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Dolce è la guerra per chi non l’ha vissuta – Mostra collettiva

sabato 16 Luglio 2022 - domenica 25 Settembre 2022

Dolce è la guerra per chi non l'ha vissuta - Mostra collettiva

sede: Fondazione MACC (Calasetta, Sud Sardegna).
cura: Efisio Carbone.

“Dulce bellum inexpertis. Dolce è la guerra per chi non l’ha vissuta” è una mostra collettiva che accoglie i lavori di artisti che si sono distinti nella scena internazionale per la loro ricerca incentrata su istanze politiche e sociali.
In esposziione i lavori di Filippo Berta, Zehra Dog?an, Regina José Galindo, Edson Luli e Santiago Sierra, in un dialogo con le opere provenienti dalla Collezione Alpegiani di Torino.

La guerra può essere giusta? La violenza può essere giustificata? Erasmo da Rotterdam commenta il motto di Vegezio “Dulce bellum inexpertis” stabilendo nei suoi Adagia che la guerra giusta semplicemente non esiste e che il fine vero dietro ogni conflitto è il guadagno, o meglio la spoliazione e il degrado dei beni altrui. Il pensiero di Erasmo sembra rifiorire nelle riflessioni di Aimé Césaire, in particolare nel suo Discorso sul colonialismo 1950-55, secondo il quale, dietro l’idea ipocrita di esportare una falsa civilizzazione, l’Occidente stende la sua ombra oscura, lasciando società svuotate della propria essenza, culture e religioni calpestate, istituzioni messe a repentaglio, terre confiscate, splendori artistici annientati e straordinarie opportunità soppresse. Il recente conflitto russo-ucraino, ha riportato le atrocità della guerra in Europa, segnando un nuovo choc dopo la Seconda Guerra Mondiale e l’esperienza novecentesca dei totalitarismi. Gli artisti invitati in mostra raccontano, ciascuno con la propria poetica, l’impegno su temi comuni, su conflitti che attraversano territori, popoli, comunità. Ogni autore offre la propria esperienza e i propri interrogativi senza fornire risposte assolute, ma piuttosto riflessioni condivise, auspicando un senso critico che travalichi i confini e rigeneri appartenenza.

Con i video Homo Homini Lupus (2011) e Gente Comune (2021), Filippo Berta punta l’attenzione sulle tensioni sociali causate dal rapporto tra gli individui, la società e la natura, attraverso l’esaltazione dei dettagli che mettono in luce l’archetipo conflittuale di questa condizione dialettica; mentre i dipinti di Zehra Dog?an ci mostrano una femminilità “armata”, in difesa delle libertà politiche e di espressione. L’esposizione prosegue con una serie di fotografie e video di Regina José Galindo, le cui opere esplorano le implicazioni etiche dell’ingiustizia sociale, della discriminazione di sesso e di razza, e di tutti gli abusi causati da relazioni inique e dominate dal potere nella società contemporanea. L’installazione Life-Death (2021) di Edson Luli ci mette davanti a una delle tante contraddizioni del nostro presente: attraverso un linguaggio concettuale, dove vita e morte convivono illuminate al neon, giace sul pavimento un cumulo di carbone che ancora oggi rappresenta la vita e la morte del nostro sistema ecologico ed economico. Infine Santiago Serra, con la serie fotografica Burial of Ten Workers (2010) e la scultura NO, Global tour (2009), ci svela le reti perverse di potere che provocano lo sfruttamento e l’alienazione dei lavoratori, l’ingiusta distribuzione della ricchezza generata dal capitalismo sfrenato e le discriminazioni razziali, in un mondo segnato da flussi migratori unidirezionali validi per tutti i continenti, da sud a nord. Mentre tra gli artisti della Collezione Alpegiani, Rosanna Rossi riversa il tema della guerra nei drammatici Guanti Gialli e nei Camouflage, serie iniziata nei primi anni ’90 con la guerra nell’ex Jugoslavia, che risvegliò in lei i traumi della Seconda Guerra Mondiale,

Eva Fischer, autrice ebrea sfuggita al genocidio, dedicò parte delle sue opere, per molto tempo tenute segrete, al tema della Shoah. Le scarpe sono per Eva struggenti ritratti di persone il cui cammino è stato interrotto con inusitata violenza. Lo stesso storico conflitto visse anche Maria Lai, allora giovane studentessa all’Accademia di Belle Arti di Venezia nella classe di Arturo Martini; le sue Rose del 2007, destinate a non sfiorire mai, sbocciano sul pensiero universale gramsciano: “Il mondo è grande e terribile e complicato. Ogni azione lanciata sulla sua complessità sveglia echi inaspettati” (Antonio Gramsci, 1917). Sempre a Gramsci s’ispira l’importante lavoro di Tonel, costruito per costellazioni di materiali, mentre l’essenziale opera scultorea di Kaszàs Tamàs esprime un messaggio politico potente. Chiudono la mostra le drammatiche Parche di Carol Rama, emblema di sofferenza, disagio, abbandono; le matrici, del 1947, descrivono profonde solitudini riportando il baratro dentro l’essenza più profonda dell’individuo.

Inaugurazione
sabato 16 luglio 2022, ore 19.00

Immagine in evidenza
Regina Jose´ Galindo, Die Feier, 2019, lambda print on dibond, 90 x 135 cm (part.)

Dettagli

Inizio:
sabato 16 Luglio 2022
Fine:
domenica 25 Settembre 2022
Categoria Evento:
Tag Evento:
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Luogo

FONDAZIONE MACC
Via Savoia 2
Calasetta, Sud Sardegna 09011 Italia
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Phone
0781 887219
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