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Incontro: L’affaire Capa. Processo a un’icona

giovedì 19 Settembre 2019 @ 18:30

Incontro: L'affaire Capa. Processo a un'icona

sede: Museo Diocesano Carlo Maria Martini (Milano).

Giovedì 19 settembre alle ore 18:30, nell’ambito della mostra “Magnum’s First” si svolgerà una conversazione intorno al volume “L’affaire Capa. Processo a un’icona” di Vincent Lavoie. Partecipano Andrea Pinotti e Silvana Turzio.

Il controverso scatto di Robert Capa Miliziano colpito a morte è il principale imputato di un processo al fotogiornalismo iniziato negli anni settanta e ripercorso in questo breve saggio. Un’indagine sulla verità in fotografia e sul valore probatorio delle immagini in tempi di fake news e manipolazioni digitali.

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Simbolo della guerra civile spagnola e di un conflitto tanto radicalizzato sul piano ideologico da rendere impraticabile la neutralità dei corrispondenti di guerra, il Miliziano colpito a morte di Robert Capa diventa il pretesto per un’indagine sulla verità in fotografia.
Dagli anni settanta il celebre scatto, che mostra un soldato repubblicano raggiunto in pieno volto da un proiettile, ha generato un acceso dibattito fra detrattori e difensori del fotografo in merito ai luoghi della tragedia, all’identità del miliziano ucciso, alla traiettoria dei colpi e alla sequenza delle immagini realizzate quel 5 settembre del 1936.
Vincent Lavoie ripercorre le tappe di questo processo al fotogiornalismo a partire dall’accusa di Phillip Knightley contenuta nel volume The First Casualty. From the Crimea to Vietnam: The War Correspondent as Hero, Propagandist, and Myth Maker e pone al centro della questione i fondamenti morali della professione: l’autenticità dell’immagine, l’integrità del fotografo e la verità della scena.
Ben lungi dal voler aggiungere nuovi elementi a un dossier già voluminoso, l’autore analizza piuttosto i regimi di verità – espressione che mutua da Michel Foucault – messi in campo di volta in volta dai protagonisti dell’affaire Capa: la parola dei testimoni, la replica documentaria fatta di materiali scritti e visivi riesumati dagli archivi, le perizie medico-legali sull’immagine trattata alla stregua di una scena del crimine.
Ne emerge una figura di Capa lontana dalla storiografia ufficiale: il Capa di Lavoie è un colosso dai piedi d’argilla, un giovane reporter ungherese appassionato, avido di fama e di successo, che ha dedicato la vita alla costruzione del proprio mito con un nome preso in prestito.
Se la scoperta della cosiddetta “Valigia messicana” contenente 4.500 negativi di Capa, Gerda Taro e David Seymour sembrava avvalorare l’autenticità dell’immagine, fornendo un insieme di fotografie scattate nella periferia geografica e temporale dell’icona contestata, il recente studio della ricercatrice José Maria Susperregui ha in realtà stabilito che il luogo dello scatto non era, come si è sempre sostenuto, il fronte di Cerro Muriano, bensì un’area denominata Espejo, in quei giorni estranea al teatro di guerra.
Gli esperti sono tutt’oggi divisi e nessuno degli argomenti proposti è in grado di mettere la parola “fine” a questa controversia come a quella riguardante le Magnifiche undici, le fotografie del D-Day che la rivista Life ha indicato come le sole sopravvissute di una più lunga serie realizzata da Capa quel 6 giugno decisivo e a cui Lavoie dedica l’ultima parte del volume.
In tempi di fake news e manipolazioni digitali, la complessa vicenda dell’affaire Capa va ben oltre il singolo caso e assume una portata ideologica universale, che fa appello al valore probatorio delle immagini e apre a una riflessione critica sul fotogiornalismo, sul suo potere mediatico e sulla sua collocazione nella storia culturale.
Lavoie firma un saggio breve e intenso che si legge come un romanzo poliziesco e traccia un ritratto di Capa genuino e articolato, restituendone la fragilità di uomo malgrado la consacrazione come più grande fotografo di guerra al mondo.

Andrea Pinotti insegna Estetica all’Università Statale di Milano. Si occupa di teorie dell’empatia e dell’immagine, di cultura visuale, di teorie e pratiche della monumentalità contemporanea. È fellow di diverse istituzioni di ricerca internazionali (fra cui l’Italian Academy alla Columbia University di New York; l’EHESS, il CIPH, l’IEA di Parigi; il Warburg Institute di Londra; lo ZfL di Berlino). Fra le sue pubblicazioni più recenti: Cultura visuale. Immagini, sguardi, media, dispositivi (con A. Somaini, 2016); Empatia. Storia di un’idea da Platone al postumano (2011); Estetica della pittura (2007). Con A. Somaini ha curato il volume Teorie dell’immagine. Il dibattito contemporaneo (2009) e la raccolta di testi di Walter Benjamin, Aura e choc. Saggi sulla teoria dei media (2012). Con D. Ferrari ha curato l’antologia La cornice. Storie, teorie, testi, Johan & Levi (2018).

Silvana Turzio è storica della fotografia, saggista e curatrice. Ha insegnato all’Università Statale di Milano e di Bergamo e ha collaborato con numerosi programmi televisivi e periodici culturali italiani e stranieri. Fra le sue pubblicazioni: Scala Diva (1993), Lombroso e la fotografia (2005), Gianni Berengo Gardin (2009), Il fotoromanzo, metamorfosi delle storie lacrimevoli (2019).

 L'affaire Capa. Processo a un'icona

Dettagli

Data:
giovedì 19 Settembre 2019
Ora:
18:30
Categoria Evento:
Tag Evento:
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Luogo

MUSEO DIOCESANO CARLO MARIA MARTINI
Corso Porta Ticinese, 95
Milano, 20123 Italia
+ Google Maps
Telefono:
02 89420019
Sito web:
www.museodiocesano.it