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Essere corpo – Mostra collettiva

sede: Kunsthalle West Eurocenter (Lana, Bolzano).
cura: Francesca Baboni, Stefano Taddei.
L’esposizione riguarda progetti site -specific di Michele Bubacco, Paolo Maggis e Josef Rainer, due pittori e uno scultore, tutti e tre con una poetica incentrata sulla corporeitĆ che si ritrovano a dialogare insieme.
Michele Bubacco utilizza come punto di partenza degli ingredienti provenienti da un’altra esperienza, o da un altro medium come quello fotografico o una rielaborazione di un suo vecchio lavoro pittorico o un frammento di creta che viene successivamente modificato, immagini comunque che fanno parte del suo archivio personale. Sono ingredienti che funzionano come cardini su cui si gioca l’improvvisazione pittorica che ha come sua meta la costruzione corporale e non ĆØ mai premeditata, intendendo scardinare il linguaggio in corso per trovare una via di fuga o la rimessa in gioco del soggetto. Attraverso la tecnica dell’olio, che serve da collante per tenere insieme le varie tecniche e la fotografia, il corpo diviene la meta partendo da elementi differenti, da cancellazioni, possibilitĆ narrative, intenzione ed intuizione. Il corpo può essere dunque sia punto di partenza che di arrivo, in mezzo al quale avviene un cambiamento di rotta e di direzione rispetto all’origine, una sorta di dirottamento e di modifica di un tracciato, un’isola su cui si va ad approdare ogni volta.
Il lavoro di Paolo Maggis riguarda l’installazione di opere di grandi dimensioni. La ricerca della nuova serie di opere nasce dalla riflessione sul corpo non come contenitore (Io ho un corpo) ma dal corpo come essenza dell’essere “Io sono corpo”. Come i corpi celesti, la materia porta intrinsecamente il proprio significato inscritto nella sua presenza. La corporeitĆ diviene quindi intelligenza suprema che conosce se stessa e assorbe, memorizza e sintetizza l’intero cosmo e la stessa eternitĆ , essere catalizzatore di emozioni e pensieri e coscienza stessa dell’intera umanitĆ . L’arte di Paolo Maggis si situa nell’ambito della ricerca gestuale/astratta che utilizza la realtĆ come fonte sorgiva per potersi sviluppare. Seppur proveniente da una accademia realista basata sulla fedeltĆ alla forma del soggetto, in Maggis si nota sin dagli inizi una necessitĆ espressiva che trascende, appunto, la correttezza formale, per trasportarla nel territorio dell’espressione astratta che oscilla tra introversione ed estroversione. L’opera Ć© il risultato di una lotta della materia pittorica che si libera dei limiti imposti dal soggetto. La carica fortemente espressiva, autonoma, spesso ai limiti della violenza Ć© indipendente tanto da sottrarre alla realtĆ le sue sembianze per poi ritrasmetterle secondo forme nuove. Ogni pennellata, ogni colore gioca un ruolo determinante per la costruzione dell’opera. La comunicazione avviene a livello epidermico prima ancora che concettuale. Il processo costruttivo dell’opera porta spesso il gesto ad un esito crudo che fa dell’energia, tenacia ed intenzione il punto cardine dell’espressione.
Josef Rainer mette al centro delle sue installazioni il corpo umano in tutte le sue forme e rivisitato da vari punti di vista. Talvolta la figura umana si presenta sotto forma di Minotauro, figura mitologica metĆ umana e metĆ bestia, accasciato in terra nella sua vulnerabilitĆ , oppure che si tratti di un contorno umano disegnato all’interno di vecchie stampe in cui i continenti vengono mostrati come re e regine come le stampe di Heinrich Büntgens o Sebastian Münsters. Anche nell’opera in gesso che fa riferimento al Petrus Gonsalvus, nobile spagnolo appartenente alla corte di Enrico II di Francia, noto per essere affetto da ipertricosi, il busto sembra prendere vita muovendo gli occhi. Opere dunque che parlano della bellezza anche nell’imperfezione, di un’estetica legata alla corporeitĆ anche intesa in modo differente.
- Michele Bubacco
- Josef Rainer
- Paolo Maggis


