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Ivan Battaglia e Ezio Zingarelli. Realismi sociali – Il contemporaneo e l’arte

sabato 16 giugno 2018 - sabato 30 giugno 2018

Ivan Battaglia e Ezio Zingarelli. Realismi sociali - Il contemporaneo e l’arte

sede: Torre Avogadro di Lumezzane (Lumezzane).
cura: Andrea Barretta.

Una doppia personale di due artisti in dialogo con le loro opere per rappresentare il “contemporaneo” in un percorso espositivo che li vedrà da soli e insieme nelle sale e nei piani della prestigiosa torre medievale a Lumezzane tra invenzione e argomentazione nel dare una definizione estetica alla razionalizzazione di un rapporto in cui l’arte non può rinunciare alla realtà sociale come denuncia.

Ivan Battaglia nasce a Brescia il 18 settembre 1947. Già nel 1977 ha ricevuto una menzione di merito al prestigioso Premio Moretto e la “Croix d’Honneur” al Prix International de Peinture France Italie. Tra mostre con favorevoli esiti, il suo percorso artistico non è cambiato, in oltre quarant’anni di attività, nel condividere l’autenticità della natura indagandola nell’autonomia al futuro con la curiosità di sempre. A iniziare da pennellate o spatolate o inserti vari incollati, e tessere di mosaico, ma che talvolta rende grezza in mescole con polvere di quarzo o cenere, rilievi a gesso nella fusione con tele preparate a stucco nel lasciare i pigmenti ad asciugarsi come per un affresco. Particolarità stilistica che mette nelle velature e nell’esecuzione a macchia o per un effetto rugoso a determinare le fatiche del vivere. A codificare inquietudini interiori, pervenendo all’uso di strumenti occasionali per grattare l’esteriorità, oppure isolarla in astrazioni poetiche nella ricchezza dei timbri di azzurri, rossi, gialli e grigi ancora di un lirismo veemente. Per questo espone i drammi e le passioni con una pittura di grande impatto nel contare su materiali poveri, semplici, e descrivere la sofferenza di un inverno alle porte. Dalla metà degli anni Sessanta ad oggi rispecchia intonazioni essenzialmente conoscitive di un museo ipotetico e una collezione che sia permanente nel suo insistere sulle consistenze per panorami altri. Da qui l’introduzione di proporzioni che ritrae dal 2000 in poi, ossia da quando recupera l’arcaico stupore nell’osmosi con articolazioni che accordano un appressamento anche simbiotico. Ed esplorando piani di colore che sfumano tra passato e presente, la sensazione è di trovarci anche questa volta in istanti onirici, quando l’impressione cruciale sta nel penetrare la fisicità suscitata dall’artista che feconda appigli al fine di staccarsi dai problemi del quotidiano, o per entrarci. Una coerenza creativa nell’attitudine concettuale specificata dal desiderio affettivo che la pittura gli dà e racchiude in legami con la vita. Sicché il suo reale è nel paradosso di un paradiso perduto per l’incuria verso la natura, attingendo a confessioni che consegna la bellezza a un futuro sconosciuto ma prevedibile. Tant’è vero che l’incremento di un’analisi antropologica nelle sue opere procede con quanti hanno a cuore il discorso di protezione della fauna, delle foreste, dei fiumi, dei laghi, degli alberi che pone come contrassegno primitivista nell’affrontare la questione dell’essere artista nella stagione dell’inquinamento che consuma tutto e tutti. Elemento chiave che formula nell’immaginare un’immagine, nell’intervento in cui cerca una direzione oltre un peso interiore. E questo nel suo percorso artistico è paradigma di un sunto tra i suoi paesaggi, il suo stesso simbolo di vita raffigurato da un albero stilizzato nel suo essere con la chioma tondeggiante e ben tenuto nella perfezione del profilo. Ne diviene un tema specifico, un linguaggio che cerca risorse per l’arte. E’ dunque nel racconto lo scandire dell’interminabile, ed è la circostanza la protagonista della fantasia, in quegli alberi che mischiano sequele di artistiche topografie dove il tramonto è sempre più vicino all’alba e la tela è superficie per un paesaggio dai volumi da tradurre in turbamenti dell’incorporeo che muove tutta il suo lavoro degli ultimi anni. Per questo, artista tra i più originali, è importante per aver riepilogato l’istantaneità dell’immateriale e per la sensibilità del sentimento che concentra in soggetti colmi di cromatismi densi, in attinenze nel sondare l’attimo rigenerante nell’invito a piantare un albero seppure all’ombra di una ciminiera. Presenze di matrice ermeneutica per un’inchiesta utile alla collettività mediante l’arte, senza artificiose gerarchie né l’eccesso politico e ideologico ma in potenzialità effettive a congiunture storiche.

Ezio Zingarelli (Brescia, 17 ottobre 1946) procede in un percorso individuale di grande interesse, dove trova nella tecnica mista il suo stile e la modalità d’espressione pur tenendo come base la pittura, ma lavora anche con oggetti diversi (legni e ferri) in composizioni dai pregevoli effetti, densi di personalità e di forza creativa. Ha frequentato corsi di grafica nel 1971 e di design nel 1974. Nel 2011 è al Centro Culturale San Clemente di Brescia per frequentare con successo il corso di “Storia dell’arte, avanguardie e contemporanea”. Un iter istruttivo che pratica già nella prima personale del 2008 alla Galleria La Parada di Brescia, dove propone il suo stile chiaro fin dal titolo: “L’inizio, le influenze, il percorso … e ora gioco le mie carte”. E le ha ben giocate se nello stesso anno riceve l’invito per una collettiva alla Galleria Jelmoni Studio di Londra, e già l’anno dopo espone ancora nella sua città presso Etico Atelier. Continua la ricerca di una soluzione culturale con uno sguardo disincantato ma non provocatorio, lontano dalle esperienze ludiche di certa arte contemporanea, non foss’altro per la maturità dell’iniziarsi creativo a sessant’anni, e trovarsi oggi a settanta in un percorso in cui ha bruciato tappe intermedie di riflessioni e di evoluzioni stilistiche. Ora approda nella narrazione di cui è capace e nelle personali al Borgo Antico di Bedizzole, alla Peschiera di Pompiano, a Palazzo la Fontana di Brescia, a Villa Calini Morando di Lograto e alla “Galleria ab / arte” di Brescia. Così come nei premi da cui ha ricevuto attenzione, tra cui: Concorso Kiwanis Città di Brescia, Arte nel territorio bresciano al Museo Piccolo Miglio di Brescia, Premio Borgo a cura di Eidos e del Circolo Picasso a Roma, o per la sua partecipazione nel 2013 a “Nel segno della croce nell’antica chiesa di San Barnaba”, a Bondo (Trento), collaterale a una mostra di Mimmo Paladino. Insomma, un bozzetto immaginativo coltivato per anni e in costante evoluzione che s’identifica nella creazione dell’artista, che nel 2006 entra a far parte del Gruppo Liberars di Bagolino, nel 2007 del Nuovo Dizionario degli Artisti Bresciani e nel 2013 dell’Associazione Artisti Bresciani (AAB), mentre sue opere accedono in musei e collezioni: “Fabrika”, museo dell’arte su vinile, Padova; Fondazione Angelo Passerini di Vestone; Museo Sartori del piccolo quadro, Mantova. E trova una sua residenza artistica nella “Galleria Novecento” di Brescia diretta da Mario Conti, dove mantiene il riferimento, e per l’incontro con il giornalista e scrittore Andrea Barretta, che ne comporrà la vicenda artistica in un saggio monografico dal titolo: “Ezio Zingarelli e la necessità del reale”, pubblicato nel 2016.

Evento in collaborazione con la “Galleria ab / arte” di Brescia e con l’Associazione “Amici dell’arte” di Lumezzane. Inaugurazione: sabato 16 giugno 2018 alle ore 18. L’occasione vedrà anche una performance del gruppo “E20 d’Arte”.

Dettagli

Inizio:
sabato 16 giugno 2018
Fine:
sabato 30 giugno 2018
Categoria Evento:
Tag Evento:
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Luogo

TORRE AVOGADRO DI LUMEZZANE
Via Torre
Lumezzane, BS 25065 Italia
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