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Cristiano Pallara. Risorse umane

sabato 25 Gennaio 2020 - domenica 2 Febbraio 2020

Cristiano Pallara. Risorse umane

sede: InCuboAzione (Santa Maria a Colonica, Prato).
cura: Federica Gonnelli.

A 8 anni dalla sua nascita, InCuboAzione, lo studio di Federica Gonnelli, conferma la sua natura di spazio incubatore di progetti, rivelazioni, opere e responsi, aprendosi finalmente o sarebbe meglio dire incubando al suo interno, per 8 giorni il progetto inedito di un artista.

Simbiónte (/Sim·bï·ón·te/), il titolo scelto per questa rassegna, deriva da simbiosi ed è usato in biologia per indicare un organismo che vive all’interno o sulla superficie di un altro organismo vivente, che in questo caso lo ospita, stabilendo con esso un rapporto di commensalità o simbiosi mutualistica.
È proprio questo aspetto di simbiosi tra chi viene ospitato e chi ospita, che interessa sottolineare nell’ottica del progetto.

Il Simbiónte di questo secondo appuntamento è Cristiano Pallara, le cui opere dialogano con quelle di Federica presenti in studio, traendo entrambi reciproco vantaggio dall’esperienza in comune e attivando nuove possibilità di ricerca.
Un dialogo virtuoso che si allarga incontrando l’osservatore, a sua volta partecipe della simbiosi.
“Risorse Umane” che inaugurerà il 25 gennaio 2020, è innanzitutto un esperimento su come sono cambiati i metodi di comunicazione (posta/carta – email/digitale), la cui progettazione e realizzazione, data la distanza che intercorre tra le residenze dei soggetti coinvolti, è avvenuta esclusivamente attraverso questi metodi.
Il percorso artistico di Cristiano parte dalla poesia, passando negli anni novanta attraverso la mail art e approdando infine alla pittura.
Il progetto per Simbiónte si configura quindi come un ritorno a delle origini, mai completamente abbandonate, ma sempre sottintese e presenti a priori.
Alla mail art fa riferimento la prima tra le opere esposte: “Nero”.
“Nero” è un mazzo di 60 cartoline 14, 5×15 cm volutamente e ostentatamente imprecise, caratterizzate da diversi livelli rappresentativi e formali quali: disegno, collage, pittura e copy art tanto cara ai mail artist, che mira a provocare e scardinare i canoni prestabiliti dal sistema.
Ogni cartolina è parte di un grande racconto per immagini, un catalogo di scenari immaginari contemporanei, immagini incongrue ad un primo sguardo, apparentemente familiari, ma che ad una osservazione prolungata si rivelano dotate di molteplici piani di lettura, immagini composite per illustrare la complessità del quotidiano e della visione stessa della realtà.
Ogni cartolina fa riferimento a temi che ci coinvolgono individualmente e/o collettivamente, tematiche colte e popolari che spaziano dall’etica alla religione, dalla storia dell’arte alla letteratura, sollecitandone l’analisi e quindi accompagnandoci in una riflessione a largo raggio volta a sviluppare un pensiero laterale.
“Nero” si ispira a “Oblique Strategies, Over One Hundred Worthwhile Dilemmas” (Strategie Oblique, Oltre cento dilemmi utili), un mazzo di carte contenute in una piccola scatola nera, create nel 1975 dal musicista Brian Eno e dall’artista Peter Schmidt.
Le carte, nere su un lato bianche sull’altro, propongono oscuri e criptici aforismi, sollecitazioni, spunti, suggerimenti astratti, volti a favorire appunto il pensiero laterale, l’immaginazione e di conseguenza il pensiero creativo.
Strana patologia quella che affligge gli artisti, come se l’arte fosse una malattia che manifesta i propri sintomi e che esige di essere riconosciuta, non per essere guarita ma, per assurdo, peggiorare.
Ed è proprio in “InCuboAzione”, che da sempre attraverso le opere, al momento giusto, si manifestano i primi sintomi.
“Incubazióne”, infatti, nella storia delle religioni, sta a significare l’uso di dormire in un santuario in attesa di ricevere, nel sogno, rivelazioni divine o pensieri laterali, di nuovo.
Ciò che Eno e Schmidt scrivono a proposito di Strategie Oblique si adatta perfettamente anche a “Nero”: “Queste carte si sono sviluppate a partire dall’osservazione dei principi che regolano le nostre creazioni.
Talvolta esse furono riconosciute retrospettivamente (venendo così a coincidere intelletto e intuizione), talvolta scaturirono dall’azione, altre volte ancora si trattò di semplici formule.
Le si potrebbe impiegare come un tutto (una serie di possibilità costantemente riportate alla memoria) o isolatamente, estraendo una carta del gioco, mescolato il mazzo, ogni qualvolta si presentasse un dilemma nel corso di una precisa situazione.
In tal caso ci si rimette alla carta anche se non ne sia chiara l’applicazione.
Le carte non danno responsi definitivi, nel senso che nuove idee si presenteranno spontaneamente, altre diverranno via via evidenti”.
In particolare è la commistione perfetta tra intelletto e intuizione, razionale e irrazionale, volontà e casualità che contraddistinguono tutta l’opera di Cristiano, nella quale il disegno lascia spazio alla pennellata libera, nella quale il colore del fondo emerge tra le gradazioni di bianchi/grigi/neri, nella quale i confini tra originale e copia, realtà e illusione, gioco e impegno si fanno labilissimi.
L’opera “Nero”, come il sistema delle strategie oblique ci tempra nell’inevitabile confronto con la realtà, con l’àlea quotidiana, con il rischio.
Così come nella musica d’avanguardia, l’àlea, il criterio compositivo nel quale trova spazio un ampio margine di casualità o che lascia un certo grado di libertà all’esecutore, in “Nero” viene lasciata all’incertezza e a noi osservatori piena libertà.
“Nero” è una composizione di esercizi di vita nella cui esecuzione Cristiano si riconosce ed identifica a tal punto da definire l’opera stessa come una autobiografia.
Come un abile prestidigitatore o illusionista, Cristiano si allena costantemente per affinare sempre più la destrezza delle sue mani e le sue capacità mentali, mescola le carte, seleziona immagini che vediamo, che scegliamo, condotti attraverso il suo sguardo e infine Cristiano manipola e altera la realtà e questa abilità non è altro che, nuovamente, il pensiero laterale.

L’arte come l’illusionismo favoriscono il pensiero laterale.
L’arte come l’illusionismo sono una forma di spettacolo, di intrattenimento dove l’artista o illusionista, crea effetti apparentemente irreali usando trucchi che possono essere fisici o psicologici, dove il trucco sta nelle abilità mentali e nelle mani dell’artista.
E cos’è l’illusionismo se non l’arte del dubbio e viceversa? E cos’è l’arte se non la prestigitazione di mostrare la realtà per quel che veramente è attraverso una visione altra, illusoria? L’arte è illusione del dubbio.
In quanto osservatori cosa ci rimane alla fine di ogni illusionismo o di esperienza artistica, se non un il dubbio circa cosa abbiamo assistito o vissuto?
Con “Nero”, Cristiano chiude la trilogia del dubbio, esponendo in mostra il trittico “Una figlia devota” e la grande carta “Il dubbio”, unitamente ad alcune piccole tele della serie “AvrupA”, ma se dovessero venirvi dei dubbi, non esitate a fare domande.

Cristiano Pallara nasce a Lecce nel 1976 dove si diploma al Liceo Artistico Statale e frequenta la Scuola di Pittura dell’Accademia di Belle Arti. Vive e lavora tra Lecce, Palagiano (TA) e Istanbul. Artista visivo, curatore occasionale e giocattolaio seriamente ironico. Finalista al Premio Celeste 2008 e al Premio Combat 2012, già presente con la Galleria Paolo Erbetta di Foggia alle più importanti fiere di arte contemporanea. Dal 2013 al 2015 è stato direttore artistico di “ThULab | Spazio per le Arti Visive”. Dal 2015 insieme a Z. N. S. project e Riva Arte Contemporanea è promotore del progetto “2° Piano” dove apre la sua casa/studio all’accoglienza, ospitando giovani Artisti. Ha collaborato con le riviste: Stalker (Lecce); Krill (Lecce); Open Forum (Atene); Count Down (Milano); Libero Cantiere (Bologna, Lecce).

Inaugurazione sabato 25 gennaio 2020 dalle ore 17

Dettagli

Inizio:
sabato 25 Gennaio 2020
Fine:
domenica 2 Febbraio 2020
Categoria Evento:
Tag Evento:
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Luogo

INCUBOAZIONE
via delle Fonti 480
Santa Maria a Colonica, Prato 59100 Italia
+ Google Maps
Sito web:
www.federicagonnelli.it