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Brasile. Il coltello nella carne

martedì 3 luglio 2018 - domenica 9 settembre 2018

Brasile. Il coltello nella carne

sede: PAC – Padiglione d’Arte Contemporanea (Milano).
cura: Jacopo Crivelli Visconti, Diego Sileo.

Con la mostra “Brasile. Il coltello nella carne” il PAC di Milano prosegue l’esplorazione dei continenti sulle tracce dell’arte contemporanea, proponendo una selezione di 30 artisti brasiliani di diverse generazioni attivi dagli anni Settanta in poi.

“Il coltello nella carne” (Navalha na Carne) è il titolo di un’opera teatrale dello scrittore brasiliano Plínio Marcos, particolarmente attivo durante gli anni della dittatura militare. La mostra nasce proprio su questa linea di frontiera, dove teatro, politica, letteratura, militanza e arte s’incontrano, si contaminano a vicenda, dichiarandosi sin dal titolo in conflitto. Questo conflitto, cui molti degli artisti invitati al PAC si riferiscono attraverso le loro opere, non ha inizio né fine, è difficilmente riassumibile in poche parole e non si traduce che raramente in scontri fisici o battaglie. Non è un conflitto convenzionale, bellico: è sociale e, soprattutto simbolico.

Attraverso oltre 50 opere tra installazioni, fotografie, video e performance, il progetto riunisce una serie di lavori realizzati in Brasile negli ultimi quarant’anni, senza pretendere di costituire un ritratto del paese o della sua scena artistica, ma piuttosto riflettendo sulla loro conflittualità: gli scontri, le violenze e i soprusi politici, sociali, razziali, ecologici e culturali. Un linguaggio diretto, all’apparenza ingenuo, ma in realtà carico di messaggi, racconta di sogni frantumati e di aspettative deluse, ma anche di un popolo che sa conservare un sorprendente ottimismo e una grande fiducia nel futuro.

Rompendo convenzioni e luoghi comuni, le opere in mostra raccontano il Brasile a partire da punti di vista distanti, in alcuni casi antitetici che, proprio per questo, possono condurre a comprendere la complessità del paese e le sue infinite contraddizioni.

Il PAC prosegue così la sua strategia espositiva, che offre nuovi modi di conoscere la realtà, configurando altri mondi possibili e pensando la mostra come uno spazio comune, crocevia di scambi e connessioni, dove i limiti nazionali e le categorie individuali vengono superati.

A partire da questo concetto André Komatsu propone un’installazione site specific realizzata in cemento e destinata a sgretolarsi nel corso della mostra come si è sgretolata l’utopia brasiliana in questi ultimi anni, mentre Runo Lagomarsino rievoca con le sue opere il trauma della colonizzazione, della fusione tra tradizione moderna europea e cultura popolare latinoamericana, così come Celso Renato (1919–1992) che attraverso la sua poetica minimal e astratta incarna alla perfezione questa rilevante interazione tra due anime di un paese troppo spesso lacerato da contraddizioni interne.

La mostra invita ad osservare le opere muovendosi su due direttrici parallele: alla prima più prettamente politica, imprescindibile per comprendere ciò che accade nel paese in ambito culturale, artistico e sociale, la mostra affianca costantemente una lettura più estetica e formale, stimolando così il visitatore a superare in alcuni casi le questioni formali e, in altri, il coinvolgimento che diventa quasi militanza.

La povertà dei materiali che compongono ad esempio l’installazione Campo Geral (2015) di Ícaro Lira, che narra poeticamente i campi di concentramento creati all’inizio del XX secolo per “accogliere” la popolazione in fuga dalla siccità del nordest del Brasile, è sì funzionale al racconto, ma è proprio il passaggio attraverso il “campo generale” della miseria che attribuisce loro valore come oggetti artistici.

Allo stesso modo troviamo in mostra opere in cui riconosciamo i parametri della rappresentazione tradizionale e altre che percepiamo come simboliche e concettuali. Le opere di denuncia di Leticia Parente (1930–1991) e quelle poetiche di Leonilson (1957–1993) si inseriscono in questa direzione e raccontano di una produzione brasiliana più intima e intimista; ma è ad artisti come Cinthia Marcelle – menzione speciale all’ultima Biennale di Venezia 2017 “per un’installazione che crea uno spazio enigmatico e instabile in cui non ci si può sentire sicuri” – che spetta il compito di mettere in discussione paradigmi sociali e sollevare interrogativi. Gli scarti, i resti, i detriti del quotidiano sono invece usati da Fernanda Gomes per le sue installazioni, accomunate dall’anonimato e dalla banalità del materiale di cui sono fatte, ma anche dall’immediatezza, dalla spontaneità e soprattutto dalla poesia che pervadono le sue creazioni.

In tale processo risulta imprescindibile il modo in cui gli artisti fondono diverse culture visive, un tratto tipico dell’arte brasiliana che – diversamente da altre esperienze latinoamericane – non ha bandito la cultura dei conquistatori, ma l’ha assorbita ibridandola. Così le opere diventano luogo di incontro in cui gli artisti – soprattutto quelli delle ultime generazioni – sviluppano nuove prospettive di analisi critica della realtà, superando le limitazioni che impongono le discipline tradizionali.

Clara Ianni, ad esempio, riflette con l’opera Do Figurativismo ao Abstracionismo sul conflitto tra i discorsi istituzionalizzati e le contro-narrative, mettendo in discussione le infrastrutture del potere, la storia, la cultura e l’estetica. Daniel de Paula invade lo spazio del parterre del PAC con i suoi numerosi campioni di pietra raccolti da carotaggi realizzati per grandi opere pubbliche a San Paolo – Testemunho (2015) – alludendo alle logiche del potere politico-economico brasiliano.

Paloma Bosquê attinge alla presenza fisica e organica della materia come punto di partenza per una sfida insondabile: contrapporre una certa geometria alla mancanza di ordine interno alla realtà. Ed è per questo che un’opera come Educação para adultos (2010) di Jonathas de Andrade, che prende le mosse proprio dal metodo di alfabetizzazione per adulti di Paulo Freire degli anni Settanta, è così importante nell’economia generale dell’esposizione: da un lato, ricorda un episodio storico, dall’altro indica la necessità, sempre fortemente attuale, di riformulare i processi pedagogici, nel cui campo ampliato trovano posto tutte le manifestazioni culturali.

Artisti in mostra: Maria Thereza Alves, Sofia Borges, Paloma Bosquê, Jonathas de Andrade, Iole de Freitas, Daniel de Paula, Deyson Gilbert, Fernanda Gomes, Ivan Grilo, Carmela Gross, Tamar Guimarães, Maurício Ianês, Clara Ianni, Francesco João, André Komatsu, Runo Lagomarsino, Leonilson, Ícaro Lira, Cinthia Marcelle, Ana Mazzei, Letícia Parente, Regina Parra, Vijai Patchineelam, Berna Reale, Celso Renato, Mauro Restiffe, Luiz Roque, Daniel Steegmann Mangrané, Tunga, Carlos Zilio.

Le performance

È all’interno dei processi di cambiamento storico e sociale – proprio come quello che sta vivendo oggi il Brasile post Luiz Inácio Lula da Silva – che gli eventi estetici si collocano come momento di indagine profonda dell’essere umano e, nella proliferante ondata di spinte conoscitive, la corporeità si afferma come il territorio privilegiato di ricerca identitaria. Da qui, ancora una volta come ricerca ormai consolidata del PAC, l’ampio spazio in mostra dedicato alle azioni performative che animeranno i primi giorni di apertura:

Martedì 3 luglio Ana Mazzei e Regina Parra rileggono il personaggio di Ofelia, trasformando i passaggi del dramma Shakespeariano che rivelano la dipendenza della giovane donna dalla figura maschile in messaggi, che evocano al contempo resistenza e protesta, alienazione e sottomissione, e inscenando con essi nel PAC un corteo simile ad una manifestazione;

Mercoledì 4 luglio Berna Reale presenta per la prima volta in assoluto la performance Camouflage, che partirà dal PAC per svilupparsi lungo alcune vie della città. Tirando un carro carico di lenzuoli utilizzati per coprire per strada le vittime di morti violente in Brasile, l’artista denuncia le crescenti forme di violenza anche nelle nostre città;

Dal 5 al 19 luglio Maurício Ianês presenta la performance Untitled (Dispossession), realizzata per la prima volta alla Biennale di San Paolo nel 2008, questa volta appropriandosi del PAC per abitarlo e facendo affidamento esclusivamente sull’aiuto dei visitatori per sopravvivere.

Un ricco public program introdurrà adulti e famiglie alla cultura e all’arte brasiliana: visite guidate gratuite ogni giovedì e domenica; tour con i curatori e con special guest per una lettura multidisciplinare delle opere; family lab e workshop per sperimentare l’uso delle tecniche proposte dagli artisti e avvicinare la tradizione brasiliana, praticando tra le opere in mostra anche l’arte della capoeira.

Dal 17 al 22 luglio inoltre, grazie alla collaborazione con Agenda Brasil. Festival Internazionale di Cinema Brasiliano curato dall’associazione Vagaluna, conservando il biglietto della mostra i visitatori potranno accedere alle proiezioni dei film ospitate presso lo Spazio Oberdan ad ingresso ridotto (€ 5 anziché € 6, 50).

Promossa dal Comune di Milano – Cultura e prodotta dal PAC e da Silvana Editoriale, con il patrocinio del Consolato Generale del Brasile a Milano, la mostra è curata da Jacopo Crivelli Visconti e Diego Sileo.
Il catalogo della mostra, a cura di Jacopo Crivelli Visconti e Diego Sileo, è edito da Silvana Editoriale.
Ufficio stampa: PCM Studio di Paola C. Manfredi