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Gerlanda di Francia. Nostos

sabato 25 ottobre 2014 - domenica 30 novembre 2014

In un’epoca di ridefinizione dei generi, la pittura mantiene la sua centralità riuscendo, nei casi migliori, a rinnovarsi da un punto di vista iconografico, conservando quella caratteristica che le è propria, implicita al concetto di “technè”, di tirocinio artigianale visto in una dimensione di sublimazione religiosa dell’agire artistico.
Inoltre con modalità attente e riflessive, abbina a questa antica vocazione la capacità di osservare con occhio partecipe e disincantato al tempo stesso l’esistente, decontestualizzandolo dalla sua effimera contingenza materiale per dargli forma nella dimensione del simbolo.
Da quando l’arte si è calata in una nuova realtà sociale, che le ha mutato diversi connotati ponendola all’interno di un diverso e più complesso sistema relazionale, cioè dall’inizio dell’800, la pittura si è posta in due occasioni, ovviamente tra loro diverse, a salvaguardia dei suoi valori fondativi: all’esordio della rivoluzione industriale, con le correnti del Romanticismo che ne difendevano il livello auratico, e dopo il 1975, a seguito dell’ingresso nella società postindustriale e della crisi del Concettuale.
Seguo con partecipazione le vicende della pittura sin dagli esordi del mio mestiere di critico ed organizzatore culturale, quindi dal 1984.
Parallelamente ad un’attività che è nata come vocazione, a contatto con i giovani autori di quegli anni, ho registrato le mutazioni della pittura dopo l’ondata della Transavanguardia, in un clima di contaminazione multidisciplinare e di enfasi espressiva, fortemente venata da suggestioni provenienti dall’estetica metropolitana, dalla moda, dalla musica e, soprattutto, dal fumetto.
Dopo la spinta dirompente di quella fase, influenzata dalla volontà di rompere con gli schemi ideologici del passato per dare libero sfogo al proprio impeto creativo, la pittura si è sempre manifestata nel panorama dell’arte, resistendo anche all’omologazione imposta dalla società globalizzata ed assumendo un rigore improntato ad una crescente consapevolezza progettuale.
Essendo, sin dall’antichità remota, lo strumento mimetico per eccellenza, la pittura riesce a metabolizzare, con procedimento metamorfico, tutto quanto proviene dall’esterno, e sta riuscendo nell’impresa anche relativamente a strumenti come la fotografia, l’immagine digitale e, più in generale, tutto l’inesauribile armamentario di simulacri della contemporaneità.
La contemporaneità appare nuovamente come narrazione iconografica prevalente, ma sfumata in un atteggiamento evocativo di suggestioni che furono un tempo intense e nel “qui ed ora” si ripropongono come sfocate dalla consapevolezza e dal disincanto.
Gerlanda di Francia è un’autrice che, con uno stile personale e non confondibile, riassume esemplarmente gli umori della giovane generazione nei confronti della pittura, vissuta ed interpretata per narrare il contemporaneo non appiattendosi su questo, ma evocandolo con il ricorso al simbolo ed all’allegoria, coniugando la dimensione pre moderna con quella post moderna, e guardando a quel “surnaturalismo” tanto apprezzato da Baudelaire.
Gerlanda di Francia costella le sue composizioni di immagini oniriche, che gettano luce sulla complessità del reale a partire dalla creatività dell’inconscio, di cui non teme di affrontare anche gli angoli bui e tenebrosi.
Nell’uso delle tecniche è evidente la sua predilezione per una manualità consapevole, dal sapore antico.
Come sosteneva John Ruskin a supporto dello stile dei Preraffaeliti, la minuziosità e la perdita di tempo, relativa all’estrema precisione compositiva, diviene perdita del tempo, inteso come ingresso in una dimensione spirituale ed atemporale.
Lo stile della di Francia, corredato da citazioni che vanno dal Quattrocento, ad esempio Botticelli, fino al Seicento, soprattutto in merito al tema della “melanconia”, vede nella fiaba il suo riferimento prediletto.
L’importanza della fiaba nella storia della cultura è stata evidenziata, nel corso del Novecento, da eminenti studiosi di linguistica, in particolare dall’antropologo russo Vladimir Propp.
Nel suo scritto “Morfologia della fiaba”, Propp identifica 31 funzioni narrative ricorrenti, soffermandosi sui ruoli ricoperti dai personaggi e sull’intreccio.
La fiaba è una forma letteraria antica e predomoderna e ben le si addice, quindi, una funzione simbolica all’interno della stagione post moderna.
La di Francia predilige l’impiego di elementi narrativi poco consolatori, le protagoniste delle sue narrazioni spesso fronteggiano con coraggio situazioni pericolose e sgradevoli, come l’assalto dei corvi, mostrando però spirito di abnegazione, chiara metafora del comportamento quotidiano.
Il titolo di questa personale a Lamezia Terme, quindi nella terra d’origine dell’artista, i cui ricordi d’infanzia ne hanno fortemente permeato l’immaginario artistico, è “Nostos”, parola la cui etimologia proviene dal greco “ritorno”.
Nella mitologia “nostos” era la narrazione delle peripezie degli eroi omerici, il cui ritorno a casa, pur desiderato, era fonte di indecisione e disorientamento, nonché di notevoli travagli.
Questa appare una metafora efficace per riassumere la poetica di Gerlanda di Francia.
I ricordi di infanzia le sono stati prezioso ausilio per la carriera artistica in una grande città come Roma.
Tuttavia per comprendere il presente, e gettare lo sguardo, anche in tempi interdetti, verso il futuro, la lezione, esistenziale e culturale, del passato, è fondamentale.

Edoardo Di Mauro,
settembre 2014

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A cura di Togaci e Edoardo Di Mauro.

Gerlanda di Francia vive e opera a Roma.
Nasce in Calabria a Vibo Valentia cresce con la passione per l’arte e la pittura, si diploma presso l’Istituto d’Arte della città, e in seguito si trasferisce a Roma per frequentare l’Accademia di Belle Arti.
È allieva di Gino Marotta, e negli anni di Accademia apprende le più importanti tecniche di decorazione pittorica, quali l’affresco, il mosaico, il trompe l’oeil e la pittura a olio, che rimarrà il suo strumento favorito per il linguaggio della sua arte.
Predilige le tecniche classiche, olio su tavola nella pittura e penna per i disegni.
Con la tecnica classica cerca di rendere plausibili e convincenti le sue visioni improbabili, oniriche o fantastiche che la accompagnano sin dall’infanzia.

Performer live video Mapping di Hirotsugu Aisu

Dettagli

Inizio:
sabato 25 ottobre 2014
Fine:
domenica 30 novembre 2014
Categoria Evento:

Luogo

BE CAUSE
Via Enrico Toti
Lamezia Terme, 88046 Italia
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Telefono:
347 3891024