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Erin Shirreff – Mostra Personale

venerdì 2 febbraio 2018 - domenica 4 marzo 2018

Erin Shirreff - Mostra Personale

sede: Palazzo De’ Toschi – Salone Banca di Bologna (Bologna).
cura: Simone Menegoi.

Composta interamente di opere inedite e realizzate per l’occasione, la mostra, a cura di Simone Menegoi, offre al pubblico italiano l’opportunità di apprezzare per la prima volta su larga scala il lavoro di un’artista che, a poco più di quarant’anni, è già entrata a far parte delle collezioni permanenti di istituzioni internazionali come il Centre Georges Pompidou (Parigi), il Metropolitan Museum of Art (New York) e il Guggenheim Museum (New York).

La mostra è composta di due parti: un video, proiettato in dimensioni cinematografiche (5 x 8 m. circa) e una serie di sculture. Il video, che alterna sequenze filmate e di animazione, si incardina su una forma circolare che muta lentamente nel corso di quasi un’ora; la sua origine emotiva e concettuale è legata alla visione, da parte dell’artista, dell’eclisse totale di Sole del 21 agosto 2017. Le sculture, che combinano materiali duraturi ed effimeri, sono presentate in un allestimento che suggerisce modelli in scala ridotta e paesaggi.

Formatasi come scultrice, Shirreff crea video, fotografie e infine sculture, realizzate con materiali disparati: ceneri compresse, gesso, carta, ferro laminato a caldo. Il tema di fondo del suo lavoro è il modo in cui facciamo esperienza di un oggetto nello spazio e nel tempo, soprattutto in un’epoca in cui la sua percezione è quasi sempre mediata (e costantemente influenzata) dall’immagine, fissa o in movimento. Molte delle creazioni tridimensionali dell’artista sono realizzate in studio solo per fotografarle o filmarle: lo spettatore le conosce unicamente attraverso l’immagine, restando incerto sulla loro scala, sui materiali di cui sono fatte, sulla loro forma effettiva. Per converso, le sculture che Shirreff espone fisicamente sono spesso, più che opere a tutto tondo, “una serie di parti frontali congiunte, prive di retro”, come si è espressa una volta l’artista parlando delle sue sculture di cenere, aggiungendo che “funzionano più come fotografie che come sculture”. Maestri della scultura moderna come Medardo Rosso e Costantin Brancusi utilizzavano già la fotografia come un’estensione della loro pratica scultorea; Shirreff, aggiornando le loro intuizioni al nostro tempo, concepisce la scultura come un’esplorazione dello spazio che separa un oggetto dalla sua rappresentazione fotografica.

I video sono probabilmente le opere più conosciute di Shirreff. Privi di sonoro ed estremamente curati nella composizione dell’immagine, hanno una presenza a tratti prossima a quella della pittura. Il loro passo lento e riflessivo li pone in antitesi al flusso incessante e frenetico di immagini che caratterizza la nostra cultura visiva. Si basano quasi sempre su una sola inquadratura, il cui soggetto (una scultura, un’architettura, un paesaggio, un corpo celeste, per citarne alcuni) attraversa una serie di mutamenti di atmosfera, luce e colore, come se fosse visto in diverse ore del giorno o stagioni dell’anno. Quasi sempre si tratta di effetti realizzati in studio a partire da stampe fotografiche. L’artista proietta sulle stampe luci e ombre, naturali e artificiali, ri-fotografandole centinaia di volte per documentare ogni passaggio del processo; monta infine digitalmente le immagini così ottenute in un flusso continuo. Questa tecnica di animazione, singolare e ibrida, interroga profondamente il nostro rapporto con la realtà: ciò che vediamo nei video non è mai un oggetto, ma la fotografia di una fotografia dell’oggetto. L’artista non si cura di nascondere l’artificio, anzi, spesso lo mette volutamente in evidenza. Di conseguenza, l’attenzione dello spettatore continua a fluttuare da ciò che vede alle modalità della visione stessa, dal contenuto al medium che lo trasmette. Nei video più recenti (come la doppia proiezione Concrete Buildings, 2016, o il nuovo video che sarà presentato a Palazzo De’ Toschi) il gioco si fa ancora più complesso: alle sequenze di animazione si alternano senza soluzione di continuità riprese in tempo reale, creando una dialettica fra gradi di realtà e di rappresentazione, fra “originale” e “copie”, che può evocare uno dei miti fondativi della cultura occidentale: quello della Caverna di Platone.

Erin Shirreff è nata a Kelowna, Canada, nel 1975. Vive e lavora a New York. Fra le mostre personali recenti, citiamo Halves and Wholes alla Kunsthalle Basel (2016) e un’antologica di fotografie, sculture e video co-curata dall’Institute of Contemporary Art di Boston e dall’Albright-Knox Art Gallery di Buffalo (2015-16). Di recente le sue opere sono state incluse in numerose mostre collettive, fra cui: Biennale de l’image (Montreal), 2017; You are looking at something that never occurred, Zabludowicz Collection, Londra (2017); L’image volée, Fondazione Prada, Milano (2016); Photo-Poetics: An Anthology, Solomon R. Guggenheim Museum, New York (2015). Il suo lavoro è stato esposto a vario titolo in istituzioni internazionali, fra le quali ricordiamo l’Institute of Contemporary Art, Philadelphia; la Kunsthalle Helsinki; Extra City Kunsthal (Anversa); Dallas Museum of Art; Power Plant (Toronto); Fondazione François Pinault (Venezia); Contemporary Art Gallery (Vancouver); Zabludowicz Collection (Londra); Nouveau Musée National de Monaco; MoMA PS1 (New York). Shirreff è stata artista in residenza alla Chinati Foundation (Marfa, Texas) nel 2011 e all’Artpace di San Antonio (Texas) nel 2013, ed è stata premiata con il Louis Comfort Tiffany Foundation Grant. Il suo lavoro è stato acuisito, fra gli altri, dal Metropolitan Museum of Art (New York), dal Centre Georges Pompidou (Parigi), dal Solomon R. Guggenheim Museum (New York), dal Los Angeles County Museum of Art, dall’Art Gallery of Ontario (Toronto) e dalla Yale University Art Gallery (New Haven).

In coincidenza con l’apertura della mostra di Erin Shirreff sarà presentato il catalogo Peter Buggenhout. No Shades in Paradise (Buchhandlung Walther König, 2017) pubblicato in occasione della personale di Peter Buggenhout presso il Neues Museum di Norimberga. Il volume, alla cui produzione ha contribuito Banca di Bologna, documenta le esposizioni recenti dell’artista, fra cui The Blind Leading The Blind, la sua personale a Palazzo De’ Toschi del febbraio 2017. Infine, a completare l’offerta di arte contemporanea di Banca di Bologna in occasione di ArteFiera 2018, nella sede centrale della Banca (Piazza Galvani 4) sarà esposta una selezione di opere inedite di Elia Cantori (Ancona, 1984).

Dettagli

Inizio:
venerdì 2 febbraio 2018
Fine:
domenica 4 marzo 2018
Categoria Evento:
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Luogo

BANCA DI BOLOGNA – PALAZZO DE’ TOSCHI
Piazza Minghetti, 4/D
Bologna, 40124 Italia
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Ufficio Stampa
Sara Zolla