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Il Corpo Figurato – Mostra Collettiva

domenica 12 ottobre 2014 - sabato 31 gennaio 2015

In contemporanea al progetto “Ritratto di donne”, commissionato alle artiste Alessandra Ariatti e Chantal Joffe, Collezione Maramotti propone una piccola selezione di opere, un open storage del proprio patrimonio iconografico, che hanno come elemento comune la raffigurazione del corpo concepito e realizzato utilizzando soluzioni tecniche e formali molto variegate, dagli anni Sessanta alle più recenti sperimentazioni.

Le immagini scelte da Matthew Antezzo sono spesso quelle di personalità celebri (in questo caso Pasolini) e fotogrammi di film molto noti.
Antezzo ri-dipingendo queste immagini crea il suo cosmo personale tra pittura e riflessione concettuale, mettendo in gioco il suo stesso ruolo d’artista.
Questo processo di trasposizione pittorica estende il campo della pittura al mondo della tecnologia e dei mass media, alludendo al potere di suggestione della comunicazione contemporanea.
“Fatty e Fudge”, di Kim Dingle, sono due bambine che restituiscono la versione pittorica e sdoppiata della scultura “Priss”, una bambola metà adulta e metà bambina.
Il quadro fa parte di una serie di dipinti in cui le due bambine, talvolta complici talvolta avversarie, compiono gesti aggressivi ed eversivi e sono una rappresentazione metaforica dell’artista che denuncia ironicamente i ‘cattivi comportamenti’ della società americana.
I dipinti di Lalla Essaydi si appropriano dell’immaginario orientalista della tradizione pittorica occidentale e invitano l’osservatore a riconsiderare questa mitologia opponendo resistenza agli stereotipi.
L’artista si impadronisce della loro struttura, ma sostituisce al “topos” dell’odalisca quello di un nudo maschile ermafrodito, decostruendo così il falso realismo e l’inautenticità esperienziale di un’intera fase della pittura occidentale.
Celebre per la sua investigazione dei concetti di isolamento, identità e individualità, Nicky Hoberman realizza figure dai grandi volti che galleggiano liberamente in spazi bidimensionali su sfondi piatti e densamente colorati, ispirate in certo modo alle pitture medievali.
Nelle sue bambine e adolescenti la rappresentazione del corpo è deformata: le teste sono grottescamente gonfiate mentre i corpi si ritirano a proporzioni infantili e il loro sguardo è triste e maliziosamente seduttivo.
I dipinti di Dietmar Lutz sono pervasi da una forte struttura narrativa e sono spesso abitati da personaggi maschili, protagonisti di un racconto che trae ispirazione dal cinema, dalle fotografie o dagli schizzi dei diari di viaggio.
I corpi e i luoghi rappresentati sono definiti da uno stile estremamente essenziale costituito da pennellate ampie e rapide che infonde nell’osservatore una sensazione di estrema chiarezza e immediatezza di significato.
Le opere di Margherita Manzelli, per contro, ritraggono quasi esclusivamente figure femminili: le giovani donne sono le uniche protagoniste della scena.
Lo sfondo assume grande rilievo ed evolve in modo sempre più sintetico, enfatizzando e, al contempo, entrando in competizione visiva con le figure.
La commistione di realtà, memoria e proiezione personale fa sì che queste donne-archetipo assumano un’identità multipla inquietante e al contempo enigmaticamente attraente.
In uno stile volutamente rétro riconducibile all’epoca vittoriana, McDermott & McGough affrontano svariati temi in cui l’artificio storico e l’abile ricostruzione del passato divengono elementi essenziali per analizzare con libertà, ironia e provocazione temi politici e sociali profondamente contemporanei e attuali.
Nella complessa composizione pittorica di “The Night Light” vengono messi in scena da un lato il moralismo collettivo e, dall’altro, la trasgressione individuale attraverso la rappresentazione di due dandies colti nell’atto di consumare il loro oggetto del desiderio.
“Nelle mie opere sono costantemente coinvolto in un viaggio dell’identità con una sorta di miraggio dove uso le apparenze del mio volto, la mia fisionomia, come un simulacro per altre identità”.
Al centro della poetica di Luigi Ontani è l’idea di trasformazione totalizzante del sé in materia artistica, che si espande su ogni possibile porzione di immaginario.
L’artista si auto-rappresenta in pose e panni diversi, tramuta l’ordine chiuso del ritratto tradizionale in un ordine aperto fatto di contaminazione, allusione, intreccio stilistico e coesistenza di moduli linguistici differenti.
Il celebre “Scorrevole” di Vettor Pisani (esposto a Documenta 5) presenta Maria Pioppi che imita la posa di Meret Oppenheim in una nota fotografia di Man Ray: la serie presenta la donna in punti diversi del cavo nella stessa posizione, con impercettibili cambiamenti espressivi lungo l’iter performativo all’interno del perimetro spazio-temporale ideato dall’artista.
Il teatro è per Pisani luogo iniziatico e metafora, dove convergono archetipi dell’immaginario collettivo, rimandi simbolici e mitologici.
In “Futurismo rivisitato a colori” Mario Schifano, con un’operazione metalinguistica, stabilisce un dialogo esplicito e ironico con gli artisti del Futurismo.
Punto di partenza è la fotografia scattata da Marey a Parigi nel 1912, ripulita da ogni dettaglio.
Marinetti, Russolo, Carrà, Boccioni e Severini sono rappresentati nelle loro silhouettes: i volti sono scomparsi, restano solo i pastrami e le bombette.
I colori, stesi con l’aerografo, sono isolati da ogni contesto, con la precisa volontà di rappresentare il movimento, il tempo e la durata bergsoniana, attitudine propria del Futurismo.
La pittura del passato è una spinta inconscia e referente essenziale nella produzione artistica di Ena Swansea; la sua arte infatti è caratterizzata da una fusione di situazioni tratte dal quotidiano, dalla contemporaneità e da immagini ispirate alla storia dell’arte, come il dipinto “Exhibitionist”, il cui rimando iconografico è “Gesù nella casa di Marta e Maria” di Velázquez: in entrambe le opere il soggetto della scena è incentrato sull’azione del guardare.
Le immagini di Cesare Tacchi hanno lo spessore fisico di cui sono costituiti gli oggetti e le cose: i suoi dipinti si aprono e dialogano in uno spazio che non è più solo quello del quadro ma anche lo spazio reale dello spettatore.
Ciò è reso possibile dal suo virtuosismo tecnico e dall’impiego di materiali come le tappezzerie di poltrone e divani: le imbottiture, le sporgenze e rientranze dei tessuti spingono fuori dai limiti tradizionali del quadro le figure, coinvolgendo lo spettatore nella scena rappresentata nel dipinto, che si trasforma in vissuto quotidiano.

Dettagli

Inizio:
domenica 12 ottobre 2014
Fine:
sabato 31 gennaio 2015
Categoria Evento:

Luogo

COLLEZIONE MARAMOTTI
Via Fratelli Cervi, 66
Reggio Emilia, 42124 Italia
+ Google Maps
Telefono:
0522 382484
Sito web:
www.collezionemaramotti.org/