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Gianfranco Baruchello. A partire dal dolce

sede: Centre Pompidou (Parigi, Francia).
Il Centre Pompidou, in una sala dedicata nell’Espace des Collections, espone per la prima volta l’edizione integrale di “Doux comme saveur” (A partire dal dolce), un progetto multimediale di Gianfranco Baruchello, costituito da circa 24 ore di interviste condotte dallo stesso artista a filosofi, scrittori e psicoanalisti, tra i quali Noëlle Châtelet, David Cooper, Félix Guattari, Alain Jouffroy, Pierre Klossowski, Gilbert Lascault, Jean-François Lyotard, ed anche a operai immigrati, pasticceri dell’industria dolciaria, responsabili della didattica nei musei. Fu Lyotard nel 1982, nelle giornate a lui dedicate a Cerisy-La-Salle nel 1982, ad invitare Baruchello a presentare per la prima volta un estratto del film con la sua intervista.
L’opera sarà visibile in una video installazione su più schermi e accanto ad essa sarà esposto l’originale del libro in una unica copia – collage di appunti, fotografie, disegni, ritagli da materiali a stampa su quaderno – che Baruchello realizzò e distribuì, in fotocopia e sommariamente rilegato, a coloro che erano stati coinvolti.
Il libro, una operazione di montaggio di materiali appartenenti ai suoi archivi di lavoro e di note manoscritte, costituì il punto di partenza di una serie di riflessioni che si articolarono in una assoluta libertà, senza condizionamenti o parametri da rispettare, e che proprio per questo arrivarono a toccare questioni personali, appartenenti alle sfere del sogno, del rimosso, dell’inconscio. Dal “sapore dolce”, che ognuno intese in una maniera personale, la conversazione, condotta da Baruchello (alle riprese collaborò Alberto Grifi) si articolò in molteplici direzioni – filosofia, psicoanalisi, arte, industria dolciaria – fino a trattare il “dolce” attraverso il latte animale, la maternità, il corpo, la fiaba, la guerra, la politica, la morte.
Fu lo stesso Baruchello nel 1979, a descrivere così la sua operazione sul sapore dolce: “La scelta di questo film è stata influenzata dalla constatazione personale di assenza di dolce/dolcezza dalla propria vita e dal mondo circostante. Parlarne può essere stata, almeno all’inizio, un’attività non lontana dall’esorcismo. Da quel non chiaro umore iniziale, quella fame, quell’assenza, e dopo molti anni di attenzione al cibo e al rapporto sacro di questo con lo spirito, nasce dunque l’idea che il dolce sia il segno stenografico primordiale di ogni sapore derivante dall’atto di mangiare: latte materno, succo zuccherino del frutto, miele delle api, manna mandata al popolo di Dio nel deserto, ecc. Un itinerario che si complica, devia, si arricchisce dirama attraverso 150 pagine di un oggetto simile a un libro fatto di note, prospetti, disegni foto e fotocopie, ritagli non diversi nell’aspetto da altre precedenti operazioni para-letterarie, extra media da me fatte (per esempio il libro L’altra casa edito da Galilée con prefazione di Jean-François Lyotard questo stesso anno). Il libro, ma si tratta soltanto di fogli di carta sommariamente rilegati, si presta ad essere messo nelle mani di terzi cui chiedere cosa ne pensano sia del libro che, più generalmente, dell’argomento che sembra trattare. I terzi che sono poi un insieme molto difforme di filosofi, scrittori, poeti, pittori, operai, preti, bambini e forse anche, riuscendone a trovare qualcuno disposto a parlarci, uomini politici, militari, poliziotti, direttori di carcere o manicomio”.
Il film, in più parti, è dunque il risultato di un ampio progetto concepito nel 1978-1979 da Gianfranco Baruchello sul sapore dolce, negli anni della lunga azione Agricola Cornelia (1973-1981), e in particolare su come possa un sapore essere il punto di partenza di ricordi, storie, riflessioni politiche e culturali sul proprio tempo (gli immaginari, gli stereotipi culturali, i sistemi di potere), per arrivare a pensare la morte animale, la putrefazione della carne, proprio come risultati della violenza, del potere culturale e dello sfruttamento della natura.
In occasione dell’inaugurazione della mostra, venerdì 25 ottobre, alle ore 18:00, nel Cinéma du musée del Centre Pompidou, sarà proiettato Verifica incerta, film sperimentale del 1964 di Gianfranco Baruchello e Alberto Grifi, risultato della distruzione e del rimontaggio di circa 150mila metri di pellicola di 47 film degli anni Cinquanta e Sessanta (per lo più film commerciali americani), acquistati da Baruchello come rifiuti destinati al macero.
Inaugurazione
venerdì 25 ottobre 2024, ore 18.00-20.00
Immagine in evidenza
1979 – Still dal film – Jouffroy