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Bertozzi & Casoni. Elogio dei fiori finti

12 Ottobre 2019 - 6 Gennaio 2020

Bertozzi & Casoni. Elogio dei fiori finti

sede: Museo Morandi (Bologna).

Il Museo Morandi prosegue il percorso di valorizzazione della propria collezione grazie a un programma di progetti espositivi temporanei tesi ad accostare il lavoro di Giorgio Morandi all’opera di artisti che si sono a lui ispirati a vario titolo, facendone propria la visione e restituendola attraverso i più diversi linguaggi.

In Elogio dei fiori finti, la lezione del grande pittore è stata filtrata e riproposta attraverso la ceramica, il materiale di cui i due artisti sono tra i massimi esponenti.
La loro attenzione si è rivolta ad alcuni celebri dipinti raffiguranti vasi di fiori e ai relativi modelli che ancora oggi si possono ammirare a Casa Morandi in via Fondazza 36 a Bologna. Morandi infatti guardava preferibilmente non al fiore fresco, caduco e destinato a modificarsi giorno dopo giorno (e quindi a creare varianti indipendenti dalla sua volontà), ma al fiore di seta o a quello essiccato che mantiene il suo stato inalterato e, al pari degli altri oggetti, raccoglie la polvere, creando effetti tonali per nulla sgraditi e forse volutamente ricercati.

Bertozzi & Casoni interessati da sempre al tema floreale, sembrano invece voler concedere nuova vita a quelle rose che hanno scelto di realizzare a gambo volutamente lungo (Morandi invece, ricorda Cesare Brandi, “tagliava le sue rose sotto il bocciolo e le disponeva sull’orlo del vaso, fitte come un bouquet da sposa”) sulle cui foglie si aggirano presenze insettiformi dalla colorazione cangiante.
Nei tre lavori proposti in mostra assistiamo a a una rivisitazione attenta e personale da cui nascono veri e propri “d’aprés Morandi” dopo quelli celeberrimi, firmati Gio Ponti, che più di settant’anni fa riproponevano bottiglie trafitte, ingioiellate, mascherate e addirittura abbottonate.

Bertozzi & Casoni è una società fondata nel 1980 a Imola da Giampaolo Bertozzi (Borgo ossignano, 1957) e da Stefano Dal Monte Casoni (Lugo di Romagna, 1961). È all’Istituto Statale d’Arte per la Ceramica di Faenza che i loro interessi si indirizzano verso un dialogo con la grande tradizione dell’arte ed emerge la vocazione per la sperimentazione in campo scultoreo: essi vedono, infatti, nella ceramica una possibilità per una scultura dipinta. Frequentano poi l’Accademia di Belle Arti di Bologna e tentano di mettere a fuoco i protagonisti e le ragioni di una “nuova ceramica” cercando di superare il gap che vedeva questo mezzo espressivo secondario rispetto ad altre forme artistiche. Le loro prime creazioni sono di piccola dimensione e in sottile maiolica policroma. Collaborano dal 1985 al 1989 con la Cooperativa Ceramica di Imola e, parallelamente, con K International Ceramics Magazine. Il rapporto con la Cooperativa si conclude con due interventi a Tama New Town (Tokyo) e a Imola (Ospedale Civile). Tra il 1983 e il 1994 partecipano a diverse manifestazioni legate al mondo del design. Durante gli anni Novanta, nel loro lavoro, un aspetto più concettuale e radicale convive con ipertrofiche espressività e inossidabili perfezioni esecutive che raggiungono apici dimensionali mai realizzati prima. Concluso il capitolo della maiolica dipinta si dedicano a sperimentazioni che prevedono l’utilizzo, quasi esclusivo, di materiali e tecnologie di derivazione industriale. Ai virtuosismi pittorici prediligono una resa oggettiva dei soggetti prescelti che rientrano nelle categorie artistiche della vanitas e del memento mori; si attenua così la presenza degli autori stessi e la condizionante percezione di un tempo particolare. È la grande svolta. Si apre il capitolo delle “contemplazioni del presente”, una sorta di “epopea del trash”: l’attrazione verso ciò che è caduco, transitorio, deperibile e in disfacimento diventa icona, internazionalmente riconosciuta, della condizione umana. Tra surrealismo compositivo e iperrealismo formale indagano da anni i rifiuti della società contemporanea, compresi quelli culturali e artistici, in una messa in scena in cui si alternano affondi nel degrado e rinvenimenti di superstiti o misconosciute bellezze. La critica, i musei e le più importanti gallerie d’arte nazionali e internazionali si interessano al loro lavoro. Tra le occasioni espositive si ricordano: Tate Liverpool, Quadriennale di Roma (2004); Sperone Westwater, New York (2005, 2010, 2015) e Lugano (2014); Ca’ Pesaro, Venezia (2007); Castello Sforzesco, Milano (2008); Biennale di Venezia (2009, 2011); All Visual Arts, Londra (2012); Museum Beelden aan Zee, l’Aja e Beck & Eggeling, Düsseldorf (2013); Palazzo Te, Mantova (2014); Expo, Milano (2015); GAM, Palermo e Macist, Biella (2016); Pinacoteca Civica, Ascoli Piceno (2017); Rossi & Rossi Gallery, Hong Kong (2018); Palazzo Martinengo, Brescia, Koç Foundation, Istanbul e Museo MARCA, Catanzaro (2019). A Bologna le loro opere vengono presentate al MAMbo nel 2015 e al Museo di Palazzo Poggi nel 2017. Il 16 dicembre 2017 è inaugurato il Museo Bertozzi & Casoni presso la Cavallerizza Ducale di Sassuolo, uno spazio permanente che raccoglie una selezione delle loro opere più significative.
bertozziecasoni.it

In concomitanza con l’esposizione è disponibile gratuitamente per il pubblico un’agile pubblicazione dedicata a Elogio dei fiori finti con immagini dei lavori anche durante la loro realizzazione nello studio degli artisti e un testo inedito del Prof. Eugenio Riccòmini.
Ufficio stampa: Istituzione Bologna Musei

Dettagli

Inizio:
12 Ottobre 2019
Fine:
6 Gennaio 2020
Categoria Evento:
Tag Evento:
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Luogo

MUSEO MORANDI
Via Don Giovanni Minzoni, 14
Bologna, 40121 Italia
+ Google Maps
Telefono:
051 6496611
Sito web:
www.mambo-bologna.org