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Cecco del Caravaggio. L’allievo modello

giovedì 26 Gennaio 2023 - domenica 4 Giugno 2023

Cecco del Caravaggio. L'allievo modello

sede: Accademia Carrara (Bergamo).
cura: Gianni Papi, M. Cristina Rodeschini.

Accademia Carrara di Bergamo presenta, negli spazi rinnovati del museo, la prima esposizione mai dedicata in Italia e nel mondo a Cecco del Caravaggio, il più misterioso allievo e modello di Caravaggio.
41 opere: 19 dei circa 25 dipinti conosciuti di Cecco, 2 opere di Caravaggio e, insieme, artisti che hanno ispirato e sono stati ispirati da questo affascinante pittore. Prestiti nazionali e internazionali da Berlino, Londra, Madrid, Oxford, Varsavia, Vienna, Brescia, Firenze, Milano, Roma.

Atipico, insofferente alle regole, destinato a suscitare contrasti e forse inimicizie, sebbene pressocché assente dalle cronache storiche e da quelle giudiziarie (a differenza della maggior parte dei suoi colleghi della cerchia caravaggesca), l’enigmatica figura di Cecco del Caravaggio appare come anticonformista, capace di clamorose novità negli impianti iconografici, virtuoso di una pittura straordinaria, implacabile nella definizione delle forme, dei contorni, nel colore, naturalista oltranzista, audace, iperrealista ante literram, prepotente e privo di timori censori, a tratti esplicito nei rimandi erotici e nei messaggi omosessuali.

Nato molto probabilmente all’interno del territorio bergamasco, viene considerato per anni fiammingo, francese o spagnolo; Roberto Longhi scrive di lui “una delle più notevoli figure del caravaggismo nordico”, ora grazie all’aggiornamento degli studi, quel “nordico” deve essere inteso come del Nord d’Italia, e non più d’Europa.

Il caso Cecco del Caravaggio è relativamente recente: i nuovi studi avviati da Gianni Papi a partire dagli anni ’90, così come i traguardi raggiunti, tra questi la scoperta di alcune opere, dimostrano quanto la storia dell’arte sia materia viva e vivace, capace, se perseguita, di rinnovarsi continuamente anche contro quella sorta di damnatio memoriae che ha ben presto colpito le vicende artistiche di Boneri; una specie di trascuratezza sistematica che oggi potrebbe rientrare nell’ampio spettro della Cancel Culture.
Per Cecco non solo vige l’assenza delle fonti ma anche una serie di cattive interpretazioni: all’iniziale confusione rispetto alla sua provenienza, ora però spiegata da Gianni Papi anche grazie ai tanti punti di contatto con la pittura di Giovanni Gerolamo Savoldo (Brescia, 1480 circa – post 1548) che, tra naturalismo e classicismo, può essere considerato il secondo grande ispiratore del nostro, si aggiunge, nei decenni, una spiegazione del suo soprannome assai lontana dal più logico significato e cioè che “del Caravaggio” alluda semplicemente a una dimensione di vicinanza, quasi di appartenenza.
A favore di questa tesi, un viaggiatore inglese presente a Roma intorno al 1650 dice, rispetto al Merisi, di Cecco come “his boy”, “that laidwith him”; il brano svela molto anche rispetto al fatto che il modello di Amor Vincit Omnia altri non fosse che il futuro pittore Cecco, oltre a dare una conferma alla controversa questione delle inclinazioni omosessuali di Caravaggio.

Quello che è certo è che l’apprendistato nello studio di Caravaggio doveva essere molto diverso da quello delle botteghe fiorentine o romane: pressoché senza regole, gli allievi imparavano a dipingere osservando il maestro, sempre ritraendo modelli dal vero, mescolando mestiere ed esperienze di vita. L’apprendistato di Cecco ripeteva il percorso che era già stato del suo maestro e cioè quello di entrare, ragazzo, nello studio di un artista affermato e proveniente dallo stesso territorio d’origine: Peterzanoper Caravaggio, lo stesso Caravaggio per Cecco.

Francesco Boneri vive così a fianco di Caravaggio, viene citato in alcune fonti come “Francesco garzone” o “il suo Caravaggino” o “Francesco detto Cecco del Caravaggio” nella “schola” di Caravaggio insieme a Ribera, Spadarino e Manfredi, a tutt’oggi considerati i quattro pittori più vicini al maestro. Cecco figura come modello per almeno sei dipinti del Merisi, tra cui San Giovanni Battista della Pinacoteca Capitolina e David con la testa di Golia della Galleria Borghese, che saranno in mostra.

In questa nuova occasione espositiva, Accademia Carrara torna a occuparsi di inedite storie e indagini attorno a grandi maestri e allievi, come nel 2020 con Tiziano e Caravaggio in Peterzano, confermando impegno e attenzione nei confronti di autori con importanti collegamenti territoriali e culturali alla collezione bergamasca, documentati da opere di grande qualità ma, a tutt’oggi, non ancora a pieno valorizzati.

Con oltre 40 opere, il progetto per la prima volta raccoglie 19 dipinti autografi dei circa 25 che compongono il catalogo di Cecco, conservati da importanti collezioni pubbliche e private, in Italia e nel mondo.
Il percorso mette in evidenza sia autori, come Merisi e Savoldo, da cui Cecco trasse ispirazione, sia una serie di artisti che furono a lui vicini (tra i quali Valentin de Boulogne, Bartolomeo Mendozzi e Pedro Núñez del Valle), attraverso prestiti da collezioni soprattutto pubbliche: Gallerie degli Uffizi – Palazzo Pitti di Firenze, Museo del Prado di Madrid, Kunsthistorisches Museum di Vienna, National Gallery di Atene, Galleria Nazionale d’Arte Antica di Palazzo Barberini di Roma, Gemäldegalerie di Berlino, Galleria Borghese e Pinacoteca Capitolina di Roma, Pinacoteca Tosio Martinengo di Brescia, Wellington Museum di Londra, Ashmolean Museum di Oxford, per citarne alcune.

La mostra di Bergamo offre, per la prima volta, uno sguardo trasversale e pressocché completo sull’operato di Cecco, riunendo capolavori rivelatisi fondamentali nel percorso di ricostruzione del corpus dell’autore. In particolare, Cacciata dei mercanti dal tempio (1613-1615 circa), proveniente da Gemäldegalerie di Berlino, ha avuto un ruolo essenziale nel determinare il primissimo nucleo di opere da parte di Roberto Longhi e dunque nel definire l’identità del linguaggio pittorico. La tela esprime l’adesione ai grandi maestri: da una parte Caravaggio, nella composizione movimentata e nelle espressioni di terrore delle figure e, dall’altra, Savoldo, nell’atmosfera tagliente e nitida, nei colori puri, nei panneggi contorti e schiacciati. Gianni Papi ha individuato un autoritratto di Cecco nell’elegante ragazzo all’estrema sinistra che, con atteggiamento defilato e un po’ dandy, osserva la scena. Il cappello rosso che indossa il giovane è un tema ricorrente nelle prime opere e lo si può ritrovare, in mostra, anche nelle tele di Varsavia e Bratislava; così come è possibile rintracciare l’elegante foggia degli abiti dei mercanti nei dipinti di figura in prestito da Atene, Londra e Oxford.

Del pittore conosciamo bene il volto anche grazie a Ritratto di giovane con colletto a lattuga, proveniente da Gallerie degli Uffizi – Palazzo Pitti di Firenze nel protagonista dell’Amore al fonte, da collezione privata, oltre che grazie ai due dipinti di Caravaggio presenti in mostra, per i quali, come si è detto, Cecco posò come modello.
All’interno del percorso espositivo, di opera in opera, il linguaggio di Boneri si fa sempre più riconoscibile: nell’esecuzione tormentata dei panneggi, nei bianchi dall’intensità fosforescente, nella precisa definizione degli occhi e delle palpebre e nel nitido disegno delle labbra solcate da una spessa linea che le fa sembrare dischiuse, impegnate in un canto, un sospiro, un grido soffocato.

Se la vita di Cecco è ancora avvolta nel mistero, non si può dire altrettanto, anche grazie a questo progetto curato da Gianni Papi e M. Cristina Rodeschini, delle influenze che il pittore ha ricevuto ed esercitato, queste ultime soprattutto sulla scena romana e napoletana dell’epoca (si ipotizza infatti che Boneri seguisse Caravaggio nella sua fuga a Napoli dopo l’omicidio di Ranuccio Tomassoni nel maggio 1606). Oltre a quella bergamasca, provincia in cui probabilmente nacque e forse fece ritorno a un certo punto della sua carriera.
Considerato tra i grandi protagonisti della natura morta caravaggesca, insieme a Bartolomeo Cavarozzi e Antiveduto Gramatica, Cecco dovette influenzare anche la ricerca di Evaristo Baschenis (1617 – 1677). Il prete-pittore di origini bergamasche, ampiamente rappresentato nelle collezioni di Accademia Carrara, è certamente debitore della lezione magistrale del Boneri nel realismo dei brani di natura morta e nella resa degli strumenti musicali della serie dei Fabbricanti. In mostra, il confronto tra i due autori è favorito tramite un’opera in prestito e, all’interno del percorso permanente, nella sala dedicata a Baschenis.

Immagine in evidenza
Francesco Boneri detto Cecco del Caravaggio – Fabbricante di strumenti musicali, 1610 circa, olio su tela. Londra, Apsley House, Wellington Museum © Historic England Archive (part.)

Dettagli

Inizio:
giovedì 26 Gennaio 2023
Fine:
domenica 4 Giugno 2023
Categoria Evento:
Tag Evento:
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Luogo

ACCADEMIA CARRARA
Piazza Giacomo Carrara, 82
Bergamo, 24121 Italia
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035 270272
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