (Science Fiction) per descrivere le sue inquietudini. In esse miscela sottocultura televisiva, danza, mondi tecnologici, scrittura. La sua capacità di mescolare immagini provenienti dal mondo reale con quelle prodotte da software è strabiliante. (Blessed Avenue Factory 6, 2018, Morán Morán / Entertainment Center, 2018, Morán Morán)

Mi fermo qui. Una cronaca molto limitata se pensiamo che ad Art Basel partecipano “solo” le migliori 290 gallerie del mondo, alle quali vanno ad aggiungersi 120 progetti speciali.
Ennio Bianco