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Helena Hladilova. Inua

sede: Ex chiesa di Ognissanti (Fermo).
cura: Matilde Galletti.
Per questa mostra Helena Hladilová ha realizzato una serie di nuove opere ispirate alla civiltà Inuit e ai manufatti presenti all’interno del Museo Polare Etnografico “Silvio Zavatti” di Fermo. Si tratta di sculture su cui si posano segni di luce neon.
Gli Inuit credevano che ogni cosa fosse viva: pietre, slitte, arpioni, il ghiaccio che scricchiolava, le onde del mare e l’aria che respiravano. Ogni oggetto, animato e inanimato, aveva un’anima, la sua ‘inuà 1. Entrando nel racconto e nell’universo fantastico degli Inuit, l’artista si è lasciata incantare dalle credenze e dalle pratiche sciamaniche, riorganizzando materiali e simboli per creare dei soggetti ibridi. Per gli Inuit alcuni oggetti erano potentissimi, potevano far attraversare le profondità marine o salvare dall’annegamento ognuno di loro. Zampe e piume di uccello – quelle del corvo, l’uccello più forte, che riesce a trovare di che sfamarsi anche in condizione estreme – spazzavano via malesseri e proteggevano dalla morte per fame. Le maschere e i teschi delle pulcinelle di mare, decorati con occhi artificiali, servivano nei rituali; gli amuleti venivano tenuti sempre con sé, dalle donne erano conservati anche tra i capelli. Tutte queste immagini sono servite a Hladilová per costruire le sculture che sono in mostra, disposte come strumenti sciamanici o presenti come spiriti dei luoghi naturali, che accompagnano l’esploratore che si lascia guidare dalla natura e ne segue i corsi e le indicazioni. Esili totem, figure ambigue e attonite come i kodama del Giappone arcaico o mascherate per confondersi con il mondo naturale, per sorprendere all’improvviso l’iniziato lungo il sentiero che si fa varco verso un mondo illusoriamente reale.
Informazioni
karussell.artecontemporanea@gmail.com