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Cesare Viel. Più nessuno da nessuna parte

12 Ottobre 2019 - 1 Dicembre 2019

Cesare Viel. Più nessuno da nessuna parte

sede: PAC – Padiglione d’Arte Contemporanea di Milano (Milano).
cura: Diego Sileo.

Il PAC Padiglione d’Arte Contemporanea di Milano presenta “Più nessuno da nessuna parte”, la più ampia mostra personale di Cesare Viel in uno spazio pubblico, che ripercorre la pratica performativa dell’artista italiano centrata sul connubio tra rappresentazione visiva e verbale.

Protagonisti delle opere di Viel sono le parole e il corpo, accompagnati da diversi mezzi espressivi, tra cui prosa, performance, video, fotografia e disegni che spesso intrecciano relazioni con poeti e narratori come Ingeborg Bachmann, Emily Dickinson, Virginia Woolf, Cesare Pavese, Gertrude Stein, Dino Campana, Paul Auster e tanti altri.
Nella sua ricerca artistica assume particolare importanza il coinvolgimento emotivo tra il narratore e l’osservatore, attraverso un percorso fatto di pensieri e racconti.
Sin dai primi anni Novanta le performance, il travestimento, le trasformazioni, il trucco, le recite o le canzoni hanno rappresentato per Viel un processo di trasmissione di sé agli altri.
Addentrandosi in altri corpi e altre storie, l’artista immagina forme di soggettività altre che interpretano l’arte come momento di scambio emozionale e di relazione con la collettività.
Temi come la memoria e il ricordo, il femminile, la parola, il corpo, la definizione di sé e dell’altro e la ricerca di nuove forme di identità ricorrono spesso nell’opera dell’artista.
Il messaggio che Viel trova in essi non è però legato a un mero viaggio intellettuale, bensì orientato alla ricerca di consapevolezza.

In mostra al PAC una selezione di lavori passati e recenti, la riproposizione di alcune precedenti performance da parte dello stesso artista e di altri performer e la nuova installazione performativa Il giardino di mio padre.
Gli oggetti sotterrati (2019), dedicata al padre e alla sua scomparsa, che vedrà Viel protagonista proprio la sera dell’inaugurazione.
Il legame con il passato emerge anche in Lost in Meditation (1999), installazione imponente che aprirà la mostra come un richiamo all’infanzia dell’artista trascorsa in Veneto, quando i contadini tagliavano l’erba, raccoglievano il fieno e lo disponevano in cumuli sui prati.
Un’indagine sul linguaggio nell’arte, ma anche un tema sociale in un paese come il nostro che fino a pochi decenni fa era ancora per lo più una realtà agricola.
Lo stesso titolo dell’esposizione è una citazione di Roland Barthes presente nell’opera Alluvioni universali (2010), dedicata al lutto per la perdita della madre: un grande disegno stampato su tessuto non tessuto, tratto da una foto apparsa su un quotidiano in cui una donna indiana è immersa in un vortice d’acqua provocato da un’alluvione nel 2009.
La frase scritta a mano e il disegno vanno oltre la cronaca e ci portano a riflettere, partendo dalle nostre esperienze personali, sulla relazione spesso complessa con la realtà.
Nelle opere di Viel ritroviamo spesso immagini estrapolate dalla cronaca – ridisegnata, commentata o trasmessa sotto forma di performance – nelle quali l’artista si mette in gioco, esplorando ed alterando l’identità propria e altrui, arrivando spesso a definire un’identità mista, androgina, mimetica.
Nel 2004 durante la performance To the Lighthouse (messa in scena nel 2005 anche al PAC) Viel veste i panni di Virginia Woolf, la scrittrice inglese che in Orlando aveva sviluppato proprio il tema dell’androginia.
Non un travestimento totale, ma per metà: parrucca e volto truccato, camicetta di seta con nastrino di velluto e giacca scura.
Per il resto, scarpe e pantaloni da uomo.
L’artista, seduto in un salottino anni Trenta, ascolta la lettura di un capitolo del romanzo della Woolf (in italiano Gita al faro).
In Accendere una lampada e sparire (2003) il dialogo è con la poetessa americana Emily Dickinson: una lettera a lei indirizzata scritta da Viel e letta ad alta voce davanti al pubblico.
Al termine della performance rimane la lettera su un foglio-tappeto bianco e una lampada accesa.
La Dickinson disse che i poeti accendono lampade le cui scintille superano le distanze spazio-temporali e il bianco era il suo colore; a un certo punto della sua vita, infatti, decise di vestirsi solo di bianco.
In Seasonal Affective Disorder (1998), Viel alterna alle parole pause di riflessione, gesti improvvisi che rivelano una condizione psicologica ed emotiva instabile.
Il titolo si riferisce ad una sindrome depressiva che colpisce i popoli scandinavi nella parte dell’anno in cui prevale il buio.
L’artista entra in scena, si siede, si trucca, scrive, sposta le carte su un tavolo, si specchia.
I molteplici aspetti della personalità dell’artista riaffiorano nell’esplorazione del corpo e dei suoi limiti, nel disagio esistenziale, insieme con la volontà di mostrarsi senza mascheramenti davanti all’occhio della videocamera.
Progetto Bachmann riporta la traccia della performance realizzata nel 2006 in un appartamento privato in via Giulia a Roma, prossimo all’abitazione della scrittrice austriaca tragicamente scomparsa nel 1973.
Anche questo lavoro affronta l’intreccio tra testo, voce, corpo, identità, dimensione maschile e dimensione femminile.
Nel 2000 Viel si chiude in una gabbia per la performance Aladino è stato catturato: una gabbia di legno, di quelle che servono per trasportare merci.
L’artista rimane seduto su un tappeto per alcune ore a leggere tarocchi e a scrivere frasi che il pubblico gli comunica su diversi fogli colorati lasciati disordinatamente sul tappeto.
Il soggetto fiabesco è un pretesto per un’ironica rappresentazione sull’influenza frustrante delle convenzioni e sui temi fondamentali di libertà e prigionia.
Appositamente per la mostra al PAC Viel ha ideato un secondo nuovo lavoro dal titolo Nel cuore della relazione (2019): un’installazione sonora sulla discreta e intima forza rivoluzionaria della relazione d’amore.
La sua voce e quella della sua compagna di vita, Laura Guglielmi, si intrecciano in un intenso e poetico “discorso amoroso” composto e scritto da entrambi.
Un’opera fondamentale per la contemporaneità nella quale viviamo, perché avere un sistema, avere un linguaggio per parlare d’amore è necessario affinché l’amore sia fonte di energia e ispirazione per tutti e perché – come affermava Barthes – “la società moderna manca di un linguaggio per dire l’amore”.

Il catalogo, pubblicato da Silvana Editoriale, racconterà l’intero percorso artistico di Viel attraverso un ricco apparato iconografico, nuovi testi del curatore, di Francesco Bernardelli, Emanuela De Cecco, Francesca Guerisoli, Laura Guglielmi, Antonio Leone e dello stesso Cesare Viel, oltre alle trascrizioni complete dei soggetti delle sue azioni performative più rappresentative.
Ad accompagnare il pubblico tra le opere una guida gratuita alla mostra a cura di Paola Valenti, docente di Storia dell’Arte Contemporanea presso l’Università degli Studi di Genova.

Inaugurazione e performance sabato 12 ottobre ore 18:00-24:00 in occasione della quindicesima Giornata del Contemporaneo Per l’inaugurazione alle ore 18:30 Cesare Viel realizzerà la nuova performance Il giardino di mio padre. Gli oggetti sotterrati (2019), dedicata al padre e alla sua scomparsa. Dalle 19:30 alle 21:30 seguirà la riattivazione di alcune precedenti azioni da parte dello stesso artista e di altri performer: Lost in Meditation, Infinita ricomposizione e Aladino è stato catturato.

Dettagli

Inizio:
12 Ottobre 2019
Fine:
1 Dicembre 2019
Categoria Evento:
Tag Evento:
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Luogo

PAC – PADIGLIONE D’ARTE CONTEMPORANEA DI MILANO
Via Palestro, 14
Milano, 20122 Italia
+ Google Maps
Telefono:
02 88446359
Sito web:
www.pacmilano.it