Caricamento Eventi

« Tutti gli Eventi

Chieti – Eventi e luoghi di interesse

lunedì 1 gennaio 2018 - giovedì 31 dicembre 2020

Chieti - Eventi e luoghi di interesse

sede: Varie Sedi (Chieti).

Chieti è un comune italiano, capoluogo dell’omonima provincia in Abruzzo. Gli abitanti di Chieti si chiamano chietini o teatini dall’antico nome latino e greco della città, Theate o Thegeàte.
Situata in parte su un colle, tra il fiume Aterno-Pescara e il fiume Alento, la città è posta strategicamente a breve distanza sia dal mare, sia dalla montagna. Chieti è la città più antica d’Abruzzo e una delle più antiche d’Italia. In passato è stata capitale del popolo dei Marrucini, municipio al tempo dei Romani, ed in età borbonica, capoluogo dell’Abruzzo Citeriore. Inoltre, durante la Seconda guerra mondiale, Chieti è stata considerata città aperta insieme con Roma e Firenze.
La città è sede, insieme con Pescara, dell’Università Gabriele D’Annunzio: nel campus e nella città di Chieti hanno sede otto dipartimenti, una scuola, il rettorato, il senato accademico e la direzione generale oltre ad altre realtà, tra le quali il museo universitario, l’azienda per il diritto agli studi universitari e la fondazione dell’ateneo.
A Chieti viene regolarmente celebrata una delle più antiche e famose processioni del Venerdì santo.

Sito istituzionale
http://www.comune.chieti.gov.it/

Eventi a Chieti
http://www.comune.chieti.gov.it/index.php/manifestazioni.html
http://www.chietitempolibero.eu/

Musei

Museo archeologico nazionale d’Abruzzo espone il celebre Guerriero di Capestrano, la stele di Guardiagrele, il torso di Rapino, il cippo di Penna Sant’Andrea, l’Ercole Curino, il gigantesco Ercole seduto proveniente dal tempio di Alba Fucens, i dischi di Alfedena, la collezione numismatica..
Museo Archeologico Nazionale d’Abruzzo la Civitella espone i reperti relativi alla terra dei Marrucini, la dea di Rapino, i materiali che illustrano la storia dell’archeologia teatina, le fasi precedenti la strutturazione della città romana, materiali di Chieti del III-II secolo a.C. relativi ai due poli religiosi della città, l’acropoli con i suoi due frontoni policromi e il santuario centrale (i tempietti), il cane Cerbero, un frammento di architrave con epigrafe del monumento funerario di Lusius Storax rappresentante i due momenti della giornata (investitura e combattimento) dei gladiatori.
Museo d’arte Costantino Barbella raccoglie statue e statuette in terracotta di Costantino Barbella, tavole e dipinti murali di grandi dimensioni attribuiti ad Antonio da Atri, ad Andrea Delitio, al Maestro di Offida, a Francesco da Montereale e al Maestro dei Polittici Crivelleschi, quadri di Michetti, di Palizzi, di Federico Spoltore, di Basilio Cascella, una collezione di quadri contemporanei di Mirò, di Mensa, di De Chirico, ceramica del cinquecento di Castelli firmate Orazio Pompei e Francesco Grue.
Museo di storia delle scienze biomediche, oltre a due dinosauri, espone una collezione di oltre 30 scheletri originali di scimmie della sezione di antropologia, mummie umane, calchi di fossili di ominidi, crani, mandibole e denti, fossili originali di conchiglie giganti, uova giganti fossilizzati, una mostra di esiti fossilizzati di varie patologie su ossa e tessuti ecc. Questi ultimi due musei sono inseriti nella rete museale regionale.
Museo palazzo Mayo, della Fondazione della Cassa di Risparmio della Provincia di Chieti (proprietaria del museo), centro multiculturale, colleziona opere di Sughi, Galliani, Vernizzi, proseguendo con opere di artisti dell’Ottocento abruzzese e non solo, Michetti, Cascella, Celommi, Barbella, Fattori, Dalbono, Gioli ecc. Tra le quali spicca la monumentale, perché è grande, capolavoro, perché conosciutissima, prima versione de La figlia di Jorio di Francesco Paolo Michetti e quindi di altri pittori ed anche scultori contemporanei internazionali quali Sassu, Cremonini, Modica, Bonichi, Guccione, Bergomi, Savinio, Bodini, Vangi, Calabria, Vespignani, Quetglas, Mensa, Carrol, Ortega ecc. Presente anche una collezione di argenti datati da fine seicento in poi provenienti da Inghilterra, Russia, Paesi Bassi, Francia, Austria, Italia, Germania e Danimarca. Nel Palazzo de’ Mayo sono presenti anche mostre temporanee, biblioteche tematiche nonché istituti culturali su Manzoni e padre Alessandro Valignano

Siti archeologici

Secondo studi effettuati sui reperti archeologici, il colle fu abitato a partire da almeno 3500 anni fa e il primo nucleo di rilievo risale all’età del ferro. Segni dell’importanza assunta dall’antica Teate Marrucinorum, soprattutto dopo la guerra sociale, sono i resti archeologici di tre tempietti, un teatro, un anfiteatro e un complesso termale.

Anfiteatro romano della Civitella
Il ritrovamento principale è stato portato alla luce durante gli scavi archeologici degli anni sessanta ai piedi della collina della Civitella. Il ritrovamento ha restituito delle terrecotte architettoniche, frammenti di statue e di ornamenti in bronzo e di mosaici, alcuni depositi in una favissa, facenti parte di alcuni templi del II secolo a.C. e demoliti nel secolo successivo ed ora esposti nel Museo archeologico La Civitella. I reperti in terracotta hanno permesso d’ipotizzare la conformazione dei templi dell’acropoli. I templi sorgevano su un podio agibile mediante una scalinata posta frontalmente che faceva arrivare nel pronao con colonnato che a sua volta immetteva in una cella. Il luogo di culto era ornato frontalmente da statue e da placche di rivestimento. In seguito gli edifici di culto furono smantellati e le decorazioni furono portate più a valle quando in età cesariana fu edificata una porticus, poi le funzioni religiose pagane furono trasferite nel centro della città antica presso l’area sacra del pozzo ammodernato nella prima metà del I secolo d.C. ed inglobato nei tempietti. Recentemente sono stati riportati i ruderi dell’anfiteatro risalente al I secolo d.C. e rivolto ai combattimenti dei gladiatori. L’anfiteatro è di forma ellittica ed era collegato con il sistema viario a nord e le strade extraurbane a sud. Gli scavi hanno portato parte del muro che cinge l’arena e la tribuna d’onore con struttura ad opus reticolatum bicromatico con dei ricorsi in laterizio.
Teatro romano
Fuori del quartiere della Civitella e dirigendosi verso il centro di Chieti si possono notare, all’incrocio di via di Porta Napoli e di via Generale Pianell, i ruderi del teatro risalente al I secolo d.C. I palazzi che circondano il teatro hanno nascosto del tutto l’orchestra ed il proscenio. Attualmente è visibile il lato nord-orientale del muro della cavea in opus mixtum. La cavea è posta in parte sulle pendici del colle della Civitella ed in parte è coperta da volte a botte. Il teatro era composto da due livelli come dimostra parte del corridoio semicircolare che sbarrava il piano sovrastante. Gli spalti potevano contenere circa 5000 spettatori. Il teatro misurava circa 80 metri di diametro. L’ingresso principale immetteva in una salita a gradoni sostituita dal vico II Porta Reale, così ci si immetteva in un corridoio che era posto sopra la cavea, verosimilmente concluso da dei giochi di archi.
Terme romane
Sono siti nella zona orientale della città. Risalgono al II secolo d.C. L’accesso era consentito mediante una scalinata che introduceva in un corridoio obliquo la cui pavimentazione ad opera musiva raffigurante delle crocette nere su sfondo bianco. Il corridoio immetteva in un atrio ad ingresso con colonne con pavimentazione musiva raffigurante Nettuno. In seguito si poteva raggiungere vari ambienti rappresentati da tre sale rialzate mediante un suspensurae che rappresentavano il calidarium. Di fronte all’atrio quadrato vi erano delle vasche semicircolari ricoperte di marmo e, sul fondo, ve ne era una più grande inerenti al frigidarium. La zona orientale è andata distrutta per l’instabilità del terreno, l’acqua era fornita da una cisterna sita presso le terme. La cisterna era sita in un ambiente sotterraneo composto di nove vani comunicanti tra di loro addossati alla collina. I vani erano strutturati in maniera di sopportare la pressione dell’acqua e del terreno mediante nicchie posti intorno ai nove ambienti.
Tempietti romani
Sono siti in piazza dei Templi romani. Comunemente sono detti tempietti di San Paolo. Sono stati individuati con certezza da Desiderio Scerna con gli scavi iniziati negli anni venti del XX secolo (Scheda Dott D. Mancini). Nel 1997, durante lavori di restauro del complesso templare, fu portato alla luce un ulteriore ambiente ipogeo. Trattasi del luogo di culto più antico di Chieti e composto di tre tempietti limitrofi. I primi due constano di cella con pronao e cripta, mentre l’ultimo è composto solamente di cella e cripta. Alcuni elementi fanno ipotizzare che siano stati costruiti nel periodo romano, tra cui le mura in calcestruzzo del primo e secondo tempio e l’utilizzo dell’opus reticolatum. Il terzo tempio appare più tardo, nel III secolo quando a Teate fu istituita una colonia romana e si rese necessaria la costruzione di un capitolium con tre divinità tradizionali, cioè Giove, Giunone e Minerva, tuttavia le fondamenta testimoniano un periodo antecedente risalente al V-IV secolo a.C.
Chieti sotterranea
Chieti vanta, oltre ai numerosi resti dell’antica civiltà romana, un’intera città sotterranea situata proprio sotto l’attuale centro storico. Con lo scopo di soddisfare le esigenze della popolazione nell’antica Teate venne realizzato un complesso sistema di cisterne collegate mediante cunicoli provvisti di fori di aerazione, che è ancora in parte integro, tanto che alcuni ambienti ipogei furono utilizzati come rifugio antiaereo durante la seconda guerra mondiale. I cunicoli sono di due tipologie, a cui corrispondevano due diverse funzioni: quelli coperti da opus caementicium servivano a trasportare l’acqua dalle cisterne poste in posizione più elevata verso le altre, mentre quelli che presentano volta a cappuccina erano utili per raccogliere l’acqua mediante stillicidio. L’acqua entrava nelle cisterne anche grazie a dei tombini circondati da un pavimento in opus spicatum di adeguata inclinazione e quelle destinate ad uso potabile venivano filtrate con tappi di carbonato di calcio. Non si è ancora compresa con certezza la funzione della via tecta, una strada sotterranea alta più di quattro metri, che presenta pareti di opus mixtum e volta in opus caementicium. Nel Medioevo questo sistema di cisterne continuò probabilmente ad essere utilizzato, ma altri ambienti sotterranei vennero costruiti in seguito e l’antica eredità venne in parte abbandonata.

Monumenti e luoghi d’interesse

La via principale della città è il corso Marrucino, che va da piazza Trento e Trieste (comunemente conosciuta anche come piazza Trinità), costeggia piazza Gian Battista Vico, attraversa piazza Gian Gabriele Valignani e termina su via Arniense, nel cuore del centro storico del capoluogo teatino.
Il palazzo del municipio si trova in piazza San Giustino (un tempo intitolata a Vittorio Emanuele II), mentre il palazzo della provincia si trova lungo corso Marrucino. Attualmente la sede municipale è situata su corso Marrucino nei pressi di piazza Valignani, all’interno dell’ex sede della Banca d’Italia – chiusa nel 2009: la nuova sistemazione si è resa necessaria in seguito ai danni riportati dalla sede storica municipale, in piazza San Giustino, per il sisma aquilano del 6 aprile 2009.

Architetture civili

Villa Frigerj
Nella villa fatta costruire dal barone Ferrante Frigerj e venduta nel 1864 al comune di Chieti hanno trovato sede il Museo archeologico nazionale d’Abruzzo, nello stabile neoclassico, mentre l’enorme giardino è diventato il principale parco pubblico di Chieti, ricco di alberi secolari, fontane, terrazzamenti panoramici sulla città e verso il monte Majella.
La costruzione risale al 1830 su progetto di Errico Riccio, domina una piccola altura, originariamente terreno agricolo della famiglia, localizzato all’esterno delle mura cittadine, presso Porta Sant’Andrea. Nel 1864 l’immobile fu sede scolastica, per la precisione del Real Istituto Tecnico Commerciale, uno dei più rinomati del centro Italia. Nel 1959, con la costruzione della nuova sede dell’istituto, e per l’interessamento del soprintendente Valerio Cianfarani, la villa è divenuta sede del Museo Archeologico Nazionale, dal 2014 assegnato al Polo museale d’Abruzzo. All’esterno l’edificio è rivestito in bugnato liscio di mattoni, al pianterreno e in semplici mattoni nei restanti livelli. La facciata rivolta verso Chieti è coronata da un tempietto, all’interno è esposta la più importante raccolta archeologica d’Abruzzo, fruibile attraverso un percorso museale allestito nel 2011 e ampliato nel 1014 seguendo dei criteri che volgono a tracciare una storia degli italici abruzzesi, per distinzione di tribù. Al pianterreno in una sala speciale è situata la statua del Guerriero di Capestrano, e vi è anche una sala biblioteca di 13.000 volumi con pannelli esplicativi per approfondimenti vari. L’allestimento è stato curato da Mimmo Palladino. Al primo piano sono presenti vari reperti ritrovati nel territorio abruzzese, disposti secondo un ordine cronologico dalla fase preistorica fino al tardo Impero Romano.
Palazzo Fasoli
Situato in largo Gian Battista Vico, fu rimaneggiato negli anni Trenta e conserva dell’antica struttura i balconi del piano nobile. Questi ultimi, dalle decorazioni in pietra come anche per il portale, sono caratterizzati dalle capricciose cimase in stile rococò che li sormontano. Il resto del prospetto è interamente intonacato nella tonalità del rosso pompeiano.
Palazzo della Banca d’Italia
La sua facciata curvilinea si affaccia su piazza Valignani, sul luogo in cui in passato era presente il palazzo gentilizio dell’omonima famiglia di Vacri. La sua edificazione fu imposta nel 1913 sopra il vecchio Palazzo Valignani, a causa del cedimento di un pilastro delle sottostanti cisterne sotterranee romane. La struttura è divisa in due settori da cornicione marcapiano: la base è fasciata in bugnato liscio, presentando cinque arcate d’ingresso al portico, e il secondo settore ha un loggiato con finestre dalle cornici a triangolo e a semicerchio. Dopo il terremoto del 2009, il palazzo ospita la sede comunale di Chieti, in attesa del restauro del Palazzo d’Achille.
Palazzo della sede della ex Cassa di Risparmio della provincia di Chieti
Dalla piccola facciata di gusto classico, fu progettato per accogliere una sede istituzionale in seguito all’unità d’Italia e presenta un finto pronao corinzio del XX secolo.
Palazzo della Provincia
Detto anche “della Prefettura”, sorge sul corso Marrucino, nella collocazione dell’antico convento dei Domenicani, demolito nel 1913 insieme con la chiesa. Presenta un’elegante facciata pseudo-cinquecentesca su portico sorretto da colonne binate con capitelli ionici. Negli splendidi saloni storici della residenza del Prefetto si conservano, tra soffitti decorati e arredi d’epoca, diverse opere come una tela di Basilio Cascella de Il suono e il sonno (1894), e il quadro del vastese Valerico Laccetti Christus Imperat (1883).
Palazzo della Camera di commercio
Dapprima palazzetto delle corporazioni, risale agli anni Trenta ed è ispirato ai palazzi comunali del medioevo italiano, in particolare per la presenza di una torre al centro del prospetto principale. Il progetto dell’architetto Camillo Guerra consisteva in un edificio eclettico, che attingeva dal rinascimento romano per quanto concerne le finestre del secondo piano, dall’abbazia di San Clemente a Casauria per il portico del pian terreno e dal palazzo della Santissima Annunziata di Sulmona per le finestre del primo piano. Caratteristici sono anche gli elementi decorativi che rimandano al regime fascista, come l’aquila imperiale poggiante su una testa di Mercurio, dio del commercio. Il cornicione è sorretto da beccatelli sotto il quale trovano collocazione ceramiche policrome sulle professioni praticate nella regione.
Palazzo ex OND – Museo Universitario
Esempio di architettura fascista, progettato anch’esso da Camillo Guerra, venne edificato come sede dell’Opera nazionale del dopolavoro e voleva celebrare il regime con i suoi lineamenti emblematici, grazie ai fasci che svettano in altezza dall’edificio. Conservò le sue funzioni originarie anche nel dopoguerra, ospitando per anni il cinema dell’ENAL, poi Gardencine, sale da biliardo, una scuola materna e una palestra, prima di essere destinato a sede del Museo di storia delle scienze biomediche dell’Università Gabriele d’Annunzio.
Palazzo d’Achille – Sede comunale
Fu costruito nell’800 sopra la vecchia sede del Palazzo Valignani, sede del potere. Dopo il terremoto del 2009, nel 2015 sono incominciati i lavori di recupero. Si affaccia su piazza San Giustino, su via Chiarini e sul corso Marrucino all’altezza della chiesa di San Francesco: la facciata è l’elemento più interessante, scandita da paraste ioniche e con all’ingresso due statue di personaggi illustri teatini. L’interno del blocco ha un chiostro, con una colonna centrale che termina con la statua di Achille a cavallo.
Palazzo Majo (o de’ Mayo)
Con la sua mole, l’edificio si impone su corso Marrucino. Il primo nucleo del complesso risale al XVI secolo. In seguito la famiglia di banchieri Costanzo condusse nel XVIII secolo una massiccia opera di rimaneggiamento. Con i marchesi Majo vi fu un grande restauro, nell’ultimo decennio del XVIII secolo, che conferì all’edificio un forte richiamo verso le ville napoletane di questo periodo. L’ultimo restauro, tra fine Novecento e primi del Duemila, è opera dell’ultima proprietaria, la Fondazione CariChieti, che ha destinato il palazzo, oltre che a propri uffici, a museo e centro culturale. Il fianco destro del palazzo è punteggiato da una lunga serie di finestre intervallate da lesene e dispiegate su due livelli, mentre sulla piazzetta Martiri per la libertà è presente un monumentale portale in pietra del Settecento, anche se la rosa in ferro battuto che sovrasta il portone e che reca il monogramma dei Majo è successiva. Il prospetto principale è preceduto da un cortile, sul cui cornicione sono disposti dei busti marmorei. Caratteristica del palazzo è l’altana con i tetti a pagoda, memore del gusto esotico settecentesco, così come singolare è l’anemometro a forma di cicogna posta sul tetto centrale.
Palazzo del Tribunale
Affacciata alla piazza principale della città, piazza San Giustino, il tribunale è stato storicamente situato vicino alla cattedrale e al municipio a simboleggiare i massimi poteri cittadini. Anticamente sede della Regia udienza, a fine Ottocento cambiò il suo aspetto architettonico e assunse le attuali connotazioni neogotiche. Negli anni Ottanta del XIX secolo la struttura fu ampliata, a discapito della vicina porta a tre archi, ossia Porta Zunica, che dovette cedere il posto. Il portico del piano terra si interrompe al centro, dove il balcone centrale origina un avancorpo con arco a sesto acuto cinto da una balaustra lapidea.
Palazzo Toppi
Situato nel rione Trivigliano, è dominato da una torre trecentesca con merlatura, tra i pochi esempi di architettura medievale a Chieti e unico esempio rimasto di torre costruita per difendere un palazzo nobiliare, oltre a quella del palazzo arcivescovile. In seguito a un incendio subito a seguito dei tumulti cittadini del 1647, fu quasi completamente ricostruito agli albori del Settecento. Il palazzo si sviluppa su Porta Pescara e conserva un ampio portale a bugnato liscio, che conduce a una scalinata monumentale. La facciata è stata ristrutturata nel XIX secolo per ospitare al piano terra locali commerciali. Il portale d’ingresso da via dei Tintori è l’unico elemento superstite della struttura rinascimentale antecedente il 1647. Le sue bugne sono tagliate a punta di diamante e ornate da incisioni con motivi floreali. Sulla volta ribassata dell’androne campeggia uno stemma dei baroni Toppi affrescato. Lo scalone è a doppia rampa, con colonne doriche e stucchi plastici monocromi del XVIII secolo.
Palazzo Martinetti Bianchi
Si affaccia su via de Lollis e fu eretto dai padri gesuiti. Con la soppressione della Compagnia di Gesù il palazzo passò prima alla famiglia Franchi, poi ai marchesi Martinetti Bianchi. L’accesso presenta un fornice estremamente alto, ed è il portale più ampio tra palazzi teatini. Può inoltre vantare delle monumentali ante in legno e una rosta sempre dello stesso materiale che reca il monogramma in rilievo dell’ultima famiglia possidente. La facciata è scandita da due ordini di balconi e finestre disposte in modo regolare. Nell’androne è presente una guardiola per il controllo dell’accesso, mentre il soffitto reca l’arma della famiglia, che come attesta il biscione visconteo era di origine lombarda. Attorno al cortile si articola su tre lati un porticato. L’appartamento di rappresentanza del palazzo, con decori tardo-settecenteschi, fu commissionato al pittore Giacinto Diano dai Franchi, nel 1796. Le scene che l’artista napoletano realizzò riguardano la mitologia e in particolare la favola di Psiche accolta da Giove nell’Olimpo. Attualmente ospita il Museo d’arte Barbella.
Palazzo De Pasquale
Situato nel rione Trivigliano, fu la residenza dei conti Siciliani d’Alaneto. Venne costituito dall’accorpamento nel XVIII secolo di più edifici acquistati nel tempo. Le finestre possiedono semplici cornici in stucco nel primo piano, mentre le cornici delle finestre e balconi del secondo piano sono riccamente decorate. Gli ambienti entro cui sono contenute le rampe dello scalone sono coperti da volte a crociera a cupola emisferica, sostenute da colonne ioniche. Prima di essere destinato a uffici comunali e di aziende municipalizzate, è stato sede della Facoltà di Farmacia dell’Università di Chieti e Pescara.
Esedra della pescheria
Con la sua forma a ventaglio, l’esedra della pescheria ricorda un mercato di età classica. Gli ambienti destinati ai venditori di pesce e carne sono preceduti da un colonnato dorico. Il soprannome lu ricchiappe è dovuto al fatto che in passato in questa piazzetta aveva termine la corsa dei barberi, un antico palio a cui prendevano parte cavalli senza fantino e finiture, che vi giungevano dopo aver percorso a galoppo, in salita, via padre Alessandro Valignani e via Arniense (da ciò il locale proverbio dialettale “lu cavalle ‘bbone s’ ved’ a lu ricchiappe” in quanto lo spettatore del palio poteva identificare cavallo o il proprietario vincente solo conoscendo il barbaresco, cioè l’addetto all’animale). Attualmente l’esedra ha assunto il nome di piazzetta teatro Mario Zuccarini, in ricordo dello storico soprintendente del teatro Marrucino.
Palazzo De Sanctis-Ricciardone
Fu generato da un accorpamento nella seconda metà del XVIII secolo di più case precedenti e presenta una cappella annessa. L’appartamento nobile si snoda attorno a una scalinata monumentale a doppia rampa con pianta ellittica e sovrastata da un cupolino e accoglie attualmente il Circolo degli amici. La facciata si presenta ingentilita da un portalino che fa corpo unico con il sovrastante balcone dell’inferriata ricurva. L’androne oscurato dall’aggettante edificio Liberty, ospita una piccola cappella, e di fronte a questa si apre una vetrata che immette nell’appartamento sviluppato intorno a uno scalone a due rampe. Questo è sovrastato da uno spazio ellittico, coperto a cupola. Al suo interno si possono ancora ammirare le decorazioni delle volte e l’ampio salone da ballo dipinto con scene mitologiche.
Palazzo Arcivescovile
Si trova in Piazza Valignani, ed è il prodotto di un totale rifacimento di varie strutture nel XVIII secolo. L’elemento più antico è il torrione del 1470 fatto erigere dal vescovo Colantonio Valignani, che mostra similitudini con le strutture medievali della Toscana. La facciata sul piazzale è molto semplice e sobria, divisa in due settori da cornicione marcapiano, con il piano superiore destinato agli uffici, e quello di base alle varie botteghe. Soltanto il monumentale portale centrale spezza l’equilibrio, da cui si accede mediante uno scalone del 1795 voluto da Ambrogio Mirelli, da cui si entra alla corte. Il palazzo ospita il prezioso Archivio Arcivescovile della diocesi teatina.
Palazzo Zambra
Con le sue linee barocche è frutto di una ristrutturazione del secondo Settecento operata dalla famiglia Zambra, mercanti provenienti dalla Lombardia. È caratterizzato da una bicromia rosso e gialla e da un portale in pietra a tutto sesto entro una cornice in stucco mistilinea ed è delimitato agli angoli da paraste arrotondate. La peculiarità del portale di questo palazzo, rispetto agli altri della città, è che insieme con la finestra e il balcone che lo sormontano costituiscono un unico corpo aggettante. Oggigiorno è sede della Sovrintendenza archeologica degli Abruzzi.
Palazzo Lepri (già Monaco La Valletta)
Posto a ridosso della chiesa della Santissima Trinità, era la villa suburbana degli omonimi marchesi, ma in origine la proprietà fu della famiglia Humani, a cui si deve l’erezione del vicino luogo di culto. Il principale elemento dell’edificio è l’alta terrazza che si affaccia lungo via Vernia, testimonianza della natura di questo palazzo come villa fuori città, mentre l’interno venne decorato nel XVIII secolo su commissione degli Humani e nel XIX secolo su commissione dei Monaco La Valletta, che ereditarono la struttura in seguito al matrimonio di Maria Maddalena Humani con Domenico Monaco La Valletta. Gli affreschi del salone principale sarebbero riconducibili al pittore teatino del XIX secolo Raffaele Del Ponte. Alla fine del XIX secolo il palazzo passò in proprietà alla famiglia romana dei marchesi Lepri per il matrimonio di Maria Maddalena Monaco La Valletta con Carlo Ambrogio Lepri. Attualmente è gestito da privati per eventi, manifestazioni e spettacoli di ogni tipo.
Palazzo Mezzanotte di Santa Maria
La struttura incide fortemente sullo skyline di Chieti alta. Risale al XVIII secolo, e nel corso degli anni è stato diviso in vari locali per appartamenti e sedi di associazioni. Negli ultimi anni i muratori hanno lavorato nelle caverne del piano terra, rinvenendo degli archi che formavano un doppio portico. Tali caverne sono androni a base quadrata formati da gigantesche mura. Il palazzo ha pianta rettangolare irregolare poiché si piega a semicerchio, essendo stato ricavato dalle mura medievali. Suddiviso in più settori da cornici, ha una palazzina centrale più piccola che è divisa da cornici e paraste, terminante a triangolo, con accanto una torretta rettangolare con finestre.
Palazzo Mezzanotte
Si trova in Piazza San Giustino. Fu costruito da Biase Mezzanotte in forme eclettiche neorinascimentali nella fine dell’800. Il palazzo ha pianta quadrangolare con quattro torri tozze, collegate al resto del corpo da cornicioni marcapiano. La parte di base è decorata da un portico in bugnato che include anche le torri, successivamente delle cornici dividono i due piani, con due ordini semplici di finestre, intervallate da paraste con capitelli ionici dorati. Il palazzo è noto per la vicenda bellica di “Chieti città aperta”, e per aver ospitato il maresciallo Pietro Badoglio durante la fuga per Brindisi di Vittorio Emanuele III (settembre 1943). Mentre i sabaudi proseguivano per Crecchio (CH) da Roma, gli altri ufficiali aspettando un segnale per andare a Pescara a imbarcarsi rimasero tutto il giorno del 9 settembre a Chieti. Alle 14:00 i reali partirono dal castello di Crecchio e lo Stato Maggiore partì per Pescara, scoprendo che la nave non c’era, e infine i sovrani e Badoglio presero la “Corvetta” al porto di Ortona, poco più a sud. I nazisti occuparono il palazzo come sede del quartier generale, essendo tutti gli inquilini sfollati e datisi alla macchia, e diressero le operazioni belliche contro gli americani. Il palazzo, benché Chieti fosse città aperta, venne bombardato il 26 settembre, subendo alcuni danni.
Palazzo Sirolli
L’edificio venne realizzato nella seconda metà del XVI secolo: oggi è nominato Sirolli e nasce come proprietà della famiglia Sante Spinelli, mercante lombardo, padre del pittore Giovanni Battista. Il palazzo ospitò la stazione della ferrovia elettrica (la filovia) dal 1900 al 1902. Ha un aspetto austero barocco, con il portale ad arco a tutto sesto con cornice in bugnato liscio.
Palazzo delle Poste e Telegrafi
Progettato nel 1920 da Beniamino Angelozzi, fu inaugurato nel 1930. Presenta uno stile classicheggiante che si rifà all’800, con prospetto principale ornato da balconata centrale, sorretta da otto colonne doriche in travertino, che caratterizza l’intera struttura. La struttura ha pianta rettangolare, scandita da cornici in tre settori: il livello di base ha delle finestre quadrotte regolari, il primo piano ha un ordine regolare di finestre con due tipi di cornici architravate, il settore centrale sopra la balaustra sorretta dalle colonne ioniche ha timpani triangolari, mentre gli altri sono tutti curvilinei. Il settore finale ha un ordine semplice senza cornici, e il cornicione ha delle decorazioni a dentelli. Presso i cantonali degli angoli ci sono dei rilievi che rappresentano il simbolo della Repubblica Italiana.
Palazzo Henrici
Costruzione tardo ottocentesca lungo il corso Marrucino, legata al Palazzo d’Achille da un lato, e caratterizzata da fasce in bugnato con finestre in stile neogotico molto simili a quelle del Palazzo di Giustizia. Il palazzo ospita un istituto paritario gestito dalla D.O.G.E. English Universal School College. Si divide, per mezzo di cornici, in quattro settori, la parte di base ha grandi archi a tutto sesto con cornici in bugnato liscio, così come tutto l’esterno fasciato di questo materiale, gli altri settori sono scanditi da un ordine regolare di finestre bifore bugnate, quelle del primo piano collegate da grandi balconate, mentre le altre da un balcone per ciascuna. L’ultimo settore ha delle semplici monofore a tutto sesto, e una serie di archetti pensili decora il cornicione del tetto.
Palazzo Tabassi
Il palazzo si trova sul corso Marrucino e fu costruito dai Carosi nel 1717 sopra il vecchio palazzo Lannutti. Nel 1774 in una delle sale grandi del quarto superiore si ritrovò sulla volta della sala una pittura raffigurante lo stemma gentilizio dell’antica casa Carosi, consistente in uno scudo azzurro, con testa di moro riguardante una cometa. Sopra v’è un elmo aperto con una corona sovrastante da cui esce un leone. A testimonianza del ritrovamento ci fu un atto pubblico del notaio Giuseppe Angelo Marone. Il palazzo era composto di due parti ben distinte tra loro che confinavano sul corso per tutta la lunghezza della facciata di 150.00 palmi e dell’altezza di 70.00 palmi; trasformato in residenza signorile fece parte di quella cerchia di dimore nobiliari dei Durini, degli Henrici, dei Mayo e dei Valignani. Durante la rivoluzione francese il palazzo era in proprietà di Giampiero Tabassi e divenne un cenacolo culturale, specialmente durante i moti risorgimentali, e nel tardo Ottocento fu una scuola a cui partecipò anche il pittore Francesco Paolo Michetti.
Palazzo del Seminario Diocesano
Posto tra via Arniense e l’inizio del corso Marrucino, il palazzo fu costruito nel 1568 dal Monsignor Gianni Oliva, e ampliato nel Settecento. La facciata è completamente in laterizio con inserti in pietra nelle grandi semicolonne, e alla base dei pilastri del porticato; sulla facciata prospiciente via Arniense mostra due imponenti avancorpi, ornati da un cornicione barocco, divisi da terrazzo. All’interno si trova una cappella privata, decorata in stile rococò, inoltre un piccolo teatro intitolato ad Alessandro Manzoni.
Palazzo del Convitto “Giovan Battista Vico”
Il convitto è la più antica istituzione scolastica di Chieti, le cui origini risalgono all’istituzione nel 1640 del Collegio degli Scolopi. Il nobile Francesco Vastavigna e il barone Tommaso Valignani ne permisero la costruzione presso il convento, lasciando una cospicua eredità alla loro morte; tale collegio fino al XIX secolo fu di proprietà dei Padri Scolopi e delle Scuole Pie. Nel 1742 il giureconsulto G. Antonio La Valletta destinò per lascito il suo patrimonio alla biblioteca comunale per il mantenimento della scuola, che continuò a essere gestita dai padri fino al 1817, quando Ferdinando I di Borbone la trasformò in “Collegio reale”, ossia in convitto con annesse scuole secondarie. Dal 1822 al 1854 il collegio fu governato dai sacerdoti secolari, successivamente fu elevato a “Real Liceo dell’Abruzzo Citeriore” con entusiamo dei teatini verso Ferdinando II di Borbone, e dunque nello stesso anno divenne “Real Liceo dell’Ordine Universitario”, con l’istituzione degli insegnamenti di materie giuridiche, chimiche, farmaceutiche, chirurgiche, scienze naturali, mineralogiche, geologiche e botaniche. Nell’ottobre 1861 con l’annessione di Chieti al Regno d’Italia, il 12 settembre l’istituto divenne Convitto Nazionale, con primo rettore Antonio Iocco. Fino al 1908 il convitto fu sempre florido, tanto che acquistò una villa presso Castellammare Adriatico (Pescara) per le vacanze estive dei convittori, oggi diventato l’Istituto Tecnico “Tito Acerbo”. Tra i vari studiosi di prestigio della scuola ci furono Edoardo Scarfoglio, Angelo Camillo de Meis, Giovanni Chiarini e Filippo Masci. Nel 1878 vi studiò brevemente anche il poeta Gabriele d’Annunzio, prima di trasferirsi a Prato.

Architetture religiose

Cattedrale di San Giustino
È la chiesa principale di Chieti, nonché la più antica, risalente al X secolo. La chiesa subì rimaneggiamenti nel Medioevo, e fino agli anni venti del Novecento conservò un impianto barocco settecentesco. Lavori massicci di restauro portarono la cattedrale ad assumere un aspetto esterno neogotico, tranne l’interno barocco e la cripta medievale gotica. L’interno a tre navate ha la nave centrale coperta da volta a botte lunettata, e i dipinti sono attribuiti a Saverio Persico e Ludovico de Mayo della scuola napoletana. Negli altari vi sono stucchi di Stefano Mambrini e gli arredi lignei appartengono a Saverio Mosca (XVIII secolo). La cripta gotica dedicata a san Giustino di Chieti è dell’XI secolo, e ha mantenuto l’aspetto del restauro gotico del XIII secolo. È suddivisa a volte a crociera con un busto in ferro del santo, opera di Nicola da Guardiagrele. Vi sono frammenti di affreschi rinascimentali, tra i quali quello completo di san Giustino. L’esterno ha un aspetto molto monumentale, frutto dei restauri degli anni 1920-1930. Ha pianta basilicale con cupola ottagonale sul transetto. La facciata poco visibile per via del mastodontico campanile è a capanna, con rosone a raggi. L’ingresso principale è sul lato che si affaccia sulla piazza: un portale neogotico restaurato da quello barocco, con lunetta mosaicata e strombature. Un piccolo campanile precede un piccolo portico a costoloni e un lato del transetto, con rosone. Vi sono varie merlature e beccatelli in stucco bianco per decorazioni. Il campanile è stato in parte ricostruito ex novo nel restauro novecentesco, sulla base di pietra di quello vecchio. Ha una massiccia struttura con arcate a bifore gotiche e cuspide superiore, ispirata ai campanili rinascimentali abruzzesi della scuola di Atri.
Oratorio del Sacro Monte dei Morti
È una arciconfraternita storica risalente all’epoca della Controriforma, che ha sede presso la cripta del Duomo, in un edificio annesso.
Chiesa di San Francesco al Corso
È preceduta da un’ampia scalinata, seconda chiesa maggiore della città. Risale al XIII secolo, ma è stata ampiamente modificata nel XVII secolo, con il presbiterio del 1699. La facciata di medievale possiede solo il rosone a raggi, sormontato da un classico finestrone settecentesco. Il portale è in pietra bianca con decorazioni classicheggianti. L’interno a navata unica possiede stucchi di Giovanni Battista di Gianni, che decorò con stucchi la cappella di santa Caterina. Le tele sono di Giovanni Battista Spinelli e Ercole Graziani. La chiesa all’esterno è riconoscibile per il classico cupolone.
Chiesa di Santa Chiara
La chiesa medievale (XIII secolo, lungo via Arniense) è stata ristrutturata nel Settecento da Girolamo Rizza e Michele Clerici. Gli altari sono di Giovanni Battista Spinelli. Ha navata unica con volta a botte, decorata da stuccatori lombardi. La chiesa è stata un importante monastero delle clarisse.
L’affresco centrale della volta è di Raffaele Del Ponte, pittore teatino del primo ‘800, raffigurante l’Assunzione di Maria. La pala d’altare maggiore è di Giovanni Battista Spinelli, raffigurante la Pentecoste, così come quella della terza cappella a destra, raffigurante la Madonna col Bambino tra San Francesco e San Giuseppe.
Chiesa di San Domenico degli scolopi
La chiesa fu consacrata nel 1672. Ha interno a navata unica con cappelle laterali e presbiterio quadrato con volta a botte. Vi sono tele di Giacomo Farelli. La facciata in pietra in classico barocco è del 1720, e il campanile è una robusta torre in ciottoli e pietra sbozzata.
La facciata è in stile classico in pietra divisa in due ordini. Il campanile, in cotto, risale al XVIII secolo. L’interno è a navata unica fiancheggiata da alcune cappelle. Le decorazioni richiamanti temi biblici sono di G. B. Gianni, architetto lombardo. Nella prima cappella a destra vi sono rappresentate le storie del figliol prodigo e la cacciata dal paradiso terrestre di Adamo ed Eva, sulla volta vi è raffigurata il sacrificio di Isacco da parte di Giobbe. Nella seconda cappella vi è la nascita e l’annunciazione della Madonna. Delle cappelle a sinistra è stata affrescata soltanto la prima con le storie di san Martino. La pala di san Giuseppe Calasanzio è stata dipinta nel 1790 da Giacinto Diana. Il quadro del santissimo rosario è stato dipinto da Giacomo Farelli nel 1679. Il pulpito è realizzato con intarsi di radica, mentre l’altare è in marmo policromo. L’organo risale al settecento. La navata ha la volta a botte in cui vi è un’ellisse che simula una cupola. Dal presbiterio si accede al museo diocesano d’arte sacra.
Chiesetta di Santa Maria Calvona
Un tempo chiesa campestre eretta sopra una necropoli romana nel XV secolo, oggi ha un semplice aspetto barocco del XVIII secolo. La pianta è rettangolare a capanna, con facciata molto semplice, ornata da cornice a timpano triangolare e campanile a torretta. L’interno è a navata unica e ospita una confraternita speciale che sfila durante il Venerdì Santo a Chieti.
Chiesa di Sant’Anna
Si trova all’entrata del cimitero. Risalirebbe al XIII secolo ma è stata ampiamente modificata in epoca barocca, con un’ulteriore massiccia modifica novecentesca, tanto da sembrare in stile Liberty. Ha pianta rettangolare con facciata preceduta da un pronao ad arco con due ordini di colonne laterali. Sempre nel Novecento è stata realizzata una cappella identica alla chiesa, posta al suo fianco all’entrata.
Chiesa del Sacro Cuore
È una chiesa del XIX secolo, realizzata in stile neoclassico, con facciata restaurata in stile quasi moderno negli anni 1950. La facciata monumentale, scandita da paraste a fasce bianche, con portale classico in stile pseudoromanico, con lunetta ornata da un bassorilievo. Il campanile antico è stato demolito per costruirlo ex novo sotto forme moderne. L’interno è a tre navate.
Chiesa di San Giovanni Battista
È una chiesa barocca, originaria del XIII secolo, modificata ampiamente nel XVIII secolo, e si trova al limite di via dei Sette Dolori, verso Piazza Garibaldi. Ha una struttura annessa per il convento dei cappuccini.
L’interno è composto da una sola navata, con volta a botte lunettata e quattro cappelle laterali tra loro comunicanti, poste sul lato sinistro. l’abside è rettangolare, totalmente occupata dall’altare maggiore; tale altare è in legno di noce, con particolari in ebano e altri legni pregiati, costituendo il capolavoro dei frati Marangoni. La cimasa racchiude l’immagine di Dio Padre benedicente; alla base delle colonne due piccoli tempietti ornati ripropongono la miniatura del disegno d’insieme. Il ciborio è a forma di tempio a più piani, con piccola cupola; la pala d’altare è del Cinquecento, raffigurante l’Incoronazione della Vergine Maria in trionfo tra angeli e santi
Chiesa di Sant’Agostino
È una chiesa storica del XIV secolo, modificata nel Settecento a causa di un incendio del 1562, che la danneggiò irrimediabilmente nell’originario stile medievale, riscontrabile in alcune finestre gotiche murate. Ha monumentale pianta rettangolare, con annesso convento, oggi divenuto centro di fisioterapia e riabilitazione oltre ad assistenza e istruzione semiresidenziale per disabili. La facciata ha finestrone e portale architravato con decorazioni classicheggianti.
Lo spazio interno è a navata unica, coperto da volta a botte lunettata, è costituito da una navata in cui si aprono quattro cappelle laterali, riccamente decorate da maestranze lombarde, tra cui Michele Clerici (1746-51), Domenico Poma (1735-36) e Vittore Fontana (1731). Clerici usò la copertura a vela anziché a cupola, gli artisti Teodoro Padre e Figlio realizzarono invece l’altare maggiore, insieme con quello della cappella della “Madonna della Cintura”, di Ludovico Teodoro. Di notevole importanza anche i pannelli laterali nella decorazione interna, che illustrano i principali santi agostiniani, così come il prezioso velario che copre tutta la volta, con fitto ricamo a stucco. Il campanile è a torre, a pianta rettangolare.
Chiesa di Sant’Agata
È una chiesa molto antica del XIII secolo, ma trasformata nel XVIII all’interno. Ha facciata a capanna con alcuni elementi medievali come le cuspidi e il portale gotico, con rosone a raggi superiore. L’interno a navata unica è in sobrio stile barocco, con altare infisso in una cornice di colonne.
Chiesa della Santissima Trinità
L’impianto è del tardo XVI secolo, con decorazioni interne barocche. Ha facciata in laterizio con portale lapideo del 1602. Il campanile a torre ha una cuspide a linee tondeggianti. Le cappelle interne sono dedicate a sant’Emidio, Maria Santissima Incoronata e la Santissima Trinità. L’altare ligneo è di Fabrizio De Fabritiis (1770).
Parrocchia di San Camillo de Lellis
È una chiesa moderna degli anni ’80, costruita in cemento armato. Sede parrocchiale del quartiere Filippone, ha impianto rettangolare con motivi geometrici che ricalcano le linee curve, e una torre campanaria.
Chiesa di Santa Maria in Civitellis
Ubicata nel rione teatino della Civitella presso i resti archeologici dell’anfiteatro romano, la chiesa con il relativo convento celestiniano venne fondata nel 1295 da Roberto da Salle, per poi essere completata nella struttura nel 1304, mentre importanti modifiche risalgono alla fine del XVI secolo e alla seconda metà del XVII. Ad esempio, si devono a quest’ultimo periodo gli altari inseriti nelle grandi nicchie della navata, le quattro statue di personaggi biblici appoggiate sui pilastri della cupola, il vestibolo, la volta a lunetta e la cupola dalla pianta di un’ellisse irregolare, che è più bassa rispetto alla precedente. Invece la presenza di una sola navata e l’alto tiburio sono caratteristiche tipiche dell’architettura degli ordini mendicanti e il portale gotico realizzato da Nicola Mancino da Ortona nel 1321 mostra l’influenza del territorio di Chieti. Altri aspetti interessanti sono la controfacciata, che presenta un drappo in stucco e una statua di Roberto da Salle, e l’affresco La caduta di Lucifero dipinto nel 1739 da Donato Teodoro.
Chiesa di Sant’Antonio Abate
È una chiesa del XIII secolo, restaurata nel XVII secolo, con architettura vanvitelliana interna. La facciata alla base possiede elementi medievali nel portale gotico del 1375, unico elemento originale conservatosi. È una tipica entrata gotica con strombature e colonne laterali tortili. Il campanile è a torre; l’interno è a navata unica, piuttosto semplice, rappresentando, insieme con la facciata i canoni stilizzati dell’arte neoclassica. La chiesa si trova nella via Arniense.
Chiesa di San Gaetano
È una chiesa barocca del XVII secolo, posta poco lontano dal corso Marrucino e dalla piazzetta dei Tempietti. Fu fondata nel 1655 quando San Gaetano Thiene divenne patrono di Chieti, diventando cappella comunale, con lo stemma del santo e della sua congrega riproposto proprio sul portale d’ingresso. Ha pianta a croce greca, con decorazioni interne a stucco, di maestranze lombarde. L’arredo pittorico è stato realizzato da Giuseppe Lamberti di Ferrara.
Chiesa della Madonna Addolorata
Si trova in via Sette Dolori, e risale al XVII secolo. Come le altre chiese di Chieti, è stata ornata negli stucchi barocchi dalle maestranze lombarde. Da diversi anni attende un restauro ed è chiusa al pubblico.
Chiesa di San Francesco di Paola
Chiesa del XVII secolo, fu costruita insieme con un convento, inizialmente nota come “Santa Maria de Contra”. Mostra paramenti murari in laterizio, parzialmente intonacati, con la facciata caratterizzata da semplice portale centrale in pietra. Esso è sovrastato in asse da un finestrone e da un orologio aggiunto nell’800. Lese d’angolo e cornice in pietra sostengono il timpano triangolare superiore; la chiesa ha impianto longitudinale a navata unica, con altari laterali e ingressi ai vari locali di servizio dell’ex convento. La navata è coperta con una volta a botte a tutto sesto, con arconi trasversali. La copertura è realizzata con tetto a capanna, ornato da manto in coppi su cui si erge il piccolo campanile a vela. La decorazione barocca interna si concentra su un ordine di paraste corinzie che si alternano alle arcate, sopra cui si imposta la trabeazione modanata.
Chiesa di Mater Domini
Si trova nell’omonima via, ed è sorto di recente, rispetto alle altre chiese teatine del centro, poiché frutto di una ricostruzione per i danni subiti nella seconda guerra mondiale. Il tempio originale era molto antico, si presume fondato dai Longobardi, e sorse quando i Cappuccini del monastero di Santa Chiara furono sfrattati con la soppressione dell’ordine nel 1866, e e acquistarono un locale adiacente all’antica chiesetta di Santa Maria Mater Domini, nel 1899. Tuttavia i nuovi lavori del 1954, che hanno ricostruito e allargato la parrocchia attuale, hanno conferito un aspetto più moderno, quello attuale. Conserva alcuni paramenti sacri della vecchia chiesa, come un bassorilievo della Madonna col Bambino.
Chiesa di Santa Filomena
È una chiesa del XVIII secolo, costruita come cappella privata, compresa oggi nel nucleo moderno di Chieti Scalo. La chiesa ha un aspetto semplice all’esterno, di piccola cappella a capanna, con soffitto a spioventi. L’interno a navata unica è molto più ricco, composto da un’entrata con la balaustra sorretta da doppio ordine di colonne per sorreggere l’organo. Presso il presbiterio si erge una falsa cupola, dove si aprono quattro archi, due dei quali sormontano i due altari laterali. L’altare maggiore è caratterizzato da un tempietto alla greca idealizzato, con all’interno la nicchia che ospita la statua della santa.
Chiesa della Madonna delle Piane
Si trova a Chieti Scalo nella via dei Vestini, vicino all’Università “Gabriele D’Annunzio”. Risale al XVII secolo, con un oratorio in stile moderno, posto a fianco. La chiesa ha pianta rettangolare a navata unica, con aspetto settecentesco, e portico con arcate all’entrata. Caratteristico è il campanile a torre con lo slanciato livello superiore della cella dell’orologio. Verso fine aprile si celebra nella chiesa la festa della Madonna, molto sentita dai Chietini.
Parrocchia di San Martino Vescovo
Si trova nella contrada omonima, risalente al XIX secolo, e in gran parte ristrutturata nel ‘900, con la costruzione del campanile a torre. Ha struttura molto semplice. Nel 2015 sono incominciati i lavori di costruzione di una nuova parrocchiale nella contrada, sempre dedicata a San Martino, per questioni di spazio e aumento dei fedeli.
Tempietto di Santa Maria del Tricalle
È una delle più antiche, sorge sulla medievale Santa Maria del Tricaglio (o della Tricaglia), costruita a sua volta su un edificio più antico a pianta ottagonale; alcuni studiosi hanno ipotizzato che si tratti di un tempio dedicato a Diana Trivia e posto su una diramazione della via Claudia Valeria. La chiesa è stata restaurata nel XIX secolo, e negli anni ’60 inglobata nel moderno quartiere Tricalle, venendo gestita dalla vicina parrocchia di San Francesco Caracciolo. Ha pianta ottagonale, originalmente circolare, con la cupola modificata rispetto all’originale semisferica, venendo leggermente schiacciata. Le tracce del portico che precedeva il portale a sesto acuto sono state eliminate. L’interno è in stucco bianco, con alcuni disegni di Francesco Paolo Michetti in affresco.
Chiesa di Santa Maria de Cryptis
È una chiesa del 1568, dallo stile tardo barocco, e si trova presso località Villa Obletter. Ha un caratteristico campanile con cuspide a “cipolla”, ha impianto rettangolare a capanna, con l’abside semicircolare, ornato da vetrate che mostrano scene dei prodigi divini. Fu per due secoli la cappella della famiglia Toppi e di altre locali, poiché ha una cripta con i sepolcri dei vari membri succedutisi dal Cinquecento all’Ottocento.
Chiesa di Santa Maria degli Angeli
Si tratta di una moderna ricostruzione della vecchia chiesa settecentesca a navata unica. L’aspetto attuale troneggia su Piazza Venturi, e ricalca lo stile delle chiese romaniche abruzzesi con impianto rettangolare, con facciata sormontata da un tiburio ottagonale che funge da campanile.
Chiesa di San Fele
Situata sull’omonima via, è un piccolo luogo di culto del XVIII secolo.

Pittura e scultura

Sul campo dell’arte furono operativi Costantino Barbella e Francesco Paolo Michetti. Il primo realizzò varie piccole opere in terracotta e bronzo, molte delle quali oggi conservate nel Museo Barbella della città; mentre Michetti si occupò dell’affrescatura della sala del Consiglio nell’attuale palazzo della Provincia. Nel Palazzo de Mayo è inoltre ospitata una collezione di bozzetti Michettiani, tra cui La figlia di Iorio.

Chieti. (9 ottobre 2018). Wikipedia, L’enciclopedia libera. Tratto il 14 ottobre 2018, 17:22 da //it.wikipedia.org/w/index.php?title=Chieti&oldid=100210084.

Dettagli

Inizio:
lunedì 1 gennaio 2018
Fine:
giovedì 31 dicembre 2020
Categoria Evento:
Tag Evento:
, , , , ,

Luogo

VARIE SEDI – CHIETI
Chieti, 66100 Italia + Google Maps