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Incontro: Emma Hart. Un dialogo con Marinella Paderni

mercoledì 12 ottobre 2016 @ 8:00 - 17:00

sede: Museo Carlo Zauli (Faenza)

Emma Hart, vincitrice della sesta edizione del Max Mara Art Prize, sta vivendo in Italia da alcuni mesi con la famiglia. Il suo approdo a Faenza giunge come ultima tappa dopo Milano, Roma e Todi.
Il Museo Carlo Zauli è stato scelto come tutor dell’artista inglese per questa esperienza faentina: una realtà che da sempre promuove l’uso della ceramica nell’arte contemporanea, supportando le sperimentazioni di artisti giovani e middle career e creando interessanti connessioni fra tradizione e innovazione.

In occasione della Settimana del Contemporaneo di Faenza, Hart si presenta alla città con una conversazione condotta da Marinella Paderni (critica d’arte e curatrice indipendente) in cui racconterà – per la prima volta in Italia – le ragioni della residenza in città, l’interesse per la ceramica nella sua attuale ricerca artistica, nel quadro di un’ampia riflessione che tocca il suo incontro con la cultura italiana, i suoi stili di vita e il suo portato sociale. In particolare, durante la conversazione, saranno focalizzati i momenti topici nelle diverse realtà incontrate. L’esperienza durante il soggiorno milanese presso la Scuola di Psicoterapia Mara Selvini Palazzoli, in cui Hart ha sperimentato i family game, la costruzione di “sculture sociali” e le dinamiche di rispecchiamento relazionale sulle quali sta elaborando la sua idea dell’impiego di luci e ombre. Il percorso attraverso le strade archeologiche di Roma, dove ha incontrato le tombe romane come momento celebrativo della famiglia/gens. La scoperta delle antiche decorazioni della maiolica umbra, che hanno attivato la ricerca di nuovi pattern da impiegare nel suo lavoro. E Faenza, dove sta ora sperimentando direttamente la produzione della nuova opera.
Il progetto con cui ha vinto il Max Mara Art Prize si incentra difatti sulla famiglia intesa come relazione sistemica, e sulla possibilità di esplorare e sperimentare con l’uso ceramica. In tal senso l’Italia vanta un’importante tradizione: questo materiale ha accompagnato con vivacità creativa l’evoluzione sociale e culturale rendendolo interessante non solo per l’artigianato e il design, ma anche per l’arte contemporanea.
L’idea di Emma Hart per la mostra che seguirà alla sua residenza con due diverse tappe – alla
Whitechapel Gallery di Londra e alla Collezione Maramotti di Reggio Emilia – è incentrata sulla possibilità di realizzare una grande installazione con cui lo spettatore potrà entrare in contatto vivendo un’intensa esperienza non solo concettuale, ma anche fisica.
Il lavoro di Hart si distingue per la reinvenzione di un linguaggio antico come quello della ceramica, ricco di echi ancestrali e di storia, all’interno di un discorso esteso al ruolo odierno dell’arte nella società e alle possibilità ancora inespresse di un medium indagato nella sua obsolescenza, soprattutto quando – come nel caso della riflessione dell’artista – diventa una forma di esperienza relazionale tra sé, gli altri e il mondo.
La stessa artista dichiara: “Clay can be squeezed, forced and poured to perform its own excesses. Clay allows me to put feelings on its surface. You can punch it, kick it, scratch it, bite it, stroke it. It connects with the raw me… I set out to scale up ceramics, to offer not objects but situations, which make a viewer get involved, even if just emotionally, with an artwork. I understand the artworks as ways to generating experience, sucking the viewer in, or at least making sure the viewer is self conscious. My starting point for the residency was to think about how we encounter art works, and how we relate to them. Can art be made which takes the audience further than just being an external observer? Can they get caught up in some kind of real situation or system or develop a relationship with an artwork?”.
Con questo approccio, la produzione di meri oggetti viene sostituita dalla creazione di forme plastiche “in potenza” capaci di trasformare l’opera d’arte in un attivatore di esperienze nuove, condivise, di emozioni interiori. Questa visione innovativa della ceramica s’inserisce in un nuovo filone di ricerca teso a indagare l’integrazione dell’identità umana in tutte le sue parti, a fronte di una scissione operata nella vita e nel pensiero umano dall’estrema digitalizzazione del reale.

Emma Hart
Emma Hart nasce nel 1974 a Londra. Ottiene un MA in Fine Art alla Slade nel 2004 e completa il suo PhD in Fine Art presso la Kingston University nel 2013. Insegna alla Central Saint Martins nel corso BA Fine Art. Le sue recenti personali comprendono: Sticky, Austrian Cultural Forum, Londra (2015); Spread, Art Exchange (2015); Giving It All That, Folkestone Triennial (2014); Dirty Looks, Camden Arts Centre (2013) e M20 Death Drives, Whitstable Biennale, Whitstable (2012). Le sue recenti mostre collettive comprendono: SUCKERZ, L’etrangere, Londra (2015), una mostra realizzata insieme a Jonathan Baldock; Only the Lonely, La Galerie CAC, Noisy-le-Sec,, Francia (2015); Dear Luxembourg, Nosbaum Reding, Lussemburgo (2015) e Hey I’m Mr. Poetic, Wysing Arts Centre, Cambridge (2014). Hart è stata finalista agli The Jarman Awards nel 2013, e ha ricevuto una commissione Random Acts. Nel 2012 è stata finalista agli Jerwood / Film and Video Umbrella Awards: Tomorrow Never Knows, con una mostra al Jerwood Space di Londra. Hart è stata residente al Camden Arts Centre con il suo ‘Question Department’ nel 2009 e al Wysing Arts Centre nel 2012.

Dettagli

Data:
mercoledì 12 ottobre 2016
Ora:
8:00 - 17:00
Categoria Evento: