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Donatella Lombardo. Partiture mute – Note a margine

martedì 21 Gennaio 2020 - domenica 23 Febbraio 2020

Donatella Lombardo. Partiture mute - Note a margine

sede: Museo internazionale e biblioteca della musica (Bologna).
cura: Uliana Zanetti.

Con le “note a margine” presentate in questa mostra Donatella Lombardo propone, grazie alla presenza di opere inedite concepite appositamente per gli spazi del Museo Internazionale della Musica di Bologna, un’ulteriore elaborazione del ciclo intitolato Partiture mute, organicamente esposto per la prima volta nella personale Remediation, Digital memory under deconstruction alla Galleria Spazio Testoni di Bologna nel 2016.

Si tratta di riproduzioni su tela di partiture musicali, tese su piccole strutture convesse sulle quali l’artista sovrappone leggere trame di fili colorati avvolti su spilli e fuselli.
Questi lavori sono il risultato di un’indagine compiuta ai margini della storiografia musicale per riscoprire le opere di compositrici poco conosciute, quando non dimenticate, vissute fra il XII e il XX secolo ed eseguite assai raramente.
HiIdegard von Bingen, MaddaIena CasuIana, Francesca Caccini, Barbara Strozzi, IsabeIIa Leonarda, EIisabeth Jacquet de La Guerre, Fanny Hensel, Anna Bon, fra le altre, si sono impadronite di un linguaggio da cui in quanto donne erano sostanzialmente escluse, sfidando con determinazione le censure di un tabù originario, molto più potente della loro riconosciuta abilità nel conformarsi, con eccellenti risultati, alle culture musicali dei tempi ai quali sono appartenute.

Voci fuori dal coro anche se perfettamente intonate, autrici di note rimaste, appunto, al margine degli studi e tuttora poco ascoltate, tanto da essere ancora, per lo più, in cerca di esecuzione.
Donatella Lombardo interviene, quindi, non solo per invocare un doveroso risarcimento storico dei loro testi musicali, ma anche per interrogarci sulla loro interpretazione e sul significato del loro recupero.
Il mutismo a lungo imposto a queste partiture non cancella fortunatamente l’esistenza dei suoni immaginati, sopravvissuti nella notazione, traccia scritta e documentata di una sensibilità e capacità creativa che, nonostante tutto, è riuscita a dare una compiuta e duratura testimonianza di sé.
Eppure gran parte di questa musica resta priva di una tradizione esecutiva, di interpreti accreditati e, soprattutto, di un pubblico che la attende.
è questo a spingere Lombardo a tentare quello che a tutti gli effetti è un esperimento di traduzione visiva di queste musiche, per riconsegnarne in chiave spaziale ritmi, cromie, intensità.

In questa esecuzione anomala, affidata agli strumenti artigianali del ricamo anziché a quelli musicali, emerge un’alterità sapiente quanto disconosciuta, capace di affermarsi con discrezione nelle stanze espositive del Museo della Musica come un puntuale contrappunto storico.
Lombardo prende le mosse da questo dato di partenza, perché queste scritture sono, oltre che creazioni sonore originali, anche manifestazioni di una non scontata libertà intellettuale e inventiva che può emergere ai confini dei discorsi dominanti, trasgredendone i limiti e consentendo affermazioni differenti.

Per Lombardo l’associazione di queste partiture con il ricamo e la tessitura è l’esito quasi naturale di una ricerca artistica che, fin dai suoi esordi, si è sviluppata prevalentemente attraverso pratiche tessili, ma in questi suoi lavori è presente un altrettanto consolidato interesse per l’evoluzione dei codici linguistici, per i mezzi e i supporti materiali di cui si avvalgono e per il loro impatto sociale nell’organizzazione dei rapporti di dominio.
Dalla musica, dall’artigianato, dalle arti visive, dalla cultura digitale Lombardo estrae saperi e strumenti per esplorare possibilità di innesti e combinazioni, fino a proporre, in questo caso, una notazione personale in cui immagine artistica e composizione musicale coincidono perfettamente.
Se la sovrimpressione di fili e spilli alle partiture, orientate talvolta anche in senso contrario a quello di lettura, scompiglia il canone originario, corrispondendo diversamente a un medesimo lessico (composizione, contrappunto, ritmo, colore, fuga, enfasi, andamento, ordine… ), la notazione totalmente autonoma proposta da Lombardo nei cicli delle Astrazioni geometriche e delle Neumatiche tattili – opere realizzate appositamente per la mostra – si emancipa da ogni vincolo convenzionale, mettendo in sequenza una serie di suggestioni visive la cui eventuale interpretazione sonora non può che essere completamente soggettiva.

Combinazioni formali di indiscutibile eleganza, le Astrazioni geometriche non solo richiamano la tradizionale associazione della musica con le scienze matematiche, ma ne ristrutturano la logica scrittoria mescolando e reinventando la primitiva notazione quadrata e la successiva notazione tonda.
Uguale attenzione è prestata all’elaborazione del supporto come elemento di costruzione spaziale, qui costituito da incorniciature parziali, la cui funzione è sottolineare, agendo come contrappesi ed enfatizzazioni, l’andamento di lettura interno ed esterno delle opere appese alla parete.
Il ricamo diventa strumento di modellazione micro-architettonica di pieni e vuoti, cassa di risonanza delle tessiture armoniche e cromatiche che vibrano lungo direttrici lineari.
Della scrittura musicale è trattenuta quasi soltanto la funzione di codificare il ritmo di un plurivoco canovaccio emozionale, mentre ne viene totalmente contraddetta la finalità di prescrivere strumenti e gestualità determinati.
Al corpo, finalmente, alla facoltà di autodeterminarci scegliendo quanto aderire a uno schema e quanto distaccarcene, allude anche la partizione spaziale che le opere appese disegnano come una vera e propria notazione ambientale.
La particolare curvatura del supporto fa apparire le Partiture mute come estrusioni gravide di un assertivo dinamismo, mentre le Astrazioni geometriche ne costituiscono il controbilanciamento, ugualmente regolato sul doppio binario della ritmica e della proporzione.

L’intera mostra diventa così un suggerimento di posture e movimenti, che possiamo orientare liberamente e dei quali l’artista ci invita a divenire coscienti, alludendo, infine, anche a una possibilità di contatto letteralmente epidermico con le fascinose superfici delle Neumatiche tattili, in cui si condensa questo meditato percorso di ricerca.
Dare una forma personale all’attenzione, alla percezione, all’emozione, al movimento, alla voce, al tocco, alla parola è una possibilità che, almeno virtualmente, appartiene a ciascuna e ciascuno di noi, sollecitata da queste opere grazie allo stesso carattere allografico – secondo la nozione di Nelson Goodman – delle arti musicali qui chiamate in causa, la cui esistenza si declina in due stadi diversi e collegati: quello ideativo e astratto della notazione originaria, fissata una volta per tutte, e quello concreto dell’esecuzione, passibile di interpretazioni, arrangiamenti, ascolti differenti e soggettivi.
Anche da questo possiamo cogliere l’esortazione a riconoscere e ad accettare la nostra e le altrui diversità, a superare il pregiudizio e a contrastare la discriminazione verso chi, per le più svariate ragioni, si trova ad essere “fuori dal canone”.
Uliana Zanetti

Inaugurazione: martedì 21 gennaio 2020 ore 18:30

Dettagli

Inizio:
martedì 21 Gennaio 2020
Fine:
domenica 23 Febbraio 2020
Categoria Evento:
Tag Evento:
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Luogo

MUSEO INTERNAZIONALE E BIBLIOTECA DELLA MUSICA
Strada Maggiore, 34
Bologna, 40125 Italia
+ Google Maps
Sito web:
www.museibologna.it/musica