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Corsari nel Nostro Mare

sabato 5 luglio 2014 - domenica 7 settembre 2014

Quella dei corsari è una delle tante storie che racconta il nostro mare, inteso come mare nostrum Mediterraneo, ma anche come il “più nostro” Adriatico, sino alle coste di Romagna, le cui spiagge sono ora per noi un luogo sicuro e familiare per eccellenza, ma dove tra le ultime incursioni di corsari e i primi stabilimenti balneari vi furono solo due decenni, tra 1820 e 1840.
Anche il Mediterraneo ebbe infatti i suoi corsari, meno famosi ma certo non meno interessanti dei loro “colleghi” dei Caraibi; essi furono una presenza costante e pericolosa soprattutto tra la fine del sec. XVI e l’inizio del XIX, nel quadro della contrapposizione, ma anche della convivenza e del reciproco interesse e curiosità, tra il mondo degli stati cristiani e quello dell’Impero Ottomano, che dopo Lepanto vedono le loro forze e insediamenti in equilibrio sulle opposte sponde del Mediterraneo.
Una “guerra inferiore”, come la definì il grande storico Fernand Braudel, che vide protagoniste le navi corsare che avevano le loro basi nelle “reggenze barbaresche” di Algeri, Tunisi, Tripoli, senza dimenticare tuttavia la miriade di piccole “fuste” e “sciabecchi” che trovavano rifugio un po’ ovunque nei tantissimi anfratti delle coste del Mediterraneo, come ad esempio, in Adriatico, a Dulcigno e Valona.
Corsari, non pirati: la differenza può sembrare poca, e sicuramente lo fu spesso anche in pratica; ma la differenza c’era, perché i corsari agivano sempre grazie alla “patente di corsa” o “lettera di marca” rilasciata da uno stato sovrano – in questo caso le potenze contrapposte degli stati cristiani e dell’Impero Ottomano – che li autorizzava a depredare navi nemiche e catturare persone come schiave.
Va detto infatti che la pratica della guerra di corsa era comune a entrambi i fronti, e dava vita ad una curiosa sarabanda di reciproche catture dov’era a volte difficile districarsi e nelle quali – come dicevano i contemporanei – “una volta o l’altra, tutto finisce in Barberìa”.
Legato strettamente alle azioni corsare era il fenomeno della schiavitù, che oltre agli equipaggi messi ai remi sulle galee, coinvolgeva anche i pescatori e le popolazioni costiere, abituate per secoli a temere l’arrivo dei “Turchi” sulle spiagge, come rivela anche la canzone che dice “all’armi all’armi la campana sona / li Turchi so’ arrivati alla marina”, e che ha dato vita ad una ricca produzione artistica e folclorica che racconta di schiavi in catene, mercanti, donne che diventavano mogli del Sultano, come nel caso reso celebre dall’Italiana in Algeri di Rossini.
La mostra al Museo della Marineria di Cesenatico intende raccontare al pubblico questa storia così ricca e affascinante attraverso immagini, carte nautiche, documenti, esplorandone in sintesi i suoi aspetti: il Mediterraneo, piazza e crocevia di popoli, merci, culture; le incursioni e il sistema difensivo costiero; i suggestivi ex voto che illustrano con vivacità scene di attacchi e inseguimenti realmente accaduti; il complesso fenomeno della schiavitù e del riscatto; e infine l’interessantissimo e ambiguo capitolo della reciproca fascinazione e attrazione che legava indissolubilmente due mondi contrapposti – quello cristiano e quello Ottomano – che però hanno sempre mantenuto aperta una fitta rete di scambi e interessi; e dove, da parte cristiana, il “farsi Turco” era a volte una condizione di sopravvivenza, ma altre volte una opportunità di riscatto economico e sociale, come mostrano le vicende di molti “rinnegati”.

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La mostra si avvale della preziosa collaborazione di tre studiosi che hanno curato alcuni aspetti specifici: lo storico navale Marco Bonino descrive le navi utilizzate nell’ambito della guerra di corsa; Marco Asta, collezionista ed esperto di carte nautiche d’epoca, ha fornito il materiale cartografico in mostra corredandolo di interessanti note; mentre l’archivista Veronica Pari ha curato per la mostra una approfondita indagine negli archivi locali alla scoperta di lettere e documenti che ci portano le voci preoccupate, dolenti o disperate dei protagonisti di questa storia.
Immagini e documenti in mostra, originali o riprodotti, sono stati resi disponibili grazie alla preziosa collaborazione di musei, biblioteche, archivi di tutta Italia.
La mostra è organizzata dal Museo della Marineria di Cesenatico con il patrocinio della AMMM – Association of Mediterranean Maritime Museums, il network dei musei marittimi Mediterranei, e dell’ISTIAEN – Istituto di Storia e Archeologia Navale, con il prezioso supporto, come per tutte le attività del Museo della Marineria, di Gesturist Cesenatico S.p.A.

Dettagli

Inizio:
sabato 5 luglio 2014
Fine:
domenica 7 settembre 2014
Categoria Evento:

Luogo

MUSEO DELLA MARINERIA DI CESENATICO
via Armellini, 18
Cesenatico, FC 47521 Italia
+ Google Maps
Telefono:
0547 79205
Sito web:
http://www.museomarineria.eu/