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Il Cacciatore Bianco. Memorie e rappresentazioni africane – Mostra Collettiva

giovedì 30 Marzo 2017 - sabato 3 Giugno 2017

sede: FM Centro per l’Arte Contemporanea (Milano);
cura: Marco Scotini.

La nuova e ampia rassegna curata da Marco Scotini propone un’indagine sulla decentralizzazione del modello egemonico e indiscusso della modernità artistica occidentale nell’attuale prospettiva geopolitica.
Con oltre 40 artisti e più di 120 opere, Il Cacciatore Bianco/The White Hunter presenta un percorso articolato sulle forme di rappresentazione e di ricostruzione della memoria e della contemporaneità africane, attraverso lavori provenienti dalle maggiori collezioni italiane e materiali di archivio sui contesti di presentazione critica ed espositiva, sia italiani che internazionali.
Il titolo della mostra rimanda all’opera filmica degli artisti Yervant Gianikian e Angela Ricci Lucchi, pionieri nella pratica di riscrittura della storia coloniale e delle migrazioni, e ripercorre la costruzione sociale di una presunta supremazia della “blanchité” che attraversa l’intera esperienza della modernità capitalista e si consolida con l’impresa coloniale, intrecciandosi con una vicenda tutta italiana.
Le opere di arte contemporanea sono poste in dialogo con un nucleo di opere di arte antica tradizionale, grazie ad un percorso in cui anche le pratiche collezionistiche e espositive sono oggetto di ricerca.
La sezione di opere di antica arte tradizionale trae spunto e si ricollega idealmente alla prima presentazione di oggetti d’arte africana alla Biennale di Venezia del 1922, agli albori del fascismo, proponendo un nucleo di statue e maschere, provenienti dal Mali, dalla Costa d’Avorio, dal Camerun, dal Gabon, dal Congo e dall’Angola, volto ad “evocare” quel momento storico e anche quella sensibilità estetica.
La successiva esclusione dell’arte africana dalle manifestazioni ufficiali e dal dibattito culturale italiano fanno da sfondo ad un’indagine sulla sua presenza nelle collezioni private italiane, più aperte alle sollecitazioni internazionali.
Tramite materiali archivistici e documentali, oggetti e cartografie storiche, sono rievocate le esperienze di studiosi e documentaristi che hanno dato un significativo apporto alla definizione stessa di arte africana, la sua storiografia e lo sviluppo del suo collezionismo superando la divisione antropologica tra opera d’arte e documento etnografico.
Dalle collezioni italiane emergono significative opere di artisti africani contemporanei che evidenziano la problematicità della nozione stessa di identità africana: come le parrucche di Meschac Gaba, le cui acconciature africane intrecciate prendono la forma di architetture milanesi, o gli stendardi dello stesso autore che segnalavano l’ingresso a un fantomatico Museum of Contemporary African Art che trovava collocazione nomade nelle varie città europee.
O le installazioni-archivio di Georges Adéagbo in cui questi assembla reperti, immagini, pubblicazioni che testimoniano le questioni politiche e sociali e gli stereotipi della rappresentazione dell’alterità africana.
Oppure, l’indagine di Kader Attia sulle forme di riappropriazione culturale post-coloniale, nei video dove indaga il concetto di “riparazione” fra Occidente e culture “altre”; o le grandi opere tessute di Abdoulaye Konaté che, riprendendo la tradizione culturale del Mali, esplorano questioni socio-politiche di globalizzazione, fanatismo religioso ed ecologia.
Ancora, i dipinti di Wangechi Mutu e Ouattara Watts e le fotografie di Seydou Keïta, o la questione sudafricana nelle realizzazioni di William Kentridge e David Goldblatt.
Lavori che testimoniano la ricchezza di una ricerca artistica che si esprime come pratica di riappropriazione e di resistenza alle diverse forme di esclusione, egemonia e omologazione, in linea con un discorso di affermazione nel dibattito contemporaneo testimoniata anche dalle grandi esposizioni internazionali dedicate al continente africano, le sue diaspore, l’indipendenza e le lotte per la decolonizzazione culturale e politica.

Marco Scotini, curatore della mostra e direttore artistico di FM Centro per l’Arte Contemporanea afferma in proposito che “molte delle retoriche che hanno condizionato lo sguardo sull’alterità verso le culture periferiche e le sue narrazioni, sono state ereditate dal colonialismo così come il paradigma etnografico nei regimi visivi messi in atto dalla cultura espositiva della modernità. Ne Il Cacciatore Bianco/The White Hunter gli artisti si confrontano proprio con le rappresentazioni che sono state assegnate all’Africa e in cui la sovranità dello sguardo – che ha dominato gli assetti della cultura eurocentrica – si rovesciava nel primato dell’essere guardati”.

Artisti: Georges Adéagbo, El Anatsui, Kader Attia, Sammy Baloji, Fréderic Brouly Bouabré, Edson Chagas, Nidhal Chamekh, Meschac Gaba, Pascale Marthine Tayou, Abdoulaye Konaté, Ellen Gallagher, Kendell Geers, Yervant Gianikian e Angela Ricci Lucchi, David Goldblatt, Bodys Isek Kingelez, William Kentdrige, Ibrahim Mahama, Fabio Mauri, Wangechi Mutu, Yinka Shonibare, Malick Sidibé, Kara Walker, Ouattara Watts, Lynette Yiadom-Bouakye, Cyprien Tokoudagba e altri.

Collezioni: AGI Verona Collection, Collezione Berna, Collezione Bifulco, Collezione Carini, Collezione Carmignani, Collezione Giuseppe Iannaccone, Collezione Christoph Jenny, Fondazione Ligabue, Collezione Emilio e Luisa Marinoni, Nomas Foundation, Collezione E. Righi, Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Collezione Gemma Testa, Collezione Vigorelli e altre.

La mostra Il Cacciatore Bianco/The White Hunter aderisce all’iniziativa Milano Art Week, un programma di eventi, inaugurazioni e aperture straordinarie nei musei e nelle istituzioni pubbliche e private milanesi in occasione di miart – Fiera Internazionale d’Arte Moderna e Contemporanea Milano.

Dettagli

Inizio:
giovedì 30 Marzo 2017
Fine:
sabato 3 Giugno 2017
Categoria Evento:

Luogo

FM CENTRO PER L’ARTE CONTEMPORANEA
via Piranesi, 10
Milano, 20137 Italia
+ Google Maps
Telefono:
02 73981
Sito web:
www.fmcca.it

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