Caricamento Eventi

« Tutti gli Eventi

Eco e Narciso. Ritratto e autoritratto nelle collezioni del MAXXI e delle Gallerie Nazionali Barberini Corsini

venerdì 18 maggio 2018 - domenica 28 ottobre 2018

Eco e Narciso. Ritratto e autoritratto nelle collezioni del MAXXI e delle Gallerie Nazionali Barberini Corsini

sede: Gallerie Nazionali di Arte Antica – Palazzo Barberini (Roma).
cura: Flaminia Gennari Santori, Bartolomeo Pietromarchi.

Undici sale aperte al pubblico per la prima volta e restituite alla città. Una grande mostra che unisce arte antica e arte contemporanea, con 37 opere di 25 artisti dalle collezioni delle Gallerie Nazionali Barberini Corsini e del MAXXI Museo nazionale delle arti del XXI secolo, in dialogo sul tema del ritratto e dell’autoritratto, da Caravaggio a Giulio Paolini, da Raffaello a Richard Serra, da Bernini a Yan Pei Ming e molti altri.
Il 18 maggio 2018 si conclude una storia cominciata nel 1949, quando lo Stato italiano acquistò Palazzo Barberini per farne la sede della Galleria Nazionale di Arte Antica. Il palazzo era a quel tempo in parte occupato dal Circolo Ufficiali delle Forze Armate e oggi, dopo circa settant’anni, giunge al termine la tortuosa vicenda che ha condizionato lo sviluppo del museo fondato nel 1895 come pinacoteca nazionale.

Per celebrare questo evento, le nuove sale aperte al pubblico, oltre al Salone Pietro da Cortona, ospiteranno Eco e Narciso, la mostra prodotta dalle Gallerie Nazionali in collaborazione con il MAXXI, curata da Flaminia Gennari Santori, Direttore delle Gallerie Nazionali di Arte Antica, e Bartolomeo Pietromarchi, Direttore del MAXXI Arte: un percorso che si snoda fra arte antica e arte contemporanea con opere provenienti dalle collezioni dei due musei nazionali.

Il titolo della mostra Eco e Narciso fa riferimento al mito raccontato nelle Metamorfosi di Ovidio: la ninfa Eco si consuma d’amore per Narciso che la respinge e che morirà annegato, punito dagli Dei, nel tentativo di catturare la propria immagine di cui si era perdutamente innamorato.
La mostra evoca la figura dell’artista, allo stesso tempo Narciso ed Eco, condannato a inseguire un’immagine, un riflesso, un’illusione, metafora che ben si evince nella tematica del ritratto e autoritratto, declinata nelle sue innumerevoli sfumature: dal potere all’erotismo, dall’intimo all’esotico, dalla temporalità alla spiritualità, dal concettuale al grottesco.

A Palazzo Barberini 21 capolavori di Marco Benefial, Gianlorenzo Bernini, Bronzino, Caravaggio, Rosalba Carriera, Pietro da Cortona, Piero di Cosimo, Luca Giordano, Hans Holbein, Benedetto Luti, Raffaello, Guido Reni e Pierre Subleyras appartenenti alla collezione delle Gallerie Nazionali dialogano con 17 opere contemporanee di Stefano Arienti, Monica Bonvicini, Maria Lai, Shirin Neshat, Luigi Ontani, Giulio Paolini, Yan Pei-Ming, Markus Schinwald, Richard Serra, Yinka Shonibare MBE, Kiki Smith, provenienti dal MAXXI o da prestiti, con 3 opere realizzate per l’occasione (Bonvicini, Paolini, Shonibare) di cui due, Bent and Fused di Bonvicini e The Invisible Man di Shonibare, entreranno a far parte della collezione del MAXXI.

Il confronto prosegue anche al MAXXI, dove vengono esposti La Velata, scultura settecentesca di Antonio Corradini, insieme a VB74 di Vanessa Beecroft, immagine della performance realizzata al MAXXI nel 2014, per la prima volta visibile al pubblico.

Il percorso della mostra a Palazzo Barberini muove dal Salone Pietro da Cortona, dove il grandioso affresco del Trionfo della Divina Provvidenza, che celebra in tutta la sua magnificenza la famiglia Barberini, incontra le 24 fotografie de Le Ore di Luigi Ontani, artista che, nel corso della sua carriera, ha fatto della rappresentazione di sé il mezzo espressivo per eccellenza.
Si procede nel Salone Ovale, dove campeggia il Narciso di Caravaggio (o, secondo alcuni studiosi, di Spadarino – quesito attributivo che rende ancora più interessante questo dipinto) raffigurante il bellissimo giovane perso nella sua immagine specchiata, opera guida della mostra. Alla solida oscurità che invade la tela, si oppone Eco nel vuoto, l’opera site specific di Giulio Paolini che, del mito, sottolinea l’aspetto dell’assenza e della solitudine.
L’attigua Sala dei Paesaggi, pastiche ottocentesco che rappresenta vedute dei possedimenti Barberini, è occupata da Bisbigli, Il viaggiatore astrale e Terra, opere di Maria Lai scelte per la loro dimensione autobiografica, ma anche direttamente correlate all’idea di paesaggio quale elemento capace di costruire un’identità.
La Sala delle Cineserie, o Stanza Giapponese, con decorazioni à la Japonaise di metà Ottocento, ospita i dipinti di Markus Schinwald, untitled (extensions) #X e Luis, a confronto con il Ritratto di filosofo (o Cratete) di Luca Giordano. Il tema affrontato è quello della deformazione e della distorsione in relazione al contrasto tra etica ed estetica.
Nel cosiddetto Appartamento d’estate, in origine composto dalla stanza da letto estiva e dalla sala delle udienze del Cardinale, si contrappongono ai ritratti astratti di Michel Butor e Hermann Melville, due degli scrittori preferiti dell’artista Richard Serra, il ritratto di Enrico VIII, di Hans Holbein, e Stefano IV Colonna di Agnolo Bronzino. Mentre i ritratti celebrativi di metà Cinquecento sottolineano attraverso dettagliati e chiari attributi l’identità del soggetto, nei ritratti di Serra prevale l’astrazione e la matericità e i personaggi appaiono come grandi cerchi neri che emergono dalla superficie.
La grande Sala del Trono, decorata con le monumentali tele di Giovanni Francesco Romanelli e di Cecco Napoletano, è destinata all’opera di Shirin Neshat, artista che ha sempre posto al centro della sua ricerca l’emancipazione femminile, soprattutto in relazione alla cultura musulmana. In mostra il video Illusions & Mirrors, dove una donna insegue i suoi fantasmi tra uomini che fuggono e familiari che appaiono; nella Cappella della sala, il famoso ritratto di Beatrice Cenci attribuito a Guido Reni, emblema storico della ribellione femminile.
Nelle sale successive, individuate convenzionalmente con l’Appartamento d’inverno del Cardinale, si trova un ambiente conviviale antesignano del salotto, dove sono state collocate l’opera di Kiki Smith, anche lei molto impegnata sulle questioni femministe, Large Dessert, 5 pastelli di Rosalba Carriera e 5 di Benedetto Luti, tutti a rappresentare la donna, sublimata come figura elegante e delicata. Mentre la Smith lo fa con una visione critica e problematica, i piccoli ritratti settecenteschi hanno un sapore allo stesso tempo etereo e sofisticato, ma incisivo e puntuale nell’introspezione psicologica.
A seguire il bellissimo Nudo femminile di schiena di Pierre Subleyras – uno dei primi dipinti di una donna nuda ritratta dal vivo che non sia rappresentata come una dea o un’allegoria, ma semplicemente come se stessa – è accostato a SBQR, netnude, gayscape, orsiitaliani, etc… , i ritratti che Stefano Arienti ha dedicato a coppie gay reperite su internet, per lo più di una certa età, colti in posizioni molto intime. Entrambi i lavori giocano sul tema del voyeurismo, in cui lo spettatore viene messo dall’artista nella condizione di osservare di nascosto un’immagine solo apparentemente rubata.
Molto particolare è l’incontro / scontro fra due culture nella contrapposizione del settecentesco ritratto di gruppo della Famiglia del Missionario di Marco Benefial e The Invisible Man, l’opera realizzata per l’occasione da Yinka Shonibare MBE. A distanza di secoli, entrambi rappresentano il diverso, l’esotico in modi diametralmente opposti: mentre l’artista italiano punta sul messaggio missionario con alcune declinazioni esotiche nelle decorazioni, l’artista anglo-nigeriano riflette sul tema del post-colonialismo nel mondo globalizzato.
Nella camera da letto d’inverno e in quella successiva, saranno in mostra una alle spalle dell’altra La Maddalena di Piero di Cosimo e La Fornarina di Raffaello, ritratti uno di una santa e l’altro di un’amante, densi di molteplici significati, celati dietro una serie di attributi. Le opere di questa sala, come Bent and Fused di Monica Bonvicini, esprimono la presa di potere, sia intellettuale che sociale, della donna, ovvero la piena consapevolezza di sé e la propria autodeterminazione.
La mostra si chiude nella Sala dei Marmi, nota nel Seicento come “Camerone delle Commedie o “del Camino. ” Era il primo ambiente dell’appartamento del Cardinale al quale si accedeva direttamente sia dall’atrio sulla scala di Borromini che dal Salone di Pietro da Cortona. Qui il busto di Urbano VIII, al secolo Maffeo Barberini, opera di Gian Lorenzo Bernini, è fiancheggiato dai monumentali ritratti di Giovanni Paolo II, Pape e Mao di Yan Pei-Ming. Entrambi gli artisti a distanza di secoli interpretano il tema del ritratto ufficiale, della persona potente, il primo rendendolo “vivo” attraverso la capacità straordinaria di suggerire il movimento e la vibrazione nella pietra, e il secondo con il gigantismo, utilizzando tele di 3 metri per 3.

Molte saranno le iniziative che accompagneranno la mostra, dalle conferenze, alle visite guidate, ai laboratori.
La mostra è accompagnata da un catalogo, in uscita a giugno, edito da Electa, con una conversazione tra Flaminia Gennari Santori e Bartolomeo Pietromarchi, schede illustrate delle opere di Michele Di Monte ed Eleonora Farina e con fotografie di allestimento di Agostino Osio.
Dopo la chiusura di Eco e Narciso, le nuove sale saranno integrate nel percorso di visita delle Gallerie e allestite con opere del Sei – Settecento delle collezioni, in parte esposte già al secondo piano, compresi i dipinti della donazione Lemme.

Ufficio Stampa Barberini Corsini Gallerie Nazionali: Maria Bonmassar